23 Novembre 2010 5 commenti

Dexter, Meredith. Adieu. di Marco Villa

Il telefilmico addio a Dexter, Meredith e agli amici loro

E io che pensavo fosse solo colpa di quella là, dell’arpia bionda che rendeva insopportabile ogni cosa che toccava. E dire che ero più che convinto che, sparita lei, tutto sarebbe tornato come agli inizi. Come quando un tuo amico si mette con una che proprio non riesci a sopportare e sotto sotto sei lì a fare macumbe per propiziare l’abbandono.

Perché con l’amico Dexter all’inizio andavo d’amore e d’accordo. Le prime due stagioni divorate, nonostante fossero i primi tempi con i sottotitoli e usassi programmi assurdi che andavano fuori sync a ogni stacco. Ma andava bene lo stesso, perché quello stesso stacco ti lasciava con la voglia di scoprire cosa sarebbe venuto dopo.
Le cose sono iniziate a cambiare nella terza stagione.
La pesantezza di Miguel Prado era notevole e sommata a quella di Rita diventava pressoché letale.
Un fascista represso e una cagacazzi olimpionica. Pessimo doppio.
Archiviato Prado, arriva Trinity. Salto enorme, personaggio grandissimo. Eppure arrivare in fondo a quelle 12 puntate è stata comunque una fatica. Poi, alla fine, la sorpresa. Il regalo.
Pensavo fosse tutto risolto, credevo di essere pronto per ripartire.
Invece ogni settimana vedo la pubblicazione del torrent e niente. Lo lascio lì, neanche me ne impossesso.
Perché l’odio per Rita era motivato e sacrosanto, ma forse una parte era destinata al buon Dexter Morgan.
Non che si sia rammollito, per carità, l’evoluzione è fisiologica. Però io adesso avrei voglia di vederlo ammazzare senza pietà come agli esordi: dei suoi problemi per la sovrapposizione di delitti e serate libere della baby sitter mi interessa quanto del conflitto interiore di Meredith Grey (ci arriviamo). Gli autori hanno tentato una mossa non facile: creare il serial killer perfetto, con la doppia vita più insospettabile della storia e il modus operandi più astuto, per poi calarlo in situazioni da uomo di tutti i giorni. Purtroppo, però, con il passare delle stagioni sono andati sempre più in questa direzione, lasciando sullo sfondo la sua attività criminale. Non è un caso che lo stesso Trinity, probabilmente il miglior antagonista di tutta la serie, si sia rivelato importante non tanto per il numero abnorme di vittime, quanto per il suo essere modello e specchio dello stesso Dexter.
Così, al termine della quarta stagione, mi sono ritrovato davanti un protagonista che non era più se stesso, la prospettiva di avere dodici puntate giocate sui suoi sensi di colpa e come unica pista narrativa di peso la possibilità che Debra scopra la storia tra suo padre e la madre di Dexter.
Un po’ pochino, no?
Ecco che, nonostante la morte della zoccola, si è consumato l’addio.



Addio che è più o meno coinciso con quello a una delle serie che hanno segnato il decennio, almeno a livello di scrittura. Mi riferisco a Grey’s Anatomy, che per lunghi (lunghissimi tratti) ha messo in fila puntate su puntate che più che semplici episodi erano dei veri e propri manuali di sceneggiatura. La forza dei personaggi stava nel fatto che si comportavano in modo del tutto irrazionale. Come ha dichiarato la creatrice Shonda Rhimes, prima di essere medici i protagonisti erano dei teenager fuori tempo massimo. Avevano passato la loro vita sui libri, perdendo la possibilità di essere giovani e stupidi quando erano al college. Loro malgrado, erano costretti a recuperare quel tempo e quelle dinamiche nelle corsie dell’ospedale. Il problema è presto detto: il college prima o poi finisce, la loro carriera di medici no. Così, nonostante tutti i cambiamenti nelle loro vite (sentimentali e non), di fatto sono rimasti bloccati. Da una parte storie e sottotrame perfette, scritte in modo chirurgico (Ah! Ah!), dall’altra figure incapaci di crescere. L’eterna lotta tra Meredith e Derek è l’esempio più eclatante e il fatto che la loro pesantissima dinamica sia stata poi ripetuta nelle altre coppie (Lexie-Mark, Alex-Lizzie) si è rivelato deleterio. A parte lo splendido finale, la sesta stagione è stata uno strazio. Sempre secondo la Rhimes, sarebbe dovuta essere la stagione in cui tutto sarebbe cambiato. Purtroppo, come spesso accade, tutto è cambiato, ma nulla è cambiato.
Quindi, nel mio piccolo, tanti saluti.



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