14 Marzo 2017 37 commenti

Iron Fist – Primo sguardo in anteprima al nuovo eroe Marvel-Netflix di Francesco Martino

Una serie non perfetta, ma che merita rispetto

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“Il giocattolo si è rotto”.
Potremmo riassumere così le reviews americane di Iron Fist, che la scorsa settimana hanno invaso internet con qualche giorno di anticipo rispetto al debutto ufficiale della serie, che arriva il prossimo week end.
Cattive, spietate, hanno descritto la serie Marvel/Netflix come un disastro, il primo vero disastro del matrimonio tra i due colossi, la dimostrazione che nessuno è perfetto. Lo ammetto: all’epoca avevo visto solamente il primo episodio (gentilmente fornitoci da Netflix) e non essendone rimasto impressionato quelle frasi mi avevano colpito, diciamo che mi avevano fatto scemare una voglia che prima straripava.
Prima di abbandonare le nostre speranze, però, fermiamoci un attimo e cerchiamo di analizzare le critiche mosse alla serie dai media americani. Perché, tolti i titoloni roboanti da condivisione sui social, la realtà è spesso riassumibile in una lunga e assurda lamentela: Danny Rand non è orientale.

Iron fist (2)



Ok, respiriamo profondamente e facciamo un po’ di ripasso su Iron Fist: figlio del magnate Wendell Rand, all’età di nove anni Danny parte alla volta del Tibet insieme ai genitori. La spedizione si conclude però in modo tragico dopo un incidente aereo che lascia il giovane Danny orfano e abbandonato sui monti tibetani, dove un gruppo di monaci lo addestra all’uso delle arti marziali rendendolo l’Iron Fist, l’arma vivente il cui unico scopo è la distruzione de La Mano, l’organizzazione criminale già vista all’opera in Daredevil.
Il fatto che secondo qualcuno Danny Rand dovesse essere interpretato da un attore orientale (quando il personaggio è nato in America da genitori americani) solamente perché esperto di arti marziali è di per sé più razzista dell’accusa di razzismo mossa da alcune recensioni lette in giro.

Iron fist (5)

Messa da parte questa polemica abbastanza sterile, passiamo alle critiche serie mosse al prodotto Netflix. Iron Fist non è un perfetto, ma anzi è il figlio diretto del difetto maggiore di tutte le serie tv con protagonista un supereroe. Pensate alle decine di cinecomic usciti al cinema negli ultimi anni, pensate alla loro struttura narrativa basata sulla continua reiterazione di un copione standard (nascita dell’eroe, nascita delle nemesi e scontro tra i due) e a come questa idea possa essere tradotta sul piccolo schermo. Alcune serie tv hanno deciso per una struttura da procedurale, cavalcando la formula del villain of the week con accenni di orizzontalità, mentre in casa Netflix si è sempre preferito trattare le avventure dei vari Daredevil o Jessica Jones come dei lunghi film, scegliendo quindi di prendere quel copione standard citato poco fa e di allungarlo dalle tre ore cinematografiche alle dieci televisive.
Se da un lato questa formula ha portato a una maggiore immersività, dall’altro ha come effetto collaterale una narrazione potenzialmente annacquata, un problema che abbiamo iniziato a vedere in Jessica Jones per poi ritrovarla in Luke Cage.
A meno di grandi rivoluzioni nella filiera editorial-produttiva Marvel/Netflix, la cosiddetta “serie lenta” rimarrà un difetto endemico dei loro prodotti, un problema risolvibile solamente bilanciando i momenti morti con altrettanti momenti pieni e vivi.

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La buona notizia è che Iron Fist lo fa, riesce quindi a prendere quelle situazioni noiose e forse un po’ inutili e metterle in un angolo, riempiendoci gli occhi con quanto di buono la serie può dare: azione e mitologia. Prendete un uomo addestrato alle arti marziali in una dimensione parallela per diventare l’Iron Fist, un essere in grado di incanalare il proprio chi in una mano, rendendola di fatto d’acciaio, in grado quindi di distruggere muri e porte, ma soprattutto di renderla indistruttibile. Aggiungeteci una mitologia fatta di monaci dai nomi bizzarri e combattenti dai tagli di capelli assai improbabili e il piatto è servito.
A dirla tutta la serie stenta un po’ nell’intreccio narrativo, quando cerca di unire in un unico arco narrativo (almeno nei sei episodi che abbiamo visto) la vita privata di Danny, il suo ritorno nel mondo civilizzato dopo anni di assenza, e la sua missione contro la Mano. Seppur con qualche giro a vuoto, la serie sembra riuscire a portare a casa la pagnotta, dimostrando di essere qualcosa di più del disastro descritto dalle critiche a stelle e strisce.
Siamo lontani dalla perfezione ma, tolta la prima incursione televisiva di Daredevil, siamo sicuri di averla mai vista nel mondo Marvel/Netflix?

Perché seguire Iron Fist: Cosa fai, ti presenti davanti alla futura The Defenders senza aver visto Iron Fist? Non si può, e comunque è meglio di Luke Cage.
Perché mollare Iron Fist: perché la prima stagione di Daredevil guarda ancora tutti dall’alto.



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