25 Novembre 2010 11 commenti

Romanzo Criminale – La serie di Marco Villa

La miglior serie drammatica italiana

Copertina, On Air

Dopo 130 post dedicati a serie statunitensi, inglesi e addirittura canadesi, è il momento di tornare a casa.
Finora abbiamo parlato dei prodotti italiani giusto come pietra di paragone e sempre in modo velatamente denigratorio. Ma giusto velatamente.
Oggi invece parliamo della migliore serie drammatica italiana degli ultimi anni, ovvero Romanzo Criminale, di cui è iniziata qualche giorno fa su Fox la seconda stagione.

Di cosa parla, ormai lo sa anche Aldo Grasso: la serie racconta le vicende della Banda della Magliana, che, partendo da piccoli colpi, negli anni ‘70 arrivò a controllare l’intera città di Roma.

Romanzo Criminale è innanzitutto un prodotto di qualità, all’altezza di titoli stranieri ben più elogiati. Ha dalla sua una sceneggiatura ben fatta, capace di mescolare con efficacia le trame verticali e quelle orizzontali. Ho aggiunto “con efficacia” perché anche Distretto di Polizia ci prova, ma la distinzione tra le due componenti è fatta con l’accetta e la storyline orizzontale viene sempre introdotta da spiegoni infiniti – che riprendono la vicenda più o meno a partire dai funerali di Cavour – e da una sorta di pausa degli attori, che implicitamente si dicono: “Oh, adesso parliamo di quella cosa là”.
In più, essendo stata prodotta per il satellite, è cattiva e violenta al punto giusto: i componenti della banda sparano, scopano e si drogano in modo realistico, non sono macchiette portate all’estremo per permettere ai nonni di dire ai nipoti: “Visto? Se fai il baluba finisci male!”.
Romanzo Criminale ha dalla sua anche una forte identità visiva. Un elemento che a sprazzi si vede in altre fiction italiane, ma che in questo caso è perseguito fino in fondo e soprattutto è organico a una idea narrativa globale.
Infine, gli attori di Romanzo Criminale. Tutti sconosciuti o almeno non famosi, riescono a evitare il dramma della recitazione seriale italiana, che divide gli attori in due categorie: chi deve far capire a ogni sillaba che ha fatto la Paolo Grassi e quindi ha diaframma, dizione e impostazione teatrale e chi deve far capire a ogni sillaba che non ha fatto la Paolo Grassi e quindi basa tutto su sussurri, sguardi languidi e recitazione sottotono. In Romanzo Criminale, gli attori fanno una cosa rivoluzionaria per il panorama italiano: recitano per la macchina da presa, consapevoli di essere su un set cinematografico e non su un palco o negli studi male illuminati di Un posto al sole.

Tutti questi elementi portano a un risultato finale che per l’Italia è un’eccellenza, ma che non sfigura nemmeno se paragonato a titoli stranieri. Farebbe contento anche Stanis LaRochelle, per dire.

A quanto pare, presto potremo aggiungere un altro nome alla lista dei prodotti seriali italiani di qualità. Dopo Romanzo Criminale, anche Gomorra sta seguendo la stessa trafila e attualmente è in fase di scrittura una prima stagione. Tutto molto bello, ma a questo punto viene spontaneo fare un ragionamento.
Romanzo Criminale, Gomorra, Non pensarci, Quo vadis, baby?. Tutte serie prodotte da Sky, tutte serie tratte da film, a loro volta tratti da libri (a parte Non Pensarci). In sostanza, più che andare sul sicuro si decide di andare sullo stragarantito.
Un po’ di coraggio in più in fase di scelta dei progetti, forse potrebbe far compiere un’ulteriore passo in avanti.



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