16 Luglio 2019 6 commenti

Family Reunion: Netflix e la maledizione delle sitcom multicamera di Diego Castelli

Dai, se non vi viene rinunciate, non è mica un problema

Family Reunion (4)

Mi capita spesso di sentire questa o quella persona (anche qui su Serial Minds) lamentarsi di Netflix nel senso di “non c’è niente da vedere, tutta fuffa”. È una critica che non ho mai compreso fino in fondo. Netflix ormai da anni punta anche sulla quantità, produce moltissimo con l’obiettivo di coprire ampie fasce di pubblico e gusti, e per avere una sua library molto ricca nel timore (chissà quanto fondato) che fra 2-3 anni molti contenuti possano sparire, perché tenuti in casa da piattaforme concorrenti (tipo Disney).
Il risultato, per me banale e pure legittimo, è che Netflix offra, in quasi tutti i generi, cose buone e cose meno buone. Netflix ha prodotto e produce roba meritevolissima come Stranger Things, Dark, Grace & Frankie, Love, Death & Robots, Glow, Bojack Horseman, e poi ciofeche o quasi-tali come What/If, parte delle serie Marvel, Baby e quant’altro.
Insomma, non tanto diverso da qualunque altra rete o piattaforma televisiva.

Un’eccezione però c’è. Se Netflix ha prodotto cose buone e cose meno buone in tutti i generi e formati, ce n’è uno dove continua imperterrita a fare schifo, praticamente senza eccezione (a meno che mi sia perso qualche pezzo): la sitcom multicamera. Cioè la sitcom girata in uno studio, con più camere contemporaneamente, alla presenza di un pubblico vero o simulato di cui si sentono le reazioni. Insomma, le sitcom con le risate sotto.
Dalla nascita di Netflix, qui a Serial Minds le abbiamo bocciate tutte, e oggi non faremo eccezione.
Parliamo infatti di Family Reunion, distribuita in italiano come “La Famiglia McKellan”. Creata da Meg DeLoatch – che aveva esordito come co-producer della mitica Otto sotto un tetto e negli anni si è poi specializza nella produzione di comedy all black – Family Reunion racconta di una famiglia che, dopo una vita passata in città dove il padre fa il giocatore di football, si trasferisce in provincia/campagna nel paesello di origine, dove ancora vivono i nonni e un numero imprecisato di fratelli e cugini.



Family Reunion (1)

La “reunion” del titolo è sia la festa su cui si basa il pilot, sia l’idea più generale di un ritorno alle origini e di una ricomposizione di un nucleo familiare disgregato in precedenza per questioni di lavoro.
Bene, giusto per non girarci troppo intorno: Family Reunion non fa mai ridere. E se è vero che la risata sguaiata non è la caratteristica fondante della comedy (basta guardare Woody Allen, per dire, o Scrubs), è altrettanto vero che nella sitcom multicamera si sentono delle risate che, almeno ogni tanto, dovrebbero essere accompagnate da quelle degli spettatori, altrimenti non se ne capisce il senso.
Ecco, mai. Il disagio è immediato, fin da quando la famiglia McKellan muove i primi passi sul portico dei nonni: le battute sono stiracchiatissime, roba da quinta elementare, e le risate pompate e felicissime in sottofondo non fanno altro che peggiorare la situazione, perché ti fanno proprio chiedere “ma che c’avrete tutti da ridere in sto modo?”.

Ed è un peccato perché, già nel pilot, la serie sembra voler toccare qualche tasto diverso dal solito: per esempio, partendo dal fatto che la figlia maggiore ha la pelle più chiara rispetto ai fratelli, viene introdotto il tema del razzismo interno dalla comunità afroamericana, una cosa di cui si parla molto poco ma che ha una rilevanza piuttosto pesante (se ne sente parlare ogni tanto in altri contesti, come quelli sportivi).
Per una serie di Netflix, pensata per essere offerta immediatamente in tutto il mondo a pubblici diversissimi, non è una scelta banale, e non escludo a questo punto che, tra il serio e il faceto, il resto della prima stagione offra altri spunti di quel tipo, magari un po’ zuccherosi (la questione viene risolta con un gentilissimo “i neri sono belli in tutte le sfumature”), ma con una loro importanza culturale.

Family Reunion (3)

Il problema è che non arriveremo a sentirli, perché troppo forte è l’imbarazzo di fronte a una comedy che vuole divertire, e non ci riesce praticamente mai.
Come vedete ci abbiamo pure provato a trovare qualche risvolto positivo. E potremmo sicuramente sviscerare un po’ di più i personaggi, raccontando la rava e la fava di ognuno. Ma onestamente non c’è motivo, uno perché tanto sarebbe roba banalissima e sentita mille volte, ma soprattutto, il problema è che la voglia di spegnere che ti viene alla prima parola pronunciata dal primo personaggio.
Così non andiamo da nessuna parte.
Perché seguire Family Reunion: qualche spunto interessante dal punto di vista culturale.
Perché mollare Family Reunion: punta prima di tutto a far ridere, e non ci riesce mai. Non “poco”. Mai.

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