20 Settembre 2019

The Capture – Ma bisogna fidarsi delle immagini? di Marco Villa

The Capture è un crime che gira intorno alle telecamere di sorveglianza, ponendo una grande domanda: sono affidabili?

Serie crime inglesi di livello, capitolo secondo. Qualche giorno fa via abbiamo parlato di A Confession, oggi tocca a The Capture. Se per la serie con Martin Freeman tutto girava intorno al concetto di genere e variazione sul tema, con The Capture – dal 3 settembre su BBC 1 – siamo in altri territori, in un certo senso più stuzzicanti, pur parlando sempre di un’indagine su una ragazza scomparsa.

La ragazza in questione è Hannah Roberts (Laura Haddock), avvocatessa di grido, che ha appena fatto scagionare il caporale Shaun Emery (Callum Turner), veterano dell’esercito inglese, accusato di aver ucciso a sangue freddo un nemico sul campo di battaglia. Per festeggiare l’assoluzione, l’imputato e la legale partecipano a un festone con gli amici del soldato, al termine del quale si allontanano insieme. E qui avviene il fattaccio: una telecamera di controllo riprende un’aggressione compiuta ai danni dell’avvocato da parte del caporale, che però sembra non ricordare nulla. 

Pausa: questo aspetto della telecamera di sorveglianza è fondamentale, perché sono proprio dei filmati a scagionare e poi accusare il caporale Emery. Nel primo caso, il filmato di una gopro installata sul casco di un commilitone sembra dimostrare che Emery ha ucciso un nemico a sangue freddo, ma il lavoro della sua legale lo salva (non è spoiler, fidatevi). Nel secondo caso, è di nuovo un filmato a incastrarlo e a questo punto sorge spontaneo il quesito: questa volta quello che vediamo e che è stato registrato è accaduto veramente?



A dare risposta a questa domanda dovrà essere la detective Rachel Carey (Holliday Grainger) dirottata nella polizia “normale” dopo essersi occupata per anni di terrorismo. Proprio questa esperienza pregressa le permette di sfruttare al meglio tutte le tecnologie a disposizione e il suo primo obiettivo sarà cercare di trovare Hannah Roberts. Già, perché in tutto questo l’avvocatessa di grido continua a essere dispersa.

Come dicevo in apertura, l’intreccio di The Capture è stuzzicante, perché incrocia un classico caso da poliziesco con il tema delle immagini e del controllo. Da un lato perché ogni nostra azione è tracciata e controllabile, dall’altro perché le immagini che sono il risultato di quel controllo possono non essere affidabili. Un discorso tutt’altro che superficiale, che viene raccontato partendo da dettagli tecnici, ma che ha una sua rilevanza di fondo innegabile.

E nel primo episodio di The Capture questi due aspetti sono legati in modo perfetto, perché il discorso più teorico non rallenta il racconto dell’indagine, andando anzi a potenziarlo e a renderlo più imprevedibile.

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