2 Marzo 2018 5 commenti

Collateral – La serie tv crime dove tutti sono protagonisti di Marco Villa

In quattro episodi Collateral prova a cambiare le regole del crime, con scrittura, cast e regia di altissima qualità

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Uno dei pensieri più diffusi riguardo al concetto di casualità è quello che dice che un battito d’ali farfalla possa provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Ovvero: ogni evento è effetto e causa di altri eventi, seguendo una propagazione che parte da un punto e si allarga sempre di più, andando a coinvolgere persone e situazioni in apparenza lontane. È un concetto molto affascinante, ma anche difficile da trasformare in una serie tv. Collateral è un esperimento di questo tipo e merita attenzione.

Collateral è una miniserie in quattro puntata in onda su BBC One dal 12 febbraio (e dal 9 marzo su Netflix). Il primo nome che balza agli occhi è quello di Carey Mulligan, ma non si possono non citare anche la regista SJ Clarkson (Black Mirror e Jessica Jones) e il creatore David Hare (sceneggiatore di The Hours e The Reader, tra gli altri). La storia inizia in modo molto semplice, per quanto disturbante: l’omicidio apparentemente senza senso di un fattorino delle pizze, ucciso mentre esce da una consegna in un ricco quartiere di Londra. Non si tratta di un omicidio a scopo di rapina e tutto lascia presupporre che si tratti di un’esecuzione portata a termine da un killer professionista: il motivo è ovviamente incomprensibile e così inizia lo scavo nelle vite di tutti i coinvolti.



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Lo scavo lo porta avanti innanzitutto Kip Glaspie (Carey Mulligan, appunto), detective incinta che cerca di capire cosa ha portato un rifugiato siriano e un sicario a pochi metri l’uno dall’altro. La forza di Collateral, però, sta soprattutto nel fatto che il lavoro di indagine e scoperta viene compiuto anche dallo spettatore: non veniamo infatti a conoscenza di nuovi dettagli solo attraverso le domande della polizia, perché Collateral ci mostra direttamente le vite dei personaggi collaterali che in qualche modo sono coinvolti e che, soprattutto, sono spesso legati tra loro. La donna che ha fatto l’ordine delle pizze (Billie Piper) è l’ex moglie di un parlamentare (John Simm), che a sua volta ha una ex (Nicola Walker) che al momento è fidanzata con la testimone oculare del delitto. Tutto concatenato, ma la storia prosegue anche in altre direzioni: le due rifugiate che dividevano un garage con la vittima e ovviamente il killer, di cui scopriamo nome e cognome già nel primo episodio.

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Una struttura complessa e tutt’altro che comune in un crime, che presuppone un lavoro intenso da parte dello spettatore e una visione d’insieme molto nitida da parte degli autori. In Collateral, questo sistema narrativo è sostenuto da una regia eccezionale: nel primo episodio SJ Clarkson imprime un ritmo perfetto alle scene, dando ampio spazio a sequenze quasi mute. Si segnalano in particolare un lunghissimo pianosequenza con decine di comparse e movimenti di macchina e la scena della svestizione del killer dopo l’agguato, un piccolo gioiello di riprese e montaggio.

Collateral è una serie molto ambiziosa, che non vuole accontentarsi di essere una semplice storia di complotti e intrighi politici. Sarà anche questo, perché evidentemente si andrà in quella direzione, ma mai come in questo caso va sottolineata l’importanza del come. Dovesse mantenere fino in fondo la qualità dei primi episodi, Collateral si candida a diventare uno dei fenomeni di questa stagione.

Perché guardare Collateral: per il livello altissimo di scrittura, recitazione e regia

Perché mollare Collateral: perché non è il tipico crime investigativo

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