24 Novembre 2015 18 commenti

Marvel’s Jessica Jones: pregi e difetti del Super-Noir di Netflix di Diego Castelli

Superpoteri in salsa thriller, o crime-drama in salsa super?

Jessica Jones (5)

Nota: è evidente che nel recensire un’intera stagione qualche spoiler debba scappare. Conscio però del fatto che gli episodi sono stati rilasciati solo pochi giorni fa, cercherò di limitarmi il più possibile.

 

L’ho già detto più volte in passato, e non ho cambiato idea: sta cosa di rilasciare tutti gli episodi in una volta a me non piace. A parte i recuperoni, che per ovvie ragioni non sono ancorati ad alcun palinsesto, la mia idea di serialità è basata su un’offerta più diluita, che lasci lo spazio per riflettere, per assorbire, per dibattere, per divertirsi un po’ di più insieme nel corso delle settimane, senza l’ansia di avere gli amici che “l’hanno già vista tutta e io sono indietro”. Senza contare che così mi brucio i serial moments e, soprattutto, quando devo fare una recensione ho talmente tanti dettagli in testa che diventa più difficile capire cosa è importante e cosa no.
Detto questo, per Jessica Jones bisognava fare un’eccezione. Un po’ per l’hype che circondava la serie e un po’ per la sua valenza nello specifico momento storico: se tralasciamo Master of None, per sua natura un prodotto più piccolo e meno roboante, Jessica Jones è la prima serie importante a essere rilasciata da Netflix anche in Italia. Posso dunque immaginare che sia la prima di questo tipo che molti hanno visto su una piattaforma che non prevedesse l’eventuale arrivo di carabinieri in casa.
(Se invece l’avete comunque scaricata, nonostante si parli di circa 30 centesimi al giorno, sappiate che noi disapproviamo).

Quindi insomma, eccomi qui, dopo 13 episodi in poco più di un week end. Se non avete idea di chi sia Jessica Jones ma sapete vagamente che viene dai fumetti, ricordatevi che sabato scorso gli amici di Orgoglio Nerd ci hanno fatto un bigino abbastanza fondamentale. Ad ogni modo non faremo troppi confronti puntuali fra serie e fumetto, sapete che non è cosa che ci interessa più di tanto, senza contare che su wikipedia trovate tutte le info che volete al riguardo. Citiamo giusto il fatto che, a seguire il cartaceo, David Tennant avrebbe dovuto avere la faccia viola oltre che i vestiti: come dire, alle volte è meglio rendersi conto che qualche differenza è salutare…

Jessica Jones (2)

Veniamo a noi.
Fin dai primi episodi, anzi dai primi minuti, è evidente come Jessica Jones punti a riprendere ed estremizzare un discorso iniziato l’anno scorso nell’acclamata Daredevil. Parliamo di quello che mi piace definire “sottobosco del supereroismo”.

Siamo a New York, e sappiamo che in questa New York alcuni eroi dai poteri quasi divini (Thor, Hulk, Iron Man ecc) hanno sventato la minaccia di una massiccia invasione aliena. Tutto il mondo ne ha parlato, Capitan America è apparso su tutte le prime pagine, e quegli eroi sono conosciuti più di Gesù Cristo.
Qui però di quelle prime pagine non interessa a nessuno. Daredevil raccontava di un avvocato non vedente che aveva sì dei poteri, ma che era ben lontano dall’essere “indistruttibile” (fisicamente ed emotivamente). In più, lottava contro certi potenti e criminali che proprio dalle gesta degli eroi più conosciuti sembravano voler trarre viscido profitto. Il tutto in un’atmosfera che, comunque, non prescindeva dall’idea di “eroe”, con tanto di maschera e costume.
Jessica Jones riprende questa riflessione e si spinge oltre. Le persone con abilità sovrumane sono sostanzialmente tre: Jessica Jones, il suo acerrimo nemico Kilgrave e l’amico Luke Cage. Jessica ha provato a fare la supereroina col mantello, ma c’è rimasta scottata e ha rinunciato. Kilgrave è un cattivo relativamente classico, ma che non ha certo manie da dominazione del mondo, anzi, sembra interessato a una sola persona. Luke Cage, dal canto suo, i suoi poteri li nasconde pure, nel tentativo di fare una vita quanto più possibile normale perché, parole sue, se hai dei poteri diventi un bersaglio.

Jessica Jones (1)

Come si vede, nel suo avvicinarsi alla Marvel Netflix ha scelto di raccontarne le pieghe più intime, sondando i risvolti più drammatici di quel “supereroi con superproblemi” che è uno dei mantra centrali dell’universo pensato da Stan Lee e Jack Kirby. L’idea di fondo è che avere dei poteri non implichi affatto particolari responsabilità (a meno che tu non abbia un bravo zio che te lo insegna), né costringa ad essere coraggiosi o temerari. Anche chi ha i poteri può avere paura, può sudare in preda agli incubi, può desiderare di essere semplicemente lasciato in pace. Soprattutto, avere dei poteri non garantisce alcuna serenità, piuttosto il contrario: quando la “normalità” è utopia tutto si amplifica, dal senso di colpa per i propri catastrofici sbagli alla paura di essere costantemente osservati, addittati, perfino usati. Avendo un super-corpo, insomma, servirebbe una super-mente, ma i due poteri spesso non vanno a braccetto.
Se questa è l’impostazione di fondo, gli autori di Jessica Jones hanno il merito di aver scelto il tono giusto. Molto più vicino all’investigativo e al noir che non al supereroistico classico, la serie sembra in grado di recuperare una caratteristica chiave della parte più alta del fumetto americano, quella cioè che trasforma il supereroismo non tanto in un genere specifico, quanto in un “metagenere” capace di comprenderne molti altri. Da ormai parecchi anni il fumetto di supereroi non è più da considerarsi una scatola chiusa che risponde a tot regole granitiche, quanto piuttosto un contenitore che, accanto (e intorno, e attraverso) i poteri racconta storie drammatiche, romantiche, investigative, filosofiche.

In questo Jessica Jones riesce benissimo, nell’usare creature extra-umane per imbastire discorsi fin troppo umani, ponendo allo spettatore un sacco di domande tipo “cosa faresti se…?”
Non è nemmeno un caso che il nemico di Jessica, ragazza dalla forza eccezionale, sia un manipolatore della mente, che la costringe a usare il cervello molto più di quanto non possa usare i muscoli. Nasce così un thriller psicologico in cui i superpoteri, più che un’arma vera e propria, diventano un pretesto per raccontare altro, e per scavare nella psicologia dei personaggi.
In tutto questo ha avuto certamente un bel ruolo la scelta di una protagonista pressoché perfetta: Krysten Ritter, donna dalla bellezza non convenzionale, spigolosa e malinconica, riesce senza grosso sforzo a contaminare tutte le emozioni del suo alter ego, mai solo “triste”, o “solo arrabbiata”, o “allegra”, ma sempre un misto di tutto, specchio azzeccatissimo di un personaggio in cerca di identità e di un posto nel mondo.

NEW YORK, NY - MARCH 10: Krysten Ritter filming "Jessica Jones" on March 10, 2015 in New York City. (Photo by Steve Sands/GC Images)

Jessica Jones è dunque un bel prodotto, una prosecuzione coerente e ragionata di un discorso assai interessante iniziato l’anno scorso e che andrà avanti nei prossimi anni su più binari paralleli, dalle piattaforme web alla tv tradizionale, passando per nuovi capitoli cinematografici.
Questo però non toglie che ci sia stato qualche passaggio più zoppicante. Per dirla in soldoni, Jessica Jones non è una serie perfetta, e soprattutto mi è parsa inferiore a Daredevil, per quanto i paragoni siano sempre un po’ antipatici (ma d’altronde qui sono tutti parenti, viene un po’ spontaneo).

C’è qualche elemento tecnico che non convince del tutto, come un inizio di pilot un po’ troppo lento e una fotografia che molti avrebbero voluto più coraggiosa, più metallica e contrastata (più fumettosa insomma, anche se probabilmente esagera chi chiede tredici ore di Sin City). Ma queste sono cose relativamente piccole, di scarso conto.
Più grave, invece, è una certa ripetitività d’azione, come se ogni tanto mancassero le idee: quasi tutta la stagione vive sul meccanismo “andiamo a prendere Kilgrave, lo prendiamo, lui scappa, andiamo a riprendere Kilgrave”. La reiterazione ossessiva di questa dinamica, in un perpetuo arrotarsi su se stesso dello scontro fra Jessica e il suo ex schiavista, finisce col diventare inevitabilmente stucchevole, anche se ogni volta si cerca di aggiungere un pezzo del puzzle, che sia l’infanzia della protagonista o il suo rapporto con Luke.

Tutta Jessica Jones, qualunque sia il tema centrale di ogni dato momento, passa attraverso il filtro del rapporto fra la protagonista e il suo stalker superumano. Tutto il resto – personaggi secondari, qualche minimo caso di puntata, ecc – sembra essere accessorio, quasi uno strumento pensato per aumentare quella tensione. Di per sé non è un problema, è un modo abbastanza efficace di mettere in scena i danni che il cattivo ha provocato nella mente di Jessica. Però stiamo parlando di tredici episodi pensati per essere visti di fila: la sensazione è spesso quella di rivedere la stessa scena, solo riveduta e corretta, e questo non va bene.

Lo stesso Kilgrave, a ben guardare, non regge il confronto col Wilson Fisk visto in Daredevil. Non per carenze dell’attore (David Tennant era e resta un figo pauroso), ma proprio per lo spessore del personaggio, che rimane troppo uguale a se stesso per troppo tempo.
Volendo qui ci starebbe anche una riflessione sul finale e su alcune incoerenze nel comportamento di Jessica che annacquano certe riflessioni fatte nel corso di tutti gli episodi iniziali. Ma non voglio spoilerare troppo, magari ne parleremo un’altra volta.

Jessica Jones (4)

Ultimo punto, tornando al confronto con Daredevil, riguarda un effetto boomerang di quella stessa impostazione che apprezzavo all’inizio. Anche grazie al suo essere arrivata prima, Daredevil ci ha davvero stupito. Era una serie supereroistica, e la riconoscevamo come tale, ma era anche diversa da tutto ciò che avevamo visto in tv fino a quel momento. Basta solo questo per spiegare in larga parte l’affezione che abbiamo subito coltivato per lei, e quel senso di “perché non sei arrivata prima?” che molti fan hanno provato nel pensare a tentativi super-seriali precedenti.
Jessica Jones non poteva sfruttare quell’effetto novità, ma soprattutto non segue lo stesso percorso, anche se il traguardo sembra essere lo stesso. Daredevil è una serie coi poteri, in cui c’è molto più dramma e stile e spessore del previsto. Jessica Jones invece è un drama/crime/thriller in cui ci sono anche dei superpoteri. La prospettiva è dunque esattamente ribaltata, e fa assomigliare Jessica Jones ad altre serie (non supereroistiche) che abbiamo già visto e magari anche molto apprezzato. Il risultato è una diluizione della sua forza espressiva e del suo peso specifico nel magico mondo dei superumani televisivi.

Si tratta anche di sfumature e soggettività, ovviamente: nel mio giudizio non può non avere un peso il semplice e fanciullesco fatto che in Daredevil si picchiano di più e “meglio” di quanto non facciano in Jessica Jones. Sono certo che invece altri spettatori e spettatrici apprezzeranno di più una protagonista femminile, tosta e cazzuta, e un approccio alle battaglie che sia meno coreografico e un po’ più sanguigno. Stesso discorso per le immagini più scure e buie di Daredevil, in contrasto con immagini più chiare, sebbene sempre velate d’ombra, di JessicaI gusti son gusti, e non si discutono.
Mi rimane certamente la sensazione di aver visto una buona serie e di essermi spupazzato tredici episodi senza patire grossa stanchezza: pur nei suoi difetti e piccoli inciampi – a cui bisogna aggiungere qualche dialogo meno ficcante e la ricerca a volte troppo ossessiva (e quindi fastidiosamente palese) della frase ad effetto – Jessica Jones ha fatto quello che doveva, aggiungendo un tassello importante e stilisticamente efficace al sempre più vasto universo audiovisivo della Marvel, e lasciandoci la voglia di vedere le prossime incarnazioni del connubio Marvel-Netflix.
Certo, le aspettative sono sempre una brutta bestia: pensavamo che Jessica Jones avrebbe ri-spaccato tutto e forse non l’ha fatto, però non credo sia il caso di volere troppo male per questo.


Ri-nota: ecco, ma per dire, adesso cosa faccio, dovrei mettere i soliti “perché seguirla” e “perché mollarla”? Anche se gli episodi ci sono già tutti e mi sento un po’ cretino nel farlo?
Niente, sta cosa delle stagioni tutte insieme devo ancora metabolizzarla. O forse, come dicevano in Arma Letale



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