11 Settembre 2018 18 commenti

Bodyguard – La serie dei record che parte a mille di Marco Villa

Provate a guardare i primi dieci minuti di Bodyguard e non riuscirete più a staccarvi

Ci sono serie che dopo episodi ed episodi ti lasciano ancora freddo di fronte alle vicende che raccontano. Ci sono serie che, dopo pochi istanti e senza conoscere nulla dei personaggi, ti fanno stringere i braccioli del divano dal coinvolgimento. È quello che succede con Bodyguard, che in tempo zero ci porta in una lunga sequenza ambientata su un treno di pendolari che sta per subire un attacco terroristico: non sappiamo chi sia il protagonista, sappiamo solo che ha due figli sul treno, ma non siamo ancora nella condizione di poter soffrire per lui. A far decollare da subito Bodyguard è una scrittura tensiva precisa, che cattura lo spettatore e mette in discesa il resto del pilot.

Bodyguard è una serie tv in onda su BBC One dal 26 agosto. Creata da Jed Mercurio, è una delle serie con il migliore attacco degli ultimi anni. Come detto si parla di un tentativo di attentato che non ha successo solo grazie all’intervento di David Budd, ex soldato che ha combattuto nelle guerre post-11 settembre, da cui è tornato con un disturbo da stress post-traumatico che gli è costato il matrimonio. Grazie alla fermezza dimostrata durante l’attentato, David viene promosso a guardia del corpo di Julia Montague (Keeley Hawes), ministro degli interni britannico. David è fedele allo stato e al suo compito, peccato che il ministro sia un falco che punta a creare tensioni interne ed esterne nei confronti di chiunque provenga dal Medio Oriente. Da uomo che ha combattuto in quei posti, David sa che non si tratta della scelta migliore (eufemismo), ma si trova schiacciato nella difficile situazione di dover proteggere la donna che incarna quello stesso modo di fare politica che ha portato alla sua condizione attuale.

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Come già detto, Bodyguard ha dalla sua un livello altissimo di scrittura, che si manifesta già dai primi minuti del primo episodio. Il David Budd interpretato da Richard Madden (Robb Stark di Game of Thrones) è credibile nel suo essere scisso tra l’irreprensibilità che dimostra sul lavoro e la distruzione della propria vita personale. Non solo, perché Bodyguard si butta a testa bassa in quello che è il grande tema del nostro tempo, quello che unisce la questione immigrazione a vari livelli, da quello macro della geopolitica a quello interno della gestione dell’ordine pubblico. Senza dimenticare un rimosso consistente della società anglo-americana, ovvero quello legato ai problemi dei reduci delle guerre più recenti.

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Il personaggio di Madden costruisce una tensione sempre più alta con quello di Keeley Hawes, in un confronto che regge e che si dimostra in grado di tenere botta. Bodyguard è partita benissimo, sotto tutti i punti di vista, compreso quello degli ascolti, che sono stati da record. Gli episodi sono otto, la tensione di cui sopra deve quindi evolversi in qualche direzione, perché uno stallo prolungato sarebbe difficile da portare fino al termine della serie. Visto l’esordio, non c’è motivo di essere pessimisti.

Perché guardare Bodyguard: perché già nei primi minuti di serie riesce a catturare lo spettatore

Perché mollare Bodyguard: perché c’è il rischio che lo scontro tra i protagonisti diventi uno stallo

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