4 Novembre 2014 26 commenti

Gotham: ma l’orizzontale dov’è? di Diego Castelli

Gotham non è ancora decollata, e il motivo è talmente semplice che rimaniamo basiti (F4)

Copertina, On Air

Gotham (2)
Dei pilot di questa stagione, quello di Gotham è uno di quelli che ha diviso di più: ad alcuni è piaciuto molto, ad altri ha fatto quasi schifo. Colpa dell’hype, ovviamente, per una serie tv che per forza di cose fomenta il pubblico ancor prima di iniziare, e si espone quindi a giudizi anche molto discordanti.
Detto che quelli a cui il pilot ha fatto schifo non saranno andati avanti e quindi gliene frega più niente, gli altri che sono rimasti si trovano ora di fronte a un problema: dopo un primo episodio solido ma soprattutto “promettente” (nel senso proprio della promessa per il futuro), le puntate successive sono apparse flosce e un po’ buttate lì.

Oggi non voglio parlare di minuscoli dettagli. Perché ovviamente potremmo stare qui a discutere di tante piccole scelte, dall’ingaggio del tal attore alla decisione di girare quella scena proprio in quel modo lì e non in un altro. Per esempio, al buon Villa è venuta l’orticaria – lui amante del realismo e del minimalismo – anche solo di fronte al concetto di “Balloon Man”.
A me sembra, però, che ci sia un problema di fondo di chiara semplicità, che sta facendo grossi danni e andrebbe corretto subito: dopo un pilot assai ingannevole da questo punto di vista, Gotham ha dato poco, pochissimo spazio alla trama orizzontale.

Ce lo ricordiamo il timore della vigilia, giusto? Che Gotham fosse semplicemente un poliziesco ambientato in una città in cui un giorno ci sarà Batman. Ecco, è ben difficile liberare gli spettatori da questa paura se ti affidi alla più classica (ma direi vetusta) pratica del “freak of the week”.
Io sono per le serie orizzontali, e lo sapete. Trovo che le serie verticali, con episodi largamente autoconclusivi (e parlo soprattutto dei drama), sia di per sé un tradimento del potenziale narrativo della serialità.
Ciò detto, la pratica del freak of the week nei telefilm supereroistici – quella cioè di lanciare contro l’eroe un cattivo strambo a ogni puntata, per vedere come se la cava – sia comunque accettabile nella misura in cui permette allo spettatore di godersi i combattimenti, gli effetti speciali, e in generale il carisma del supereroe di turno.

Gotham (3)

Purtroppo però Gotham ha un problema: il supereroe non c’è!
E’ qui che l’orticaria del Villa diventa giustificata: io posso anche avere Balloon Man, o Testicle-Man, o l’Uomo Cerume, ma se poi il suddetto viene menato da Batman, con tutte le cose fighe che questo comporta, mi sta bene. Certo, otto stagioni con un cattivo a settimana e un lunga lista di scazzottate non bastano (è il motivo per cui dopo un po’ le varie Arrow, The Flash, Buffy e Smallville diventano molto orizzontali), ma per iniziare va benissimo, perché setta i valori di fondo, descrive le caratteristiche del protagonista, e abitua lo spettatore a un certo tipo di messa in scena.
Ma Gotham non può essere questo: in assenza di Batman, di vedere le peripezie poliziesche di Jim Gordon non ce ne frega assolutamente niente. Le stranezze dei cattivi di Gotham (i pesci piccoli che servono solo per vendere un nome buffo alla stampa e farsi catturare) trovano significato solo quando diventano funzionali allo svelamento progressivo delle abilità dell’Uomo Pipistrello, quando consentono di dar vita al folle circo di cui Batman stesso fa parte, e da cui trae legittimazione e disordine mentale.

In mancanza del Bruce Wayne adulto e cazzuto, le lotte tra Gordon e i freak diventano tristi inseguimenti a piedi, in cui un poliziotto tutto sommato normale si mette alla caccia di un’accozzaglia di malati di mente.
La cosa mi pare talmente palese, e soprattutto talmente prevedibile, che davvero non capisco perché gli autori non abbiano deciso di premere fin da subito sul pedale dell’orizzontalità. L’altro motivo classico per non farlo è dare agli spettatori casuali la possibilità di godersi singoli episodi senza l’assillo della fedeltà, lasciando che si affezionino in modo naturale rimanendo poi inchiodati al momento dell’infittirsi della trama di lungo periodo.
Ma questo problema con Gotham non si poneva nemmeno, visto che parliamo di una serie a lungo attesa e che aveva già stabilito un preciso patto di fiducia con lo spettatore.

Gotham (4)

È proprio questa fiducia che ora rischia di essere tradita, visto che su 40-45 minuti di episodio bisogna sorbirsene 36-37 di nulla, perché Batman non c’è e di Jim-Gordon-Poliziotto-Di-Strada ci interessa ben poco.
Questa riflessione non toglie nulla a ciò che Gotham ha di buono in potenza. Anzi, dire il contrario. I personaggi sono amati già a prescindere, gli attori bravi e calati nella parte (sì, anche McKenzie), l’immagine è giustissima. E probabilmente la storia orizzontale diventerà presto una priorità degli sceneggiatori, esattamente come già successo per tutte le serie di questo tipo.
Ma nel 2014, e dopo il recente esempio di Agents of SHIELD (mediocre per più di metà stagione, e poi improvvisamente degna quando si decise di spingere sull’orizzontalità), trovo particolarmente goffo il fatto che siamo ancora qui a vedere episodi scritti apposta per Batman, ma senza Batman.

Gotham deve essere un’epica storia su come un mondo contorto e oscuro diventa l’utero ideale per la nascita di uno dei più grandi eroi dei fumetti. È questo che vogliono i fan, ed è questo il motivo per cui le danno fiducia. Qualunque altra chiave o intermezzo è inutile e dannoso, semplicemente una perdita di tempo. Che poi voglio dire, quel poco di orizzontale che ci hanno fatto vedere finora non è neanche male. Quindi su ragazzi, non ci perdiamo in ciance, parliamo del Pinguino e di Catwoman, buttiamo lì qualche indizio su un giovane Joker, e facciamo vedere i sorci verdi a Bruce Wayne. Noi restiamo qui, siamo fedeli, promesso, non vi preoccupate.
C’è talmente tanto sugo lì sotto, bisogna solo togliere il coperchio: che ci vorrà mai?

 



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