3 Ottobre 2011 1 commenti

Prime Suspect – Un gran bel poliziesco. Punto. di Marco Villa

C’

Il problema di guardare troppi pilot in pochi giorni è che poi manca il tempo per scriverne. Per dire, io Prime Suspect l’ho visto settimana scorsa, ma è scivolato via, sommerso dalle altre cose di cui abbiamo scritto. Così adesso sono convinto che Maria Bello indossi gli occhiali di Michael Emerson e che in mezzo a New York ci siano recinti con i dinosauri. Più o meno. Sta di fatto che una cosa la ricordo per bene: Prime Suspect ha fatto un esordio importante, un pilot scritto da dio e una messa in scena come si deve. Miglior pilot drama autunnale? Se la gioca. Così come si gioca la sopravvivenza, sul filo dei bassi ascolti.

Prime Suspect è in onda dal 22 settembre su NBC ed è il remake americano dell’omonima serie inglese, di cui non ho visto non dico una puntata, ma nemmeno le foto degli attori. So solo che ha avuto quindici stagioni, che la protagonista era interpretata da Helen Mirren e che ha vinto tutto il vincibile, tra BAFTA ed Emmy. Insomma, mica cazzi. Comunque si parla di Jane Timoney (Maria Bello), una detective molto brava che deve farsi strada all’interno del suo commissariato. Il fatto è che in questa lotta, lei ha un problema enorme: è una donna in un mondo di maschioni, che fanno cameratismo pesante e la snobbano, perché in passato ha avuto una storia con un superiore e quindi sono convinti che sia lì non già per i suoi meriti, ma per motivi di letto.
Ovviamente non è così: lei è tosta ed è pure sposata con Lemanski di The Shield o Kozik di Sons of Anarchy che dir si voglia. Sì, non c’entra nulla ma da qualche parte dovevo metterlo.



L’adattamento dall’originale inglese è stato curato da Alexandra Cunningham, che l’amica Wikipedia mi dice essere l’autrice che ha scritto più puntate di Desperate Housewives dopo il creatore Marc Cherry. Nel pool degli scrittori è presente anche Peter Berg, ovvero il signor Friday Night Lights. Garanzie, insomma. E la cosa si vede fin da subito, perché il pilot è bilanciato benissimo tra caso di giornata (pure interessante) e trama di fondo che si svilupperà nelle prossime puntate. Il primo mostra un ambiente diviso e fortemente settario, dove ogni squadra fa gioco per sé e tutto è visto in una logica di competizione. La seconda sarà invece incentrata sulle difficoltà di detective Jane di farsi accettare. Perché non si tratta semplicemente di “non ti invitiamo a mangiare con noi in pausa pranzo”, ma di “razza di puttana non meriti di stare qui ti distruggeremo”. A colpire più di ogni cosa sono gli attori, tutti ottimi, con una nota di merito per Maria Bello (best MILF in town, alla faccia di Julie Benz), credibile e perfettamente nella parte (non fosse per quel cazzo di cappellino improponibile, ma non è colpa sua).

Anche a livello visivo, la serie tiene e ha il merito di non farsi ingabbiare in quello che è ormai un cliché dei telefilm crime, ovvero la fotografia fredda. Un fatto dovuto anche alle caratteristiche del personaggio principale, tutt’altro che posato o riflessivo. Dovendo giocare ai paragoni inutili, va detto che non mi ha steso come fece sei mesi fa The Chicago Code (un minuto di silenzio), ma ha senz’altro giocato delle buone carte e altre – probabilmente – seguiranno nei prossimi episodi. Se, dopo due settimane di premiere, ancora manca il killer pilot che sbaragli la concorrenza, Prime Suspect è probabilmente il più interessante visto finora. Perché – diciamocelo – un po’ di delusione inizia a serpeggiare.

Previsioni sul futuro: grande attenzione ai casi di giornata, ma anche grande scavo nei personaggi e nelle vicende extralavorative della protagonista.

Perché seguirlo: perché la qualità c’è e non si discute. E se c’è la qualità, seguire diventa una formalità (sì, lo so, questa era facile)

Perché mollarlo: perché non è il pilot che ti faccia scheggiare il pavimento con la mascella. Ma non dare fiducia a un poliziesco come Prime Suspect significherebbe essere veramente esigenti. Anche più del sottoscritto, che ce ne vuole.

 

 



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