16 Luglio 2013 9 commenti

The Bridge – Il thriller di confine con Diane Kruger di Marco Villa

E vai di thrillerone mica male

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Ci sono tanti motivi per cui gli Stati Uniti sono un posto più interessante dell’Italia, in quanto ad ambientazioni di storie di ogni tipo. Uno di questi è il loro confine meridionale: il fatto che un fiume divida la terra dei sogni per eccellenza e un posto che più lontano non si potrebbe per immaginario, storia e ritmi. Sì, sto parlando del confine tra Stati Uniti e Messico. Che è un po’ diverso, per dire, dal confinare con la Slovenia, la Francia, l’Austria o – mi vengono i brividi – la Svizzera. Pensate a immaginarvi quali mirabolanti avventure possano avvenire a Bellinzona o a Chiasso. Robe che possono coinvolgere varesotti che vanno oltreconfine a fare acquisti e poi si scordano il portafogli al bar. Difficilmente si andrebbe oltre questo livello di tensione. Se invece togliete Varese e Chiasso e mettete El Paso e Ciudad Juarez, avrete uno sfondo potentissimo per qualsiasi storia. E avrete anche lo sfondo di The Bridge, la nuova serie di FX (in onda dal 18 luglio in Italia su Fox Crime) con una splendida Diane Kruger.

TheBridgeLa storia è di quelle che si raccontano in mezza riga e quindi di quelle che funzionano: un cadavere viene abbandonato esattamente sulla linea di confine tra Messico e Stati Uniti. Punto. Ovviamente lo sviluppo della storia non è altrettanto piatto: lo stesso cadavere si rivelerà più misterioso del previsto e l’indagine finirà per mettere in contatto polizia statunitense e messicana, con ovvi scontri di carattere e attitudine. Obiettivo: catturare un serial killer che opera tra Messico e USA e che ha lasciato quel cadavere come guanto di sfida.

The Bridge è una serie thriller, pochi dubbi al riguardo: un omicidio in primo piano, vittime a pioggia sullo sfondo, indagine da sviluppare. Pare scontato fare riferimento a The Killing, sia per origine del prodotto (si tratta anche in questo caso del remake di una serie danese, Bron), sia per l’impostazione della serie stessa, che vede uno sviluppo prettamente orizzontale, con un solo caso di omicidio da affrontare nella prima stagione.

The Bridge, però, è in grado di distanziarsi anche dai tratti tipici del thriller grazie ad alcuni elementi in grado di inserire un filo comedy nel racconto. La parte meno tensiva è rappresentata dal rapporto tra i due protagonisti, la detective americana Sonya Cross e il poliziotto messicano Marco Ruiz. Lei (Diane Kruger) ha la Sindrome di Asperger e per questo è ben oltre il confine della sociopatia: rispetta alla lettera le regole e non ha nessuna elasticità. L’esatto contrario del suo collega messicano (Demian Bichir), ovviamente. Il carattere border di Sonya Cross è uno degli elementi interessanti di The Bridge: in questi anni abbiamo visto protagonisti (e in particolare poliziotti) affetti da qualsiasi tipo di problema, fosse medico o semplicemente ascrivibile a una qualche forma di bizzarria. Gran parte di questi personaggi, però, erano uomini. La poliziotta donna con seri problemi relazionali è piuttosto nuova (no, Sarah Linden di The Killing non fa parte della categoria e nemmeno la tizia di Bones è a questi livelli).

The_Bridge__US_remake_starring_Demi_n_Bichir_and_Diane_Kruger_gets_full_seriesIl grosso dell’interesse di The Bridge, però, arriva ovviamente dal versante thriller: oltre alla storia principale, infatti, la prima puntata presenta altre due linee narrative interessanti, che diventano ancora più interessanti perché lasciate del tutto sospese, senza apparenti collegamenti con la vicenda in primo piano. Ovvio, i collegamenti ci saranno, ma per ora le altre due storie galleggiano nel nulla. E questo è bello, perché è segno di una serie che non vuole annegare negli spiegoni e dà fiducia ai neuroni dello spettatore. Bene così.

Il pilot di The Bridge non è un fulmine. Non è la prima puntata di The Killing, per tornare da quelle parti. Ma è un ottimo punto di partenza, ricco di spunti e di elementi che meritano attenziane.

E tornando all’apertura, sì, certo, in The Bridge ci sono gli Stati Uniti e il Messico, ma se sono riusciti a fare una serie di successo e di appeal con un corpo trovato sul ponte che divide Danimarca e Svezia, forse anche Gorizia potrebbe darci delle grandi soddisfazioni.

Perché seguirlo: per l’ambientazione superaffascinante e per lo sviluppo orizzontale. E per Diane Kruger, su.

Perché mollarlo: perché vi basta The Killing come thrillerone che supera le singole puntate

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