7 Marzo 2012 3 commenti

GCB – Good Christian Bitches sulla scia di Desperate Housewives di Marco Villa

Good Christian Bitches, tutte stronze in Texas

Copertina, Pilot

A una serie come Desperate Housewives non si può davvero dire nulla. Arrivare all’ottava stagione, continuando ad avere buoni risultati di pubblico, mantenendo il cast originario pressoché al completo e senza provocare odio e risentimento nei propri fan (dice qualcosa il nome Meredith Grey?). Una cosa, però, mancava e manca a Desperate: una chiara connotazione geografica, visto che Wisteria Lane ha tutte le caratteristiche del luogo sintetico, che non esiste nella realtà. A questa mancanza si sono aggrappati i produttori di GCB, che altro non è che la versione texana e meno favolistica di Desperate Housewives.

GCB sta per Good Christian Bitches, le brave cristiane stronze e racconta la storia di Amanda, quarantenne bella e ricca che si trova da un giorno all’altro povera e vedova, dopo che il marito, accusato di truffa, muore in un incidente stradale. Unica possibilità: lasciare la California e tornare a Dallas, Texas dalla madre. Che è ricchissima, terribile e ultraconservatrice (“Non capisco perché te ne sei andata dal Texas: è come la California, ma senza liberal“). Lì ritrova le amiche del liceo, che la odiano, perché la brava Amanda – oggi madre modello e donna sana – ai tempi era la tipica stronza del liceo, la reginetta odiosa che guardava il resto del mondo dall’alto in basso. Una in stile Mean Girls, per intenderci. Se lei è cambiata, le vecchie compagne di classe no e non vedono l’ora di vendicarsi.

Tutta la serie, in onda dal 4 marzo su ABC, probabilmente girerà intorno alle schermaglie tra Amanda e le good christian bitches, impegnate tutto il giorno ad apparire cristiane praticanti e in odore di santità, nascondendo trame e malignità contro tutto e tutti.

Un po’ tipo Desperate Housewives, quindi. Ma con una sostanziale differenza di stile. Già a partire dal voice ove e poi via via nelle trame orizzontali potentissime, Desperate è una serie che da sempre si basa su una forte componente narrativa, lasciando un passo indietro la costruzione dei dialoghi, che sono sempre ben scritti, ma raramente ad alto ritmo. GCB punta invece molto su scambi rapidi e ironici, con frequenti ribaltamenti di senso. La cifra del pilot la dà una delle prime sequenze, durante la quale Amanda scopre dall’avvocato di famiglia che sta per perdere tutto. La scena inizia di fronte alla casa di Amanda con una giornalista che blocca l’avvocato e questi che risponde perentorio: “vinceremo di sicuro”. Stacco, si passa dentro la casa, ancora l’avvocato:”perderemo di sicuro”.

Una cosa piccola e in fondo banale, in realtà segno che – malgrado una colonna sonora svenevole e passibile di pene corporali – GCB vuole provare a essere non una serie standard, ma qualcosa con innesti vagamente diversi, lontanamente (molto, molto lontanamente) ispirati ad Arrested Development (i ribaltamenti di cui sopra, la figura della nonna, lo sviluppo rocambolesco degli eventi, i frequenti doppi sensi sessuali).

Il primo episodio regge bene, ma va detto che buona parte del merito è di Kristen Chenoweth, perfetta nel ruolo della stronza più stronza di tutte e super-autoironica nel giocare con la propria bassa statura. Altro volto noto è quello di David James Elliott, l’Harmon Rabb di JAG. GCB è una serie indirizzata a un pubblico femminile che presto resterà orfano di Desperate Housewives. Il suo merito è quello di non essere né copia, né prodotto tirato via per cercare di cogliere un’opportunità di palinsesto. Quello di GCB è un pilot scritto piuttosto bene e con buone potenzialità. Limiti ce ne sono e sono tanti: tra tutti un cast che – Chenoweth a parte – non appare all’altezza e il rischio, sempre dietro l’angolo, o di un’esagerazione parossistica della malignità o di un suo ridimensionamento. In caso non ci fossero queste derive, potrebbe rivelarsi un buon prodotto.

Perché seguirlo: per la bitchiness che la caratterizza e per una fantastica Kristen Chenoweth

Perché mollarlo: perché ben poco rivoluzionario e a rischio di rapide cadute

 



CORRELATI