27 Febbraio 2018 13 commenti

Seven Seconds – Il grande ritorno della creatrice di The Killing di Marco Villa

Dopo The Killing, Veena Sud torna su Netflix con Seven Seconds, un thriller potente e intenso di quelli che tanto piacciono a noi

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Nel 2011 qui a Serial Minds andammo fuori di testa per una semplicissima domanda: chi ha ucciso Rosie Larsen? La serie era The Killing, richiamava in maniera diretta Twin Peaks prima che Twin Peaks tornasse prepotentemente di moda ed era la versione americana della danese Forbrydelsen. A occuparsi dell’adattamento da Copenhagen a Seattle fu Veena Sud, fino a quel momento autrice di lungo corso a Cold Case. Quattro anni dopo l’episodio finale di The Killing, Veena Sud è tornata, con una nuova serie crime: si chiama Seven Seconds e ha tanti punti in comune con The Killing. Il più importante, però, è che sembra davvero bella.

Seven Seconds è una nuova serie tv originale di Netflix, distribuita dal 23 febbraio. La prima stagione conta 10 episodi e tra i registi c’è anche Jonathan Demme, che ha firmato il secondo episodio come ultimo lavoro della sua carriera. La storia è di quelle che potrebbero capitare a chiunque: in un giorno di neve, un uomo travolge con la sua auto un ragazzino in bicicletta. Da qui, la storia non è più di quelle che potrebbe capitare a chiunque: l’uomo in questione è Pete Jablonski (Beau Knapp), da poco entrato nella task force narcotici della polizia di Jersey City e ovviamente pensa bene di chiamare i suoi colleghi per nascondere quello che ha fatto. Se avete una minima esperienza di libri o film sulla narcotici, sapete che non esattamente dei poliziotti modello, ma degli zarri tatuati che se la giocano sempre sul filo della corruzione. Seven Seconds non fa eccezione e così il capo della narcotici Mike DiAngelo (David Lyons) organizza l’occultamento delle prove e trova un capro espiatorio da incolpare.

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Questo è il primo lato della storia, con tutti gli struggimenti dell’investitore e tutti i magheggi dei suoi colleghi. Il secondo lato è invece quello della famiglia del ragazzo ucciso, una famiglia afroamericana molto religiosa, ma che nasconde qualche scheletro nel proprio armadio. Il terzo lato vede invece protagonisti la vice procuratrice KJ Harper (Clare-Hope Ashitey) e il detective Fish Rinaldi (Michael Mosley), che indagano su quanto accaduto.

Come già dimostrato in The Killing, Veena Sud conferma la propria abilità nel mantenere vivi diversi filoni narrativi, riuscendo a dare grande pathos a ognuno di essi: in particolare, quello famigliare è a tratti straziante, con la coppia di genitori devastata dalla morte del figlio. I due partono da una situazione perfetta: rapporto di coppia solidissimo, casa nuova appena comprata e soprattutto un totale inserimento nella comunità parrocchiale. L’incidente del figlio manderà tutto in crisi, a livello personale come famigliare, finendo per tirare fuori fantasmi dal passato della famiglia. Una dinamica già vista proprio in The Killing, con la famiglia di Rosie Larsen passata al setaccio episodio dopo episodio. È senz’altro questa la parte più intensa, capace di trasformare fin da subito l’attenzione in vera partecipazione.

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Altrettanto ben strutturata è la parte di investigazione più classica: se KJ è forse troppo legata allo stereotipo del poliziotto dannato, per quanto declinato al femminile, il suo partner riesce a sorprendere e a essere convincente sia come detective, sia come portatore sano di un piccola vena comica che a tratti permette di tirare il fiato, ricordando in qualche modo il rapporto tra i protagonisti di The Killing.

Seven Seconds è una serie che riesce a conquistare nel profondo il proprio pubblico: oltre a tutti i temi già evidenziati, a naso si aggiungerà anche quello legato al movimento Black Lives Matter, con una vittima nera e un omicida che appartiene alle forze dell’ordine. I primi episodi di Seven Seconds convincono sotto ogni aspetto: siamo di fronte a una serie potente, che ha ancora ampi margini di crescita narrativa ed emotiva.

Perché guardare Seven Seconds: per la forza che dimostra di avere fin dal primissimo episodio

Perché mollare Seven Seconds: perché a tratti sa essere davvero straziante



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