12 Dicembre 2017 8 commenti

Happy!: tutta la violenza e il grezzume che desideriamo per Natale! di Diego Castelli

Con Happy!, tocca amare Christopher Meloni come mai abbiamo fatto prima

Happy! (4)

Sospendete tutto quello che state facendo e correte a guardare il pilot di Happy!
E lo so che raramente inizio le recensioni con questa sicurezza, tanto che forse qualcuno potrebbe pensare che siamo di fronte alla nuova serie di culto della vita, che se non la vedi rimani fuori dal giro che conta e poi ti schifano anche quando vai al bar.
Ecco, no, non è così, ma Happy! è esattamente, precisamente, compiutamente quello che, almeno da queste parti, consideriamo il prodotto perfetto per Natale: un adorabile miscuglio di violenza, follia e, molto in fondo, buoni sentimenti.

In onda su SyFy, tratta dall’omonimo fumetto di Grant Morrison e Darick Robertson e creata per la tv dallo stesso duo, Happy! racconta di Nick Sax (non sfugga che il nome suona all’orecchio inglese come “Nick fa schifo”), un ex poliziotto diventato sicario alcolista, sporco brutto e cattivo, pieno di quel sarcasmo macabro e tagliente tipico di chi ha imparato a ridere in faccia alla morte.
Nick porta avanti una vita abbastanza terrificante ma, proprio quando sembra arrivato al capolinea dopo uno scontro con dei mafiosi, viene salvato per il rotto della cuffia da alcuni paramedici. Forse a causa del trauma subito, che gli ha scombinato il cervello più di quanto non fosse già scombinato prima, Nick comincia a vedere Happy, uno strano unicorno volante costruito in computer grafica, che in realtà è l’amico immaginario di una ragazzina rapita da un maniaco vestito da Babbo Natale. Happy ha lasciato la piccola Hailey per cercare aiuto, e l’unico in grado di vederlo è proprio Nick, che dunque deve diventare il suo partner nel salvataggio della bambina.

Happy! (3)

Arrivata in un momento in cui solitamente si comincia a pensare alla sonnacchiosa pausa seriale natalizia, Happy! fa l’effetto di un petardo in chiesa. Il pilot è grezzo, volgare, violento, sanguinoso, bellissimo. Nick è interpretato da un ottimo Christopher Meloni, che in vita sua non a caso ha interpretato sia il buono che il cattivo (Law & Order, True Blood, più una lunga sequela di film), e che forse qui potrebbe trovare la consacrazione definitiva verso un pubblico più di nicchia ma più nerdoso ed esigente, che l’aveva sempre considerato un attore generico.

Ecco, in Happy! Meloni non ha proprio nulla di generico, perché riesce a trovare un equilbrio perfetto fra il suo ruolo di “buono” (è pur sempre quello che dovrà salvare la bambina) e uno stile di vita che è francamente oltre l’antieroismo: se dovessi fare un paragone penserei probabilmente a Deadpool, che appartiene a un altro genere ma si porta dietro lo stesso livello di totale menefreghismo per la vita (degli altri ma pure propria), e una straordinaria capacità di uscire dalle situazioni più complicate scegliendo sempre la soluzione più sanguinaria e tamarra. Ma soprattutto, il Nick Sax di Meloni fa ridere spesso e volentieri, nel contrasto fra la fisicità solida e quasi militare dell’attore e le stronzate che vomita fuori dalla bocca, appena sotto lo sguardo da fattone e i capelli da scienziato pazzo.

Happy! (2)

In tutto questo, l’elemento paradossalmente più debole è proprio Happy, l’animaletto che accompagna Nick e che dovrebbe avere la funzione dell’elemento tenero e speranzoso da contrapporre ai moti (auto)distruttivi del protagonista. In realtà, quando l’incontro fra i due effettivamente avviene, la presentazione di Nick è stata così precisa e ficcante, che quasi non sentiamo il bisogno di aggiungere altro: ci sembra che Sax possa reggere benissimo la scena da solo, trascinando gli spettatori in un vortice di pazzia e violenza da gustare con cioccolata calda e Oro Saiva (anche se io preferisco gli Zalet, o anche i Granturchese).
Questo però non significa che i due poi non funzionino. Le serie e i programmi tv che prevedono l’interazione di umani e pupazzi/cartoni ci sono sempre stati, e spesso sono un trappolone in cui trovare effetti speciali da oratorio e retorica fin troppo spicciola (l’ultimo esperimento, commercialmente fallimentare al netto di un tot di tenerezza, è forse Imaginary Mary con Jenna Elfman). Happy! però si salva proprio perché di norma la presenza di un personaggio “fantasy” fa il paio con una costruzione molto familiare se non addirittura infantile, cosa che invece Happy! rifugge con feroce passione. Anzi, se fate vedere Happy! a un bambino sotto i dieci anni probabilmente gli blocca la crescita.

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È evidente che una serie come questa vive molto sulla qualità della sua messa in scena e delle idee comico-grottesche che riesce a tirar fuori dal cilindro. Il pilot in questo è potentissimo, ingegnoso e ritmato alla perfezione, ma la vera sfida sarà riuscire a dare un’evoluzione coerente a storia e personaggi, senza mai perdere di vista la necessità di riempire gli occhi dello spettatore con gag e massacri d’antologia.
L’inizio, comunque, fa sperare benissimo.

Perché seguire Happy!: perché con l’arrivo del Natale una serie che puntata tutto su violenza, follia e comicità grezzona è proprio quello che ci vuole.
Perché mollare Happy!: Se a Natale amate circondarvi solo di buoni sentimenti e cartoni Disney, magari è il caso di recuperarla a feste finite…



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