26 Agosto 2015 6 commenti

Ties That Bind – L’orrenda serie tv con un vecchissimo Luke Perry di Marco Villa

Un pilot che fallisce miseramente in tutto, ma proprio tutto tutto tutto

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Prima di andare in vacanza vi avevamo raccontato quali sarebbero stati i nostri recuperoni, parlando anche di quel fenomeno per cui se io ho sette giorni di ferie, mi porto nell’hard disk puntate in grado di coprire un tempo di circa sette mesi. Ecco, c’è quel problema di sovrabbondanza e poi c’è il fatto che oh, sono vacanze. E infatti i miei propositi di recuperoni sono naufragati sulla prima insalata di polpo, con il risultato di un paio di settimane di totale stacco dal mondo seriale. Dovevo immaginare che il grande karma della serialità mi avrebbe punito e così è stato: tornato a casa, mi sono messo a recuperare i pilot perduti e il primo è stato Ties That Bind che, giusto per dirlo con perifrasi larga ed elaborata, FA SCHIFO AL CAZZO.

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Ties That Bind è una serie drama in onda dal 12 agosto su UP TV. Racconta la storia di una madre-poliziotta-carroarmato che deve portare avanti il proprio lavoro e la propria famiglia e, soprattutto, tiene molto a mischiare queste due componenti della sua esistenza. Per questo motivo, il pilot si apre in un’aula tribunale, in cui il fratello della nostra eroina viene condannato a due anni di carcere. Signore e signori, quel fratello è interpretato da Luke Perry, ovvero Dylan di Beverly Hills 90210. Il personaggio di Luke Perry ha due figli, che vanno a vivere con la zia e sono un po’ problematici: in particolare il figlio è incazzato nero, convinto che la zia non abbia fatto nulla per aiutare il padre, anzi.
Quindi: abbiamo le indagini della poliziotta, la storia di lei e del fratello che litigano e la difficile convivenza della nostra eroina con i suoi nipoti.

Ecco, sarete lieti di sapere che Ties That Bind fa filotto e fa pena in ciascuno di questi aspetti. Per quanto riguarda l’indagine, siamo semplicemente dalle parti del ridicolo: i poliziotti non hanno la minima credibilità e la sensazione è sempre quella di vedere gente che gioca alla polizia. Il dramma vero, però, è nelle scene ambientate in famiglia: grandi sguardi e silenzi, come se fossimo ne Gli Occhi del Cuore e soprattutto una scrittura imbarazzante. Per dire: il nipote problematico è incazzato nero, fa casino, risponde male, vorrebbe spaccare il mondo, ha il padre in galera e la madre in rehab, ma quando lo zio mette in tavola i tacos fatti in casa fa il sorrisino e l’occhio soddisfatto come se fosse nello spot dei Sofficini con l’animaletto del cazzo. Lo so, detta così non sembra tragica, ma è emblematico di una totale incapacità di gestire i registri: Ties That Bind non sa essere un crime, né un dramma famigliare, né una serie sulla crescita di un gruppo di ragazzi. Prova a essere tante cose, ma fallisce in tutto. E in più odierete fortissimo l’attore che interpreta il marito della protagonista.

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Il livello è talmente basso che non lascia nessuna speranza per un futuro miglioramento: qui sembra che tutto complotti per arrivare alla realizzazione della schifezza massima, un allineamento cosmico di mediocrità in grado di partorire il pilot perfetto per far rimpiangere la vacanza e il distacco digitale.

Davvero, l’unico interesse è la stempiatura selvaggia di Luke Perry.

Perché seguirla: per la stempiatura, appunto

Perché mollarla: perché potrebbe nuocere gravemente alla vostra salute



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