4 Luglio 2012 5 commenti

Consigli per Recuperone – Scandal di Diego Castelli

Da delusione a sorpresa in sette-mosse-sette

VISTO CHE STO CONSIGLIANDO UN RECUPERO, NON CI SONO GROSSI SPOILER

A distanza di qualche settimana dalla sua conclusione (la prima stagione è breve, solo sette episodi), torniamo a parlare di Scandal, l’ultima serie di Shonda Rhimes che il Villa aveva già recensito, senza ricavarne troppo entusiasmo.



Chiariamo subito una cosa, ché potreste essere ingannati dal titolo. Questo non è il post di uno che fin dall’inizio aveva un’opinione diversa da quella del Villa, e che ora vuole dire la sua.
No, dopo il pilot ero sostanzialmente d’accordo col mio compare: Scandal iniziava in modo confuso, senza spiegare bene cosa facessero i personaggi per guadagnarsi da vivere; puntando troppo su tormentoni immediatamente irritanti (la faccenda dei gladiatori in completo); affidando un potere quasi mistico – ma subito messo in crisi – alla protagonista, capace di aggregare intorno a sé colleghi pronti a pendere dalle sue labbra in ogni situazione, tipo adepti di una setta.
Insomma, c’era più di un motivo per essere dubbiosi, considerando che l’unico dettaglio veramente riuscito erano i soliti dialoghi rapidi e ficcanti della Rhimes, e che la trama orizzontale legata alle scappatelle del Presidente doveva ancora trovare una sua solidità (se mai l’avesse trovata).
Anzi, aggiungo ancora una cosa: la protagonista, intendo proprio Kerry Washington, non mi piace. Brutta non è, e nemmeno cagna, ma non sono mai riuscito a empatizzare con lei come avrei dovuto. Non che questo sia un ostacolo insormontabile, visto che vedo Grey’s Anatomy da otto stagioni e avrei voluto uccidere Ellen Pompeo dopo i primi otto minuti. Però insomma, se la storia non ti convince e il protagonista non ti piace, non siamo proprio messi benissimo.

E’ a questo punto che possiamo cominciare a virare, consigliandovi uno di quei recuperioni seriali che sappiamo essere hobby preferito dell’estate telefilmica. Perché al contrario del mio socio sono andato avanti con la serie e vi posso assicurare che nel giro di pochissimo Scandal diventa quasi un altro telefilm.

A fare la differenza è proprio quell’elemento difficilmente giudicabile dal pilot: la storia col Presidente. Partito come uno strano legal dai contorni sbrindellati, con casi di puntata e una storia orizzontale da sviluppare piano piano, in pochissimo tempo Scandal cresce, cresce e cresce, perdendo interesse per le singole storie verticali e concentrandosi sempre più sugli intrighi interni alla Casa Bianca, in un crescendo di suspense e sorprese da non far rimpiangere i migliori thriller politici (a parte West Wing eh, lo dico che sennò al Villa gli prende una sincope).

Sfrondata di tutti i dettagli fastidiosi (primo fra tutti il tormentone dei gladiatori, che non viene mai più citato), Olivia passa da super esperta anti-crimine / anti-truffa / anti-tutto, a donna indubbiamente tosta e preparata, ma anche piena di scheletri nell’armadio, di dubbi, di possibili fragilità. E lo spessore del racconto ne guadagna immediatamente.
Stesso discorso per i personaggi secondari, che nel corso dei pochi (ma efficaci) episodi trovano quasi tutti una loro dimensione. Spiccano in particolare Abby, per la passione che ci mette e per le battute taglienti, e soprattutto Huck, di cui scopriamo diversi dettagli della vita pre-Olivia, e che raggiunge vette di violenza e spietatezza tanto gustose quanto imprevedibili. Anche la stessa Quinn, che all’inizio sembra niente più che l’ennesimo pesciolino spaurito gettato nella vasca degli squali, non solo dimostra di avere delle qualità (era scontato) ma pare nascondere anche segreti inaspettati che verranno approfonditi nella seconda stagione.
Discorso simile per il Presidente – interpretato dall’ottimo Tony Goldwyn, abbonato ai personaggi stronzi e doppiogiochisti fin dai tempi di Ghost – e per il suo braccio destro Cyrus, impersonato da quel Jeff Perry che finalmente può farsi valere con un personaggio ben più impegnativo del padre ubriacone di Meredith Grey.

Non c’è molto altro da dire, ma fidatevi, basta e avanza: pensavamo di essere di fronte a un prodotto confusionario e forse inutile (benché largamente superiore a Off the Map), e invece ci siamo trovati tra le mani un thriller solido e appassionante. Certo, è sempre una serie di Shonda Rhimes, e quindi non mancano né una bella dose di retorica (filosofica, sociale, politica, quello che volete), né occhi lacrimosi e tempeste ormonali quasi incontrollabili. Però vabbe’, ormai siamo abituati.
Rimane solo una domanda: ma partire meglio col pilot no?

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PS Ultima nota informativa: nella seconda stagione non ci sarà Henry Ian Cusick, che se n’è andato perché riteneva che il suo personaggio fosse poco importante (vero) e poco sviluppato (ancora vero). Per restare gli hanno proposto di aggiungere un appartamento ammobiliato sotto una botola in mezzo alla foresta, ma ha detto che o c’era un pulsante da premere ogni tot, o non se ne faceva niente, e gli sceneggiatori non sono proprio riusciti ad inserirlo…



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