3 Aprile 2015 3 commenti

Girls sta diventando sempre più bella di Marco Villa

Una serie in costante crescita, perché Girls è una delle serie tv scritte meglio tra quelle attualmente in onda

Copertina, On Air

hannah

[SPOILER ALERT: SI PARLA DEL FINALE DELLA QUARTA STAGIONE]

Quando ci inventiamo i nostri premi o facciamo classifiche o dichiarazioni roboanti, difficilmente lasciamo fuori Girls. E difficilmente mancano i commenti stile “sono d’accordo su tutto, ma Girls proprio no”. E non è una posizione tanto di minoranza, se si pensa che da questa stagione ITASA ha smesso di tradurre le puntate. Partita come serie fenomeno quattro anni fa, stagione dopo stagione abbiamo assistito a un aumento di popolarità e rilevanza mediatica di Lena Dunham, mentre Girls ha perso via via appeal nelle nomination dei vari premi (un solo Emmy per il casting nel 2012, due Golden Globe nel 2013 e stop) e anche l’hype che aveva intorno si è sgonfiato. Ed è una cosa surreale, perché Girls è senza alcun dubbio una delle serie tv scritte meglio tra quelle attualmente in onda.

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Già un anno fa avevamo iniziato a dire che Girls aveva raggiunto un equilibrio perfetto tra tutte le sue componenti, ma adesso possiamo dire che è stato fatto un ulteriore passo avanti, sia nella qualità, sia nella trama. La quarta stagione di Girls fa infatti progredire tutte le storyline e al termine di queste dieci puntate troviamo le protagoniste in una situazione differente rispetto a quella in cui si trovavano qualche mese fa. Cambia la storia di Marnie, che si libera di quel rompicoglioni di Desi e prova a darsi una svegliata senza andare in scia a qualcun altro. Cambia quella di Shoshanna, che si ritrova a un bivio della propria vita, con la possibilità di andare a lavorare a Tokyo e di abbandonare New York.

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Cambia soprattutto quella di Hannah: archiviata la fallimentare esperienza in Iowa, che ha fatto emergere tutti i suoi limiti caratteriali, ridimensionando aspirazioni e convinzioni sul proprio talento; archiviata (almeno per il momento) anche la storia con Adam, che occupava buona parte della sua storyline fin dai primissimi episodi. L’unica che sembra restare ferma è Jessa, che in fondo è sempre stata quella con la storyline meno definita: già dalle prime puntate il suo personaggio esisteva a strappi e questa condizione non è cambiata (potrebbe cambiare con l’intenzione dichiarata in finale di stagione, ma non ci credo più di tanto). Tra gli uomini, Adam fa un passo indietro in termini di importanza, nonostante la storia con Mimi-Rose (oh, Gillian Jacobs, quanto amore nonostante l’odiosità del personaggio), mentre Ray si impone definitivamente come un personaggio fantastico.

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La cosa più bella, però, è come Girls sia cambiata in blocco, in quanto concept. Con le comedy siamo abituati a vedere un gruppo di amici che si ritrovano a chiacchierare e cazzeggiare da quando hanno 20 anni a quando ne hanno 70: gli esempi più evidenti sono Friends e How I Met Your Mother, ma in generale è l’andazzo tipico del genere. In Girls, invece, assistiamo alla rappresentazione più realistica ever dell’evoluzione di un gruppo di amiche/amici, che passano dal “ci vediamo ogni sera e usciamo sempre e solo insieme” a “abbiamo vite separate e singole e ci becchiamo ogni tanto, anche perché se stessimo sempre insieme come prima finiremmo per odiarci”.

Passi avanti dei personaggi, passi avanti della serie in quanto tale, senza dimenticarsi singole scene potenti, come il finale di puntata in cui Hannah va nel deposito a cercare tutte le sue cose, oppure quel “I can’t” detto ad Adam nel season finale. Una quarta stagione super, perché Girls sta continuando a cambiare a crescere. E diventa sempre più bella.



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