4 Gennaio 2019 3 commenti

Deadly Class – A scuola di omicidi di Diego Castelli

Deadly Class racconta di un liceo in cui all’esame devi ammazzare qualcuno, sennò ti bocciano

Copertina, Pilot

Deadly Class (1)

Di teen drama ne abbiamo visti tanti. Di teen drama più tosti di altri, con temi forti come droga, bullismo, e violenze varie, pure. E non sono mancati i teen drama che, prima o dopo, coinvolgessero anche morti più o meno sospette e deliberate.
Probabilmente, però, ancora ci mancava il teen drama in cui i protagonisti frequentano un vero e proprio liceo per aspiranti assassini, in cui si insegna ad ammazzare la gente nel modo più efficiente possibile, e in cui i compiti a casa sono letteralmente omicidi.

Tratta da un fumetto del 2014 – edito da Image Comic, scritto da Rick Remender e disegnato da Wesley Craig – Deadly Class è la nuova serie di SyFy e racconta proprio questo: protagonista è Marcus (Benjamin Wadsworth), ragazzo orfano accusato di aver dato fuoco all’orfanotrofio in cui viveva. Marcus viene “salvato” da un’esistenza povera e ai margini da un gruppo di ragazzi e da un preside, facenti parte del King’s Dominion, una scuola segreta in cui vengono addestrati al crimine (e all’omicidio in particolare) i rampolli di famose famiglie criminali. Più, ovviamente, singoli talenti e presunti tali trovati in giro, come il nostro Marcus.
Le virgolette sul “salvato” sono d’obbligo, perché è ovvio che un liceo popolato da potenziali assassini non è un nido caldo e sereno in cui piccoli apprendisti coltivano amicizie zuccherose tenendo la violenza solo ed esclusivamente fuori. È invece una tana di vipere divisa in diverse fazioni e gang, con l’aggiunta dei deboli e sfigati non affiliati, in cui le classiche dinamiche del teen drama – amori, tradimenti, bullismo, faide varie – vengono ingigantite e infilate in una spirale di violenza continua.

Deadly Class (3)

In questo senso, i primissimi minuti del pilot sono magistrali, con un inizio in classe che anticipa l’effettivo racconto dell’arrivo di Marcus all’istituto, e in cui vediamo cosucce un po’ particolari: un professore/preside che insegna l’omicidio e fa fisicamente sanguinare una tizia che stava passando un bigliettino fra i banchi, e poi la stessa tizia che si lecca provocatoriamente il sangue colato dal naso. Il tutto fra banchi di scuola e uniformi un po’ stile Elite. Insomma, in pochissimi istanti lo spettatore è buttato dentro un ambiente che crede di conoscere, ma che subito viene ribaltato con pochi semplici tratti che danno l’idea di un twist assolutamente straniante.
Nel resto del pilot conosciamo meglio Marcus, il suo desiderio di dare un senso alla sua vita dopo la morte atroce dei genitori, la sua idea di non essere davvero tagliato per un liceo di assassini, e la sua progressiva immersione nelle regole (scritte e non) del nuovo ambiente, in cui aspirazioni, sesso e violenza si mescolano a creare una specie di incantesimo da cui il ragazzo si sente continuamente attratto e respinto.

Deadly Class ha un bello stile e una riconoscibilità immediata, e questi son tutti plus. Anche il cast non è male, a partire dal preside e discendente del fondatore della scuola, interpretato da Benedict Wong (vecchia conoscenza di Marco Polo ma famoso soprattutto per Doctor Strange e Avengers: Infinity War).
Il suo problema, semmai, è un tentativo ancora un po’ goffo di tenere insieme l’etica “storta” degli assassini con una descrizione dei “buoni” che finisce con l’essere relativamente standard.

Per dirla meglio, il pilot si affanna (non senza risultati) per costruire la cornice morale entro cui si muovono i personaggi: una cornice che dà valore alla vendetta, alle pulsioni dell’animo, e che si basa sull’assunto che esistono uomini meritevoli di morire (e uomini meritevoli di dar loro la morte, a quanto pare). Parliamo insomma di assassini di colpevoli, un po’ alla Dexter, cosa che già di per sé può far perdere qualche piccola sfumatura di figaggine a un gruppo che si suppone senza regole e con un futuro nella mala. A questo, poi, bisogna aggiungere le remore morali di diversi personaggi, che già nel pilot mostrano un lato un po’ più tenero del previsto.

Deadly Class (2)
C’è insomma qualche equilibrio da calibrare, forse qualche freno da mollare, all’interno di una struttura che però era e resta quella di un teen drama, con le sue esplicite aree di soap adolescenziale. A fare da collante al tutto, poi, un tema anche questo classico del genere, cioè quello dell’emarginato, del reietto, che arriva dall’esterno ed entra a far parte di un gruppo dalle dinamiche consolidate, stravolgendole scientemente o suo malgrado. In questo senso, Deadly Class riesce a potenziare il tema oltre le sue normali coordinate, perché ci mostra un protagonista per il quale un posto nel mondo, uno scopo, qualche essere umano da chiamare “famiglia”, sono cose così importanti da rendere superfluo il fatto che quel mondo, quello scopo, quella famiglia, hanno a che fare con l’omicidio di altre persone.
Su questa tensione, probabilmente, si giocherà gran parte della riuscita della serie, che ha i numeri per fare qualcosa di buono, ma deve ancora maturare.

Perché seguire Deadly Class: il genere è classico, il trattamento no, e può dare soddisfazioni sanguinolente.
Perché mollare Deadly Class: al di là del twist omicida, resta fondamentalmente un teen drama, con i suoi pro e i suoi contro.

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