3 Novembre 2015 16 commenti

Ash vs Evil Dead: Sam Raimi, Bruce Campbell e il ritorno del tamarro di Diego Castelli

E vai con la nostalgia!

Copertina, Pilot

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Per essere onesti fin da subito, non c’è modo che io possa spacciarmi come un esperto della saga de La Casa, quindi meglio non fingere, ché là fuori ci saranno chissà quanti estimatori col coltello fra i denti.
Allo stesso tempo ricordo molto bene quando, da ragazzino, vidi per la prima volta L’armata delle Tenebre, terzo film della saga (che io, del tutto casualmente, vidi per primo). Credevo di stare per vedere un horror, magari con un po’ di avventura. In parte era così, ma di certo non mi aspettavo di trovarmi di fronte quel meraviglioso imbecille di Ash Williams. Fu amore a prima vista: completamente antieroico, parodia sbruffona e pigra del classico campione hollywoodiano, Ash combatteva orde di demoni usando un fucile a munizioni pressoché infinite e una motosega montata al posto della mano destra amputata. Cioè, un genio!

Dopo qualche anno capii che quel tizio assurdo era già un’icona al tempo dell’Armata, perché diventato famoso e amatissimo con due film, La Casa e La Casa 2 (in originale The Evil Dead), con i quali il regista Sam Raimi aveva sostanzialmente fondato un genere a sé stante – lo splatterstick – unione di horror e comicità da film muto, con la differenza che al posto di bucce di banana e torte in faccia c’erano arti mozzati e fiumi di sangue. Su tutto, la fisicità e la mimica di Bruce Campbell, che Raimi lanciò nell’empireo dei personaggi più amati della storia del cinema.

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Ora, a distanza di più di vent’anni dall’ultimo capitolo, The Evil Dead è diventato una serie, dal titolo abbastanza inequivocabile Ash vs Evil Dead. Bisogna dirsi subito una cosa importante, ché altrimenti non si capisce il senso dell’operazione. Ash vs Evil Dead non è un sequel/remake/reboot come tanti ne abbiamo visto in questi anni, al cinema e in tv. Non è cioè il tentativo di prendere un concept un po’ vecchiotto e vedere se, con una spolverata e una riadattata, è ancora in grado di divertire il pubblico. No no, Ash vs Evil Dead non è un adattamento, una rivisitazione, un clone in cui i vecchi attori ritornano a fare piccoli cameo per la gioia dei fan. Ash vs Evil Dead è esattamente quello che era: Sam Raimi, produttore della serie e regista del primo episodio, riprende il buon vecchio Bruce Campbell e lo rimette al centro del racconto, fregandosene delle rughe e dei chili di troppo (anzi, giocandoci sopra), e mettendo in campo un sequel che non fa alcuno sconto a una modernità seducente ma fredda: ok, gli effetti digitali arrivano, ma a parte quello è tutto come una volta, e direi meno male.

La trama, esilissima, è presto detta: dopo anni passati a combattere i demoni risvegliati dal Necronomicon, il Libro dei Morti, Ash sta conducendo una vita tranquilla, lavorando come commesso e provandoci ogni sera con qualche fattona in un bar di periferia. Sfortuna vuole che, proprio durante un po’ di divertimento con una tizia, un Ash particolarmente fumato finisca col leggere alcuni passi del libro, risvegliando nuovamente il Male che già aveva ucciso tanti suoi amici sul finire degli anni Settanta. Considerando questo ultimo dettaglio, è facile comprendere il tono della faccenda anche per chi non ha mai incontrato il buon Ash: parodia per eccellenza degli eroi d’azione, Ash è la stessa causa scatenante della nuova epidemia di demoni, nonché quello che meno di tutti vorrebbe affrontarla. Ma da un grande potere derivano grandi responsabilità (come da motto di Spiderman che Raimi ben conosce) e il povero Ash è richiamato all’azione: che poi di poteri speciali non ne ha, è semplicemente il figlio di puttana più carismatico in circolazione.

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Si diceva del vintage e della nostalgia. Forte di una fama ormai trentennale, Raimi sembra orientato al puro fan service: tutto l’episodio è una continua citazione, pensata per far riemergere il mito di Ash, mai sopito nel cuore dei vecchi fan. Le frasi iconiche (Groovy!), il trucco pupazzoso dei mostri, la messa in scena quasi religiosa dei classici strumenti di morte del protagonista (il fucile e soprattutto la motosega): è tutto una strizzata d’occhio, una dichiarazione poetica che suona un po’ come un “sì, siamo tornati”. Malgrado l’oggettiva anzianità, il giochino funziona ancora: per quanto esistano nel panorama attuale altre serie che provano a unire l’horror e la commedia (dal patinatissimo Scream Queens a Z Nation) la firma di Raimi e il faccione di Bruce Campbell riescono ancora a essere inconfondibili, e a risvegliare nei vecchi fan un entusiasmo tamarro e caciarone che ha il sapore delle buone ricette di una volta (un esito curioso, a ben pensarci, visto che una volta l’innovatore era proprio Raimi).

Se Ash vs Evil Dead merita elogi anche solo per il fatto di mantenere le proprie promesse, è anche vero che esiste un rovescio della medaglia: l’operazione nostalgia funziona alla grande se una nostalgia effettivamente esiste.  Non mi stupirei, quindi, di incontrare maggiore freddezza in spettatori più giovani o comunque digiuni dello stile di Raimi, che potrebbero storcere il naso di fronte a un prodotto che, ai loro occhi, potrebbe suonare vecchio o quantomeno troppo strano. Certo, per me è difficile non immaginare almeno un po’ di entusiasmo di fronte alle vecchie demonizzate, alle teste esplose e alle motoseghe usate come protesi, ma per onestà intellettuale non posso non invitare alla cautela chi pensa di trovarsi di fronte uno show “come gli altri”. Nel bene o nel male, Ash vs Evil Dead non lo è.

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A questo si aggiunge un secondo problema, per ora solo potenziale: il primo episodio, diretto dallo stesso Sam Raimi, ha tutte le caratteristiche del sequel, sia dal punto di vista produttivo che autoriale. Ora però devono arrivare altri episodi, diretti da registi diversi. C’è quindi il rischio che la forma seriale (per quanto sicuramente congeniale al protagonista) finisca col diluire troppo la già esile storia, rendendo ripetitive tutta una serie di soluzioni visive e comiche che finora hanno funzionato con tre film in trent’anni, piuttosto che con dieci episodi in tre mesi.
Insomma, perché Ash vs Evil Dead funzioni davvero c’è bisogno che la creatività non si esaurisca dopo un pilot sicuramente “giusto”. Al momento, comunque, è giusto dargli fiducia.

Perché seguire Ash vs Evil Dead: se siete vecchi fan di Raimi e Bruce Campbell, Ash vs Evil Dead si ricorda di voi e prova a darvi tutto quello che speravate di ottenere.

Perché mollare Ash vs Evil Dead: se non sapete chi è Sam Raimi, e se pensate che Bruce Campbell sia il figlio di Batman e di una fotomodella, forse farete più fatica a entrare nel mood.



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