28 Marzo 2013 7 commenti

My Mad Fat Diary – Drama e comedy con sovrappeso di Marco Villa

Tema difficile, serie molto bella

My Mad Fat Diary è una serie adolescenziale all’inglese, in onda su E4, già rinnovata per una seconda stagione. Ovvero una serie che si presenta sostanzialmente come comedy, ma ha risvolti drama per nulla nascosti. E vabbè, Skins è lì che chiede a gran voce di essere citato. Racconta la storia di Rae, sedicenne obesa, con problemi psicologici legati all’alimentazione e una tendenza autodistruttiva che si manifesta attraverso ferite autoinferte e un continuo impulso ad abbuffarsi. My Mad Fat Diary parte da quando Rae abbandona un istituto psichiatrico dopo mesi di ricovero, grazie ai quali si ritrova in grado di resistere alle tentazioni e alla fame compulsiva.
L’ospedale, per lei, è un posto sicuro. Fuori, c’è la giungla. Che vuol dire una madre inadeguata e profondamente egoista, come da tradizione nelle serie inglesi. Dopo la madre, arrivano gli amici: qui è Rae a sentirsi inadeguata, per via delle dimensioni del suo corpo e della difficoltà di tradurre in parole la brillantezza che le abita il cervello.

Direte: dio, che mazzata. No, per niente: My Mad Fat Diary è una serie ritmata e dotata di un umorismo certo non leggero, ma comunque più che funzionale all’andamento della puntata. Come suggerisce il titolo, la storia di Rae viene seguita in modalità diaristica e quindi dal punto di vista della protagonista. A livello visivo, l’elemento che salta subito all’occhio è l’uso di grafiche per sottolineare i pensieri di Rae, unito a un continuo passare – senza distinzioni – da un livello realistico a uno di sogno.

Il primo episodio di My Mad Fat Diary funziona a tutti i livelli. A un livello comico, grazie soprattutto alla disperata voglia di fare sesso che attanaglia la protagonista e che prende di mira soprattutto un ragazzetto del nuovo giro di amici che Rae incontra dopo l’uscita dall’ospedale. Funziona anche a livello drammatico, con alcuni momenti veramente potenti, tra cui vale la pena ricordare un abbuffarsi disperato dopo un momento di grande umiliazione. E vi assicuro che si tratta di un momento davvero peso, che cambia radicalmente il registro avuto fino a quel momento, senza perdere la minima credibilità.

Altro punto di forza è l’ambientazione: My Mad Fat Diary si svolge nel 1996 e Rae è grande appassionata di musica. Ecco allora piovere una colonna sonora della madonna, tutta basata sul brit pop che, giusto in quegli anni, sfornava i suoi capolavori.

Tutto funziona? Sì, tutto funziona. Aiuta senz’altro il fatto che My Mad Fat Diary sia tratto dal romanzo autobiografico My Mad Teenage Diary, scritto da Rae Earl. Sarà la verosimiglianza, sarà la tenerezza di fondo, sarà la volontà di non fare nulla di strappalacrime, sarà la bravura della protagonista Sharon Rooney, sarà tutto questo insieme. Sta di fatto che My Mad Fat Diary tratta un argomento difficile con il migliore tono possibile. Forse l’unico possibile.

Perché seguirlo: perché il tema è originale e il tono lo è ancora di più

Perché mollarlo: perché è estremamente inglese nel linguaggio e nello sviluppo e forse questa cosa vi disturba. Cazzi vostri eh, intendiamoci.

 



CORRELATI