26 Settembre 2014 5 commenti

Glue – Ovvero Skins con il morto di Marco Villa

Adolescenza veloce e omicidio. Arriva Glue, nuova serie tv inglese.

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Ma in settimane in cui partono mille serie attesissime (più o meno) davvero vi mettete a parlare di una serie tv inglese con zero hype e che nessuno ha cagato di striscio? Eh sì, anche perché Glue, partita il 15 settembre su E4, ha tutto per essere una delle sorprese dell’anno, soprattutto per gli orfani di Skins (anzi: delle belle stagioni di Skins).

In un paesino della campagna inglese sei ragazzi sono sospesi tra la noia, lavori che in molti casi non li soddisfano e un uso piuttosto importante di sostanze di ogni tipo. La routine di lavoriamo-scopiamo-facciamo cazzate si interrompe quando uno di loro viene trovato morto. L’omicidio fa saltare tutti gli equilibri: da una parte l’indagine, dall’altro tensioni e segreti vari che vengono a galla.

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Il canale su cui va in onda Glue è lo stesso di Skins e il creatore Jack Thorne viene proprio dalla serie sull’adolescenza velocissima di Bristol (ma anche da This is England ‘86): scontato il legame, identico il punto di partenza (gruppo di adolescenti), ma interessanti le novità. La prima è l’ambientazione: la campagna porta un po’ di concretezza, perché tutti i protagonisti sono ragazzi che hanno deciso di rimanere, di non andarsene per studiare o per farsi una vita diversa. Non ci sono velleità da inseguire o futuri da immaginare, l’orizzonte è chiaro per tutti: c’è chi vuole diventare fantino, chi sa già che si occuperà degli animali della zona per tutta la vita, chi vuole diventare un buon poliziotto. Solo uno dei personaggi ha intenzione di iscriversi a un’università, è un po’ sospeso nel nulla e viene percepito da tutti come distante, scollegato dalla realtà. Io non ho finito Skins, mi sono fermato alla fine della quinta stagione perché mi era diventata insopportabile la crescente sfacciataggine con cui venivano creati personaggi sempre più improbabili. Glue va nella direzione opposta, cercando di inchiodare il più possibile a terra i propri protagonisti.

In questo senso va interpretata anche la seconda, enorme novità, ovvero l’omicidio, che ovviamente fa partire una storyline legata all’indagine e al possibile coinvolgimento di tutti i personaggi principali. Nel primo episodio assistiamo soprattutto alla primissima ricaduta che ha l’uccisione sul resto del gruppo. In una compagnia senza grosse velleità, la morte di un amico pialla ancora di più le aspettative e le speranze. Non basta più strafarsi con la colla o cercare brividi di qualche secondo gettandosi nei silos pieni di grano. Il rogo che chiude il pilot è l’atto simbolico con cui i ragazzi dicono addio alla vita così come l’hanno conosciuta: “Tutto sta per cambiare”, dice una delle ragazze. Per loro ci sarà sempre un prima e un dopo, ma non sanno ancora come sarà quel “dopo”.

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Nelle nostre speranze, quello stesso falò dovrebbe essere anche il saluto a Skins e a tutto quello che ha significato in quanto serie teen di rottura. Nella prima puntata di Glue ci sono cose già viste, altre forzate, altre ancora stereotipate, ma – come detto – vengono anche mostrati elementi che possono permettere un cambiamento. Glue deve andare da un’altra parte. La buona notizia è che può farlo.

Perché seguirla: perché ha tutto per diventare la nuova Skins, superando i problemi che hanno caratterizzato le ultime stagioni di quella serie tv

Perché mollarla: perché la base è pur sempre un gruppo di ragazzi che scopa e si strafa

Argomenti Crime, glue, skins, teen


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