28 Dicembre 2010 5 commenti

Sports Night – La prima serie tv di Aaron Sorkin di Marco Villa

Una chicca non da poco

Per il sottoscritto gli ultimi mesi sono stati caratterizzati dalla visione compulsiva di The West Wing, conosciuta anche come “la droga seriale dell’anno” e dall’ammirazione totale nei confronti di The Social Network, noto anche come “il miglior film del 2010”.
Tra questi due titoli, c’è un legame di un certo peso e si chiama Aaron Sorkin, creatore dell’epopea in interni dei Bartlet e sceneggiatore  della pellicola su Mark Zuckerberg, cui presto dedicherò un altarino fatto in casa, giusto al fianco della matrioska sovietica.

L’entusiasmo per questi due bei prodotti mi ha spinto a recuperare gli altri lavori di Sorkin, a cominciare da quelli seriali. La scelta più sensata sarebbe stata Studio 60 on the Sunset Strip, ecco perché mi sono buttato su Sports Night. Si tratta di una serie andata in onda su ABC per due stagioni, tra il 1998 e il 2000, che racconta il dietro le quinte di un programma televisivo notturno dedicato allo sport.



In ogni puntata, i due conduttori, interpretati da Josh Charles e Peter Krause (Nate Fisher di Six Feet Under), affrontano con la redazione e la produzione (guidata da Felicity Huffman, un lustro prima di Desperate Housewives) scalette e problemi di una messa in onda quotidiana.

Ovviamente, di sport si parla pochissimo: quello che conta sono i personaggi e i loro rapporti.
L’impostazione è comica, ma Sports Night non ha l’identità o il ritmo frenetico di battute delle sitcom. Al contrario, per lunghi tratti non fa ridere apertamente. Per dire, le risate in sottofondo fanno il loro esordio solo al termine del pilot e sono pure contenute. Un fatto rivoluzionario, se si considera che normalmente anticipano il primo frame e per poco non sono accompagnate da Pippo Franco che urla “facce ride”.

Non aspettatevi però di trovare storie con la S maiuscola o racconti di chissà quale potenza. Niente di tutto questo. Sports Night si regge esclusivamente su un elemento: i dialoghi. Affilati, veloci e di altissimo livello, sono l’unico espediente narrativo utilizzato per portare a casa le puntate.
Poco? Poco interessante? Guardate i primi 3 minuti scarsi del pilot e ne riparliamo.

A posteriori, Sports Night, che arriva un paio d’anni prima di The West Wing, è una sorta di prova generale per quello che al momento è il capolavoro di Sorkin.
Prova generale decisamente estrema, dal momento che, come detto, tutto è giocato su dialoghi e personaggi. Se nella Casa Bianca le vicende politiche erano subordinate ai protagonisti, ma riuscivano comunque a emergere per la loro drammaticità (un’invasione militare è pur sempre un’invasione militare), qui i pochi riferimenti allo sport e agli eventi raccontati nello show hanno invece lo scopo di alleggerire ulteriormente e di dare allo stesso tempo più credibilità ai personaggi. È il caso di Joshua Malina, supernerd che conosce ogni statistica e grazie ai dati è in grado di prevedere ogni mossa di una partita di football.

Ok, mi fermo perché il cappone natalizio ha seriamente minato le mie capacità nel battere le dita sui tasti. Giusto un’ultima cosa: la serie si pesca a strascico senza grossi problemi lungo il torrente, altra questione sono i sottotitoli.
Ho iniziato a guardarla con i sub in inglese, ma, data la velocità dei dialoghi, la cosa non è agilissima.
Scopro ora che Itasa sta traducendo la prima stagione.
Sia lode a loro.
E anche al cappone.



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