14 Settembre 2016 3 commenti

Son of Zorn: un mezzo cartone per una serie riuscita (per ora) metà di Diego Castelli

La base c’è, ma serve qualcosa in più

Son of Zorn (1)

Prima delle vacanze, quando si raccoglievano informazioni sull’autunno seriale per comporre il calendario, Son of Zorn attirò subito la mia attenzione. La promessa di una comedy che unisse cartoon e live action, sulla stessa rete di Simpsons e Family Guy, stuzzicava la mia curiosità da amante delle comedy che cercano di spingersi su terreni finora inesplorati o quasi.
Pilot alla mano, Son of Zorn è un esperimento lodevole ma che avrebbe bisogno di una registrata.

Facciamo un passo indietro. Creata da Reed Agnew ed Eli Jorne (quest’ultimo fra i produttori esecutivi di Wilfred), Son of Zorn racconta la storia di un grande guerriero (Zorn, appunto), che dopo anni di epiche battaglie sull’isola di Zephyria decide di tornare in California per partecipare al compleanno del figlio, Alangulon per gli amici Alan, che il padre l’avrà visto tre volte in vita sua ed è cresciuto con la madre (Cheryl Hines), mentre il nerboruto genitore staccava la testa ai mostri nella sua patria fantasy.
In tutto questo, Zorn non è un essere umano, bensì un cartone animato doppiato da Jason Sudeikis: modellato sfacciatamente sulle fattezze di He-Man, Zorn è il prototipo dell’eroe senza macchia e senza paura, che nella parodia della comedy diventa anche un maschio alpha tutto carne, armi e divertimenti maschi, incapace di riconoscere che il suo superiore è una donna e quindi convinto che in realtà sia un uomo che per qualche buffo motivo si porta in giro gli assorbenti.
Ben lontano dai desideri del padre, Alan è ovviamente uno sfigato pelle e ossa che vive una vita tranquilla e normale, in cui l’irruenza guerriera di Zorn irrompe a portare scompiglio in nome di un rapporto che il protagonista vorrebbe ricostruire, ma che potrebbe rivelarsi ben più duro di qualunque battaglia.



Son of Zorn (4)

Da un certo punto di vista Son of Zorn potrebbe essere assimilato al (da noi) apprezzatissimo Man Seeking Woman: anche in questo caso c’è un elemento fantasy (il fatto che Zorn è un cartone animato) che non viene riconosciuto come tale dagli altri personaggi, e che quindi si trasforma in metafora estrema: il fatto che Alan abbia avuto un padre assente il cui approccio alla vita è assimilabile a quello di un cartone animato degli anni Ottanta, fa sì che nella finzione della serialità il personaggio sia effettivamente un cartone animato degli anni Ottanta, una scelta che quindi ha una sua forza specifica e una sua buona capacità di attirare l’attenzione.
Tutto preso da stereotipi cartooneschi che il nuovo desiderio di paternità gli impone di smontare, Zorn fonda la sua forza comica proprio sul fatto di essere un cartone ambulante, la cui natura in qualche modo posticcia stride fortemente con una realtà che Zorn non sa leggere e interpretare a dovere, e in cui quindi si scopre estraneo e inadeguato. Lo stesso claim della serie recita “Non tutti sono pronti per il mondo reale”, a sottolineare che il protagonista vive in un mondo tutto suo, e la sfida più grande per lui è uscirne per diventare una persona più sana e completa.
Insomma, il classico rapporto famigliare da ricostruire, che qui trova una virata importante proprio per una scelta stilistica non troppo comune.

Son of Zorn (5)

Fin qui torna tutto. Ci piace il coraggio dell’idea, e ci piace anche la scelta di un simil- He-Man che, effettivamente, si presta molto al discorso che gli autori vogliono imbastire sotto la superficie comica. Però quella superficie c’è, ed è paradossalmente la base su cui costruire l’intrattenimento dello spettatore. Qui ci sono due problemi, uno di ordine creativo e uno di ordine tecnico. Il primo problema, banalissimo, è che la qualità della sceneggiatura è abbastanza ondivaga: il pilot parte piano, un po’ legnoso, e non sembra riuscire a sfruttare al cento per cento le potenzialità di una situazione ai limiti dell’assurdo. Per capirci, aleggia l’idea che se questa cosa fosse finita in mano agli autori di family Guy sarebbe stata assai più divertente. Col passare del pilot il ritmo sembra ingranare meglio, e verso la fine ci sono effettivamente scene più divertenti, e anche un twist finale che potrebbe essere una gran bella idea per rendere il racconto più spesso e interessante.
Il secondo problema, probabilmente più importante, è quello tecnico: per quanto coerente con le intenzioni della serie, l’unione fra cartoni e attori in carne e ossa è piuttosto macchinosa e non particolarmente bella da vedere. In molti casi si nota una certa perizia nella coordinazione fra le azioni di Zorn e gli effetti sul mondo fisico, ma ciò non toglie che la sua scarsissima fluidità e l’evidenza di certi green screen ed effetti speciali concorrono troppo spesso a spezzare la magia. Troppo spesso, insomma, il nostro cervello si accorge che Zorn non è un cartone in mezzo agli uomini (come succedeva nel buon vecchio Chi ha incastrato Roger Rabbit), quando una macchia di linee e colori aggiunta in post-produzione, e si arriverebbe quasi a preferire una serie tutta in live action, in cui al posto di Zorn ci sia, che ne so, Conan il Barbaro di Schwarzenegger: stesso concetto comico, ma almeno non sembra finto.

Son of Zorn (2)

Esprimere un giudizio definitivo dopo un pilot è sempre difficile, ma in questo caso è ancora più rischioso. Son of Zorn ha delle potenzialità, e potrebbe diventare un piccola perla da consigliare con spocchia agli amici. Però deve fare un po’ di più, in termini visivi e di sceneggiatura, perché per ora desta sorpresa e strappa qualche sorriso sincero, ma se non decolla con maggiore decisione rimarrà nel terribile mondo del “vorrei ma non posso”.
Perché seguire Son of Zorn: il concept è sufficientemente curioso e le buone idee non mancano.
Perché mollare Son of Zorn: il pilot suona un po’ telefonato, gli manca ancora la fluidità delle migliori comedy, e sarebbe un peccato veder sprecato un potenziale che comunque c’è.
(Ah, ovviamente non ho detto “non seguitelo se non vi piacciono le comedy assurde mezze cartoni e mezze no, mi pareva scontato…)

Son of Zorn (3)



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