11 Giugno 2015 6 commenti

UnREAL – La serie tv che non ti aspetti da Lifetime di Marco Villa

Il dietro le quinte di un reality stile The Bachelor, una serie tv fatta con intelligenza

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In Italia non ha mai scatenato grandi entusiasmi e per una volta ne siamo davvero contenti, perché è stato venduto in mezzo mondo e ha avuto un botto di spin off e derivazioni varie. Stiamo parlando di The Bachelor, orrenda produzione di ABC in cui un nugolo di donne si contendono un belloccio piuttosto ricco. Una di quelle robe che non ci credi possano esistere ancora nel 2015 e invece sì. E no, questo non è moralismo scontato, è che proprio sono cose inconcepibili. Eppure The Bachelor esiste e con esso, ovvio, esistono anche persone che ci lavorano. Ecco, su di loro si concentra UnREAL, nuova serie di Lifetime che dimostra di essere non solo intelligente, ma anche piuttosto interessante. Esatto: pur essendo su Lifetime. Non si finisce mai di sorprendersi a questo mondo.

UnREAL è ambientata sul set di un reality show chiamato The Everlasting, che chiaramente ricalca il già citato The Bachelor. La realizzazione del programma viene raccontata dal punto di vista dei producer, in pratica quelli che devono fare in modo che i partecipanti al reality facciano cose che la gente possa avere voglia di vedere. Ad esempio, se il bel fusto è troppo palinculo, gli si manda la più audace delle pretendenti per smuovergli un po’ il sangue. Nel frattempo, l’executive producer mette le etichette (“cattiva”, “milf disperata”) alle tipe. Quello che fa UnREAL, insomma, è non solo svelare il funzionamento di una produzione di questo tipo, ma anche godere un botto nel farlo.

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Con la libertà assoluta che una serie scripted permette, Lifetime mette di fatto in ridicolo il concetto stesso di unscripted (ovvero senza copione), ma allo stesso tempo produce a sua volta una sorta di reality. Mi spiego, che mi sono avvitato su me stesso in modo imbarazzante: la storia principale di UnREAL è quella del dietro le quinte, ma mentre questo viene raccontato, ci viene mostrato anche quello che accade davanti alle telecamere di The Everlasting. Ovvero due livelli di racconto, perché – su questo ci scommetto – procedendo con le puntate non si finirà solo per seguire la storia della produzione, ma anche quella del concupito e delle concupiscenti, con un salto carpiato metalinguistico che mollami. Come se, date millemila proporzioni, in 30 Rock avessimo visto non solo il lavoro degli autori, ma anche gli sketch scritti dagli stessi.

Una costruzione per nulla banale, che viene inserita con una semplicità incredibile all’interno di una narrazione di chiaro stampo nazionalpopolare: Lifetime non è certo nota per prodotti sofisticati, al contrario da sempre punta su serie tv semplici e con target molto precisi, che a volte riescono a raggiungere discreti livelli qualitativi (Devious Maids, clone in minore di Desperate Housewives) e a volte sprofondano nel disastro (Witches of East End).

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Rispetto a questi titoli e agli altri mandati in onda dalla rete, UnREAL si pone a un livello decisamente superiore, anche grazie a due protagoniste credibili ed efficaci come Constance Zimmer (tra le altre cose, la giornalista politica di House of Cards, che qui interpreta l’executive producer) e Shiri Appleby (Life Unexpected e Girls, qui una producer con qualche problema). Come detto, però, ciò che più colpisce è la volontà di giocare su diversi livelli di narrazione e di lettura: fosse stata realizzata con un taglio meno nazionalpopolare e più intellettuale, UnREAL sarebbe finita dritta ai Golden Globe con mille nomination. Non è così e non sarà così, ma l’idea di base è molto buona e il risultato finale davvero interessante.
E vi assicuro che sono frasi che non avrei mai pensato di dire in riferimento a una serie che va su Lifetime.

Perché seguirla: perché è un tentativo di scardinare il modo di raccontare la tv in tv

Perché mollarla: perché non è certo una serie raffinata di cui parlare in pausa caffè per tirarsela un po’



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