18 Giugno 2015 3 commenti

Community – Chiudiamola qui di Marco Villa

Salviamo Community da una fine mediocre. Non se la merita (e nemmeno noi).

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L’ho già detto in passato, ma sto invecchiando e inizio a ripetere le cose. Se devo individuare un momento cruciale in cui mi è venuta la voglia di scrivere una mail al Castelli per creare Serial Minds, beh, quel momento è il primo secondo dopo la visione di Modern Warfare, il primo e ormai celeberrimo episodio del paintball di Community. È in assoluto l’episodio di una serie che ho visto più volte, nonostante sia poi stato superato in qualità anche da altre puntate della stessa Community: in quei venti minuti ci sono tutti i motivi per cui questa serie è diventata qualcosa di fondamentale nella dieta pop degli ultimi anni. Community è una serie gigantesca, a cui sono affezionato come a nessun’altra e che per fortuna è arrivata alla fine. Sì, per fortuna.

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Non voglio fare quello che “era meglio il demo”, è una cosa che odio. Però per quanto mi riguarda Community è arrivata al capolinea: ha dato tutto quello che poteva dare, ha alzato l’asticella una quantità impressionante di volte e adesso è giusto che finisca. Per la verità, ero soddisfatto anche della chiusura alla fine della quinta stagione: tutto tornava, un equilibrio finale era stato trovato. Yahoo ha poi deciso di regalare ai fan una sesta stagione e qui le cose sono un po’ cambiate: dopo un avvio decisamente buono, Community si è incartata, per quanto le storie delle singole puntate abbiano (quasi) sempre tenuto. Colpa dell’abbandono di alcuni protagonisti, sostituiti da innesti non eccelsi (ok Paget Brewster, del tutto avulso dal contesto Keith David). A cedere è stata l’atmosfera, il mood.

La sesta stagione di Community è segnata da un senso incredibile di malinconia: tutti i personaggi hanno perso il proprio ruolo originario e sono diventati una versione sconfitta di se stessi. Nessuno è riuscito a crescere, a migliorare, anzi: tutti i protagonisti si sono trasformati in una copia stanca di quello che erano, diventando tremendamente simili a quelle figure di contorno che sembrano abitare Greendale da sempre e per sempre come fossero poco più che ombre. L’esempio più emblematico è ovviamente Jeff, ma anche Britta non scherza, per non parlare del preside (addirittura commissariato). Ecco: proprio perché sono affezionatissimo a tutti i personaggi di Community, io non ce la faccio a vederli così. Tristi, demotivati, in tono minore. Sconfitti, appunto.

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La sesta stagione, nonostante alcuni colpi di genio innegabili, ha dimostrato che le cose sono ormai arrivate alla fine. Al momento Yahoo è possibilista sia sul film, sia su una settima stagione, ma sono interpreti e autori a non essere convinti. Gillian Jacobs (Britta) ha dichiarato che, a differenza degli altri anni, non ci sono voglia e certezza di ricominciare. Discorso simile quello di Dan Harmon, che dice di aver bisogno di staccare e sentire la mancanza di Community prima di poter pensare di mettersi a scrivere il film.

Eh sì, perché c’è tutta la faccenda #sixseasonsandamovie da portare avanti. Una faccenda che sarebbe bellissimo se arrivasse fino in fondo, realizzando davvero in modo completo tutto quel discorso metalinguistico che Community porta avanti dal pilot. Sarebbe perfetto, ma solo se tutto fosse all’altezza di Community, cosa di cui al momento dubito fortissimamente. Community è una bomba, è un capolavoro: non può finire in un fuocherello. Per l’ennesima volta, quindi, #savecommunity. Per una volta, però, non da una cancellazione: salviamo Community, da una fine mediocre. Non se lo meriterebbe. E nemmeno noi.

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