21 Febbraio 2019 7 commenti

Miracle Workers – Dove Steve Buscemi è Dio e Harry Potter un angelo coi problemi di Diego Castelli

La nuova comedy del creatore di Man Seeking Woman è piena di chicche interessanti, anche se inizia una lotta mica facile con The Good Place

Copertina, Pilot

Miracle-Workers cover

Dal 2015 al 2017 abbiamo parlato spesso, senza risparmiare le lodi, di Man Seeking Woman, una comedy deliziosamente surreale che raccontava le quotidiane difficoltà del suo protagonista, impegnato nella ricerca di una fidanzata. Una serie spesso straniante che usava mondi di fantasia, indistinguibili dalla “realtà” dei personaggi, come metafore ogni volta più creative delle beghe del cuore. Una chicchina per intenditori che non è durata molto, e che forse si era un po’ indebolita con l’andare delle stagioni, ma che rimane tuttora circondata dall’affetto immortale per le serie piccole-ma-belle che scopri quasi per caso.
Man Seeking Woman era creata da Simon Rich, giovane scrittore che in realtà stava adattando un suo stesso libro.
Capite quindi il mio interesse nel sentire parlare per la prima volta di Miracle Workers, nuova serie tv di Simon Rich per TBS, sempre tratta da un suo libro e con due aggiunte mica male: Steve Buscemi e Daniel ‘Harry Potter’ Radcliffe.

Miracle-Workers (2)
Il setting è semplice quando stuzzicante: nel corso degli anni Dio (Buscemi) si è impigrito, passa le giornate a guardare la tv e a ragionare su progetti piccoli e stupidi. L’universo, e la Terra in particolare, vengono mandati avanti dai suoi sottoposti, dipendenti di un’azienda cosmica che lo trattano come il padrone un po’ pigro che non ha più voglia di impegnarsi. In tutto questo, Craig (Radcliffe) è l’unico addetto alle preghiere, l’unico a cui arrivano le richieste quotidiane di miliardi di umani, e che di solito le bolla come impossibili, salvo quelle più semplici che possono essere esaudite con una folata di vento (tipo “Dio di prego fammi ritrovare le chiavi della macchina”).
A sparigliare la carte arriva Eliza (Geraldine Viswanathan), trasferita al reparto preghiere da un’altra area meno interessante (il dipartimento per il terreno) e decisa a cambiare in meglio le cose. Peccato che Dio, anche per colpa sua, decida di distruggere la Terra, e fa una scommessa con Eliza: se lei riuscirà ad esaudire una delle preghiere “impossibili”, lui salverà il pianeta, altrimenti verrà distrutto e lei dovrà anche mangiare un verme vivo. La preghieran in questione sembra facile, si tratta di far innamorare due tizi che già si piacciono, ma ovviamente l’amore è più complicato di qualunque disastro naturale…

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L’ho fatta un po’ lunga (e pure spoilerosa) perché mi interessava che si capisse bene il tono. Steve Buscemi che fa Dio, Daniel Radcliffe sommerso dalle preghiere, gente in giacca e cravatta che tenta di gestire le bizze emotive del Padreterno. Insomma, lo stile satirico e surreale di Simon Rich è ancora quello che ricordavamo e, al di là della trama nuda e cruda e dei suoi possibili sviluppi, a stuzzicare è ancora una volta la lunga lista di piccole chicche che l’autore dissemina nella storia per costruire questa specie di versione soprannaturale del nostro mondo.
Non deve ingannare, peraltro, l’attenzione riservata da questo primo episodio ai meccanismi di funzionamento del paradiso: quello è il contorno, mentre il fuoco della serie, con ogni probabilità, saranno di nuovo i sentimenti. In un universo in cui gli esseri umani sono lasciati sostanzialmente a se stessi, e in cui Dio è un tizio che se ne frega di quasi tutti noi (una rappresentazione che mi sembra più realistica di quella del Cristianesimo, francamente), il fuoco della storia si sposta molto presto sull’amore, umano e non, e su come un sentimento che pare anche più forte di Dio riuscirà a sconquassare uno status quo fatto di millenaria burocrazia ed ex maghetti diventati impiegati solitari e un po’ schizzati.

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Ci è piaciuto, questo primo episodio, soprattutto perché diverte senza dare l’impressione di aver detto tutto quello che c’era da dire. A voler essere pignoli, però, non colpisce come fece Man Seeking Woman: mentre là c’era una commedia romantica che, lavorando sui codici della messa in scena, riusciva a essere diversa da praticamente tutto quello che passava in tv in quel momento, Miracle Workers si inserisce in un contesto seriale in cui sono molti gli esempi di rappresentazione alternativa dell’aldilà, primo fra tutto The Good Place, con cui anzi Miracle Workers condivide l’idea di un paradiso molto impiegatizio.
Il tono rimane diverso e più personale, e le facce di Buscemi e Radcliffe – che dopo Harry Potter fa solo personaggi un po’ matti, segno che la pozione Polisucco non è così innocua come Big Pharma voleva farci credere – portano un discreto plus surreale a tutta la faccenda. Però sappiamo anche che si finirà a parlare ancora d’amore, e quindi la nuova creatura di Simon Rich, al momento, si candida per essere una buona comedy, ma forse non la perla di nicchia da consigliare a chiunque incontri.
Però siamo all’inizio, e questo è il genere di show che può impennarsi o affossarsi in pochissimi episodi. Stiamo a vedere…
Perché seguire Miracle Workers: un concept originale, attori di spessore, e una scrittura che sembra avere ancora parecchio da dire.
Perché mollare Miracle Workers: si pone inevitabilmente in confronto con The Good Place, e non sarà una lotta facile.

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