18 Giugno 2014 29 commenti

Gomorra – La serie, una prima stagione esaltante di Marco Villa

Gomorra è una bomba. Meglio anche di Romanzo Criminale.

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[SPOILER ALERT: SI PARLA DI TUTTA LA PRIMA STAGIONE DI GOMORRA]

L’abbiamo detto in occasione dei primi due episodi: Gomorra – La serie, in onda dal 6 maggio su Sky Atlantic (e visibile anche su Sky Online), è l’evento televisivo italiano dell’anno, almeno per quanto riguarda la serialità. È la serie che decide di non guardare alla concorrenza italiana, ma di andare ad affrontare direttamente il meglio della produzione internazionale. E da questo punto di vista, Gomorra – La serie chiude la sua prima stagione con un bilancio assolutamente positivo. Quanto di buono lasciato intravedere nei primi due episodi è stato non solo mantenuto, ma coltivato e fatto crescere, fino ad arrivare a due episodi finali giganteschi, in cui tutti i temi della stagione vengono riportati in primo piano e tutte le questioni vengono affrontate.

Il primo elemento di enorme forza di questa serie è senza dubbio la scrittura. Le vicende filano sempre con una facilità quasi imbarazzante: non ci sono momenti di stanca, né passaggi poco credibili o esagerati. Ciò che più colpisce è la quantità di materiale messa in questa prima stagione. Parlando solo delle storyline: lo scontro Savastano-Salvatore Conte, la caduta del boss, l’ascesa di Genny, gli alti e bassi di donna Imma e Ciro, senza dimenticare tutti i comprimari, compreso lo scontro drammatico tra vecchie e nuove generazioni. Prendete due di questi temi e avrete gli ingredienti base di una stagione di una serie statunitense o inglese. Stefano Sollima e gli autori di Gomorra – La serie hanno avuto il coraggio di riempire a più non posso questi primi dodici episodi, realizzando una stagione densissima, che raggiunge probabilmente il suo punto più alto con la morte di donna Imma, inattesa e spietata.

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Al di là delle storie, quello che funziona sono soprattutto i personaggi. Gomorra è una serie in cui non c’è uno scontro buoni-cattivi. Sono tutti criminali, assassini e allo spettatore non viene offerta nessuna ancora di salvezza: non c’è nessun buono per cui fare il tifo, sono tutti personaggi orribili, che abbattono come bulldozer le esistenze e gli affetti che li circondano. Se in un primo momento Ciro di Marzio sembrava essere – per tanti diversi motivi – il cuore della narrazione, con l’avanzare delle puntate si scopre che Gomorra è una serie dichiaratamente policentrica, nella quale varie figure prendono a turno il centro della scena. Si parte con Ciro e Pietro Savastano, si passa a donna Imma e poi si arriva a Genny Savastano, il vero personaggio con la P maiuscola di questa serie. In una serie in cui tutti i protagonisti rischiano e tramano per istinti in fondo puramente conservativi e di sopravvivenza, Gennaro è l’unico a vivere una vera crescita. Un cambiamento che passa anche per lo straordinario lavoro fisico operato da Salvatore Esposito, capace di interpretare in modo del tutto convincente le due facce del suo personaggio.

L’unico difetto che si può imputare alla prima stagione di Gomorra è forse il ricorso ad alcuni comprimari che vengono presentati, sviluppati ed eliminati (nel verso senso della parola) nell’arco di un solo episodio o poco più. Mi riferisco ad esempio all’avvocato milanese, alla ragazza che muore con l’abito da sposa, ma anche a Danielino, figura più importante per la storyline principale. Le loro storie sono state spolpate in pochissimo tempo, ma avrebbero forse reso di più se fossero state dilatate maggiormente dilatate, senza contare che in quel caso avrebbero eliminato alcuni tratti eccessivi di autoconclusività delle puntate, che mal si sposano con il racconto generale.

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Non posso chiudere questo pezzo senza parlare nuovamente degli attori. Salvatore Esposito è già stato citato, ma meritano menzioni anche Marco D’Amore (Ciro), Maria Pia Calzone (Donna Imma) e Fortunato Cerlino (Pietro Savastano). Sono loro a reggere le storie principali, ma la forza del cast sta anche e soprattutto nei comprimari, sempre all’altezza e in grado di dare credibilità all’intera serie. Se Gomorra è ad anni luce dalle fiction italiane, questo cast è altrettanto distante della media degli attori del cinema italiano. Esattamente come avvenne per Romanzo Criminale, ci troviamo di fronte a facce, voci e intenzioni che convincono e riescono a essere sempre nella parte. Là si parlava in romanesco, qui in dialetto napoletano: che il problema sia quella tremenda dizione da scuola di teatro che appiattisce tutto?

Per chiudere: una stagione potentissima, personaggi diventati indimenticabili per lo spettatore dopo soli 12 episodi, la certezza che le storie ancora da raccontare siano all’altezza di quanto visto finora. L’obiettivo era replicare quanto di buono fatto con Romanzo Criminale, ma la serie sulla banda della Magliana è stata senza dubbio superata in termini di narrazione e di qualità in generale.

 



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