5 Gennaio 2018 26 commenti

Black Mirror – Chi non cambia, muore di Marco Villa

La classifica degli episodi della quarta stagione di Black Mirror, una stagione fondamentale per la serie di Charlie Brooker prodotta da Netflix

Copertina, On Air

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La quarta stagione di Black Mirror è stata pubblicata il 29 dicembre, ovvero in quei giorni in cui si è tutti sospesi tra le prime feste e le ultime, con lunghe ore da spendere in casa. Scelta strategica quella di Netflix, anche perché si tratta degli stessi giorni in cui un filo di ansia e di malinconia ce l’hanno tutti e quindi le puntate paranoiche e angoscianti di Black Mirror hanno un impatto ancora più forte. L’altro lato della faccenda, però, è che tutti abbiamo più tempo libero anche per commentare e dare giudizi e così in poche ore i social si sono riempiti di gente che diceva quanto fosse peggiorata Black Mirror, quanto fossero lontani i fasti delle prime stagioni di Channel 4.

Tutta colpa di Netflix e della produzione americana subentrata dalla scorsa stagione, che avrebbe trasformato la serie di Charlie Brooker in qualcosa di diverso, talmente differente da poter dire che non era più la vera Black Mirror. Si è quindi palesata l’esistenza di una fazione estremista molto convinta, che difende la vera ortodossia di Black Mirror di fronte alle tentazioni e alle deviazioni imposte dalle superpotenze occidentali. A queste persone, qui su Serial Minds rispondiamo in maniera piuttosto netta: viva la contaminazione, viva il cambiamento, viva la quarta stagione di Black Mirror.

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Black Mirror negli anni si è imposta come una serie capace di sorprendere a ogni episodio, grazie a un formato che le permette di cambiare scenario e personaggi con libertà assoluta. Il cambiamento, insomma, è da sempre la chiave principale del successo della serie. Come tutti i prodotti che hanno avuto una fase di culto estremo e poi sono diventati più diffusi, si ritrova adesso una falange armata di intransigenti che non accetta alcuna deroga e che protesta se non c’è una innovazione tecnologica malata al centro di ogni puntata. Dimenticando innanzitutto che Black Mirror partiva con una puntata che parlava di un maiale e che di futuristico non aveva nulla, ma dimenticando anche (e soprattutto) che è la libertà di azione più assoluta ad aver fatto sì che Black Mirror diventasse Black Mirror, ovvero una delle serie tv più intelligenti della nostra epoca, capace di sfidare le convinzioni del proprio pubblico al punto da costringerlo a rimettersi in gioco all’inizio di ogni episodio.

Per questi motivi, la quarta stagione di Black Mirror va premiata perché non si accontenta di fare il compitino per far felici i fan della prima ora, ma rilancia sotto ogni aspetto e punto di vista. Non è una stagione perfetta, ci sono episodi più deboli di altri, ma è una stagione che funziona, che ha forza. E adesso andiamo passo passo a mettere in ordine i suoi sei episodi, da quello che ci è piaciuto di meno a quello che ci ha entusiasmato di più. Via.

6. Metalhead

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Non una brutta puntata, ma quella che esula di più dal discorso portato avanti da questa stagione. Metalhead è un esercizio di stile in bianco e nero che produce un’ansia disumana, ma che lascia poco dietro di sé, complice anche il finalino da libro Cuore con la scatola di orsacchiotti rovesciata che ha acuito il rischio diabetico dei pranzi delle feste. Maxine Peake eccezionale come sempre, in compenso.

5. Arkangel

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Delle puntate della quarta stagione, Arkangel è senza dubbio quella più vicina alla classicità di Black Mirror. Pure troppo, vien da dire, perché se è vero che tutto gira a meraviglia e che non si possono muovere critiche sostanziali all’andamento dell’episodio, è anche vero che è quello che più di tutti rischia il “già visto”. L’impianto intra-cranico che permette di vedere, registrare o rivedere ciò che si è fatto è un tema affrontato più volte. L’incrocio tra identità e controllo è uno degli aspetti cruciali della poetica di Charlie Brooker: Arkangel è un altro capitolo di questo discorso.

4. Crocodile

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Crocodile e Arkangel sono molto legate: si tratta di puntate in qualche modo gemelle, ma speculari. Arkangel parte dalla tecnologia e racconta in che modo la vita umana si adatti ad essa, mentre Crocodile parte da una vita tutto sommato simile alla nostra (per quanto segnata da un evento tragico) e la mette poi in cortocircuito con un’invenzione nata per garantire giustizia, ma che si rivela causa di morti. Un approccio differente, che si appoggia di nuovo su un’altra grande interpretazione femminile (Andrea Riseborough nei panni di Mia) e che regge sia come storia, sia come intuizione tecnologica.

3. Hang the DJ

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Ed eccoci alle migliori tre. Hang the DJ per molti è stata la San Junipero di questa stagione: romanticona, lacrimoni, l’amore trionfa. Pur nella totale diversità delle storie, il parallelo ci sta, per quanto l’idea di base sia innegabilmente più debole e meno affascinante. A livello narrativo, però, è estremamente efficace: lo scontro tra tecnologia e libero arbitrio torna anche qui, nonostante il colpo di scena finale riveli che in realtà non è stata mai compiuta nessuna scelta e avevamo passato un’oretta sballottati tra un algoritmo e l’altro. Non per essere ripetitivo, ma di nuovo interpreti fondamentali: in questo caso Georgina Campbell e Joe Cole.

2. USS Callister

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La prima puntata di stagione è quella che ha scatenato tutto il casino di reazioni su Black Mirror. A noi è piaciuta tantissimo, sia per la molteplicità di livelli di lettura, sia per la scelta di affrontare un tema molto complesso. Non sto a dilungarmi: il mio socio ha già scritto mille mila parole su questo episodio, quindi se volete sapere come la pensiamo vi rimando al pezzo interamente dedicato a USS Callister

1. Black Museum

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Primo posto per l’ultima puntata. Black Museum è un episodio di importanza assoluta per Black Mirror, sia per come è strutturato, sia per le rivelazioni che si porta dietro sulla serie in quanto tale. Si tratta di fatto di una mini-antologia, di una micro stagione all’interno della stagione, in cui vengono raccontate tre vicende che sarebbero potute tranquillamente essere episodi a sé. Una dimostrazione della ricchezza dell’universo di Black Mirror, che è anche la dimostrazione dell’esistenza di quell’universo: camminando tra i cimeli esposti nel museo, vediamo oggetti che provengono dalle altre puntate della stagione e sentiamo riferimenti a mondi e situazioni esplorati nelle stagioni precedenti. È una rivelazione fondamentale: i singoli episodi di Black Mirror fanno parte di un’unica narrazione, di un unico universo in cui l’upload delle coscienze di San Junipero convive quello del DNA di USS Callister.

Per una serie che ha sempre fatto dell’indipendenza degli episodi la propria caratteristica più identificativa, è un cambiamento radicale. Sì, ho detto di nuovo cambiamento, perché Black Museum contiene il messaggio più forte dell’intera stagione: Black Mirror può restare viva e stimolante solo se cambia, anche nel profondo, anche nel suo formato. Altrimenti rischia di diventare un museo in mezzo al deserto.

Black Museum è l’ultima puntata di stagione, ma sarebbe perfetta come ultima puntata di serie. Netflix non ha ancora fatto annunci in questo senso: la speranza è ovviamente che arrivino altre puntate, ma in caso contrario non ci sarebbe potuta essere chiusura migliore.



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