20 Gennaio 2016 7 commenti

Luther – Meglio tardi che mai di Marco Villa

I due episodi della quarta stagione erano solo la prova generale in vista del passaggio al cinema?

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[SPOILER ALERT: SI PARLA DELLA QUARTA STAGIONE]

Oh John Luther, quanto ci hai fatto penare. Prima per le tue disavventure che meritavano la protezione dell’ONU, tra mogli ammazzate, colleghi che ti incastrano e altri che ti muoiono tra le braccia, poi per la pochezza estrema di quello che sembrava fosse il finale di serie. Siamo invece qui a parlare di due nuovi episodi, lieti e felici perché hanno riportato Luther al livello che ricordavamo, ma anche con un po’ di amarezza, perché nel finale arriva un nuovo scivolone.



Il meglio tardi che mai è riferito alla serie, visto che mancava dagli schermi da oltre due anni, ma anche a questo post, che arriva con un mesetto buono di ritardo rispetto alla messa in onda di BBC. Scritta come sempre da Neil Cross, questa mini-stagione è composta da due episodi collegati tra loro. Si inizia con la classica situazione del poliziotto stanco e demotivato, che non trova gli stimoli giusti per tornare in servizio, dopo la morte del socio. Tutto cambia quando Luther scopre nel breve volgere di qualche ora che la sua amichetta killer Alice Morgan è morta e che anche un suo ex collega poliziotto lo è, ucciso da un’esplosione architettata da un serial killer cannibale che sta ammazzando a ritmi vertiginosi. L’unione delle due vicende lo spinge a rimettersi il cappottone e a tornare in pompa magna, con una scena da camminata dell’eroe che è forse l’unico punto di esaltazione del personaggio a cui abbiamo assistito in tutta la serie. Accanto a lui non c’è più il povero Ripley, ma Emma, giovane sergentina interpretata Leslie Rose (Ygritte di Game of Thrones, tra le mille cose).

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L’indagine sul serial killer è una bomba: lui è un cattivo di quelli seri e tutta la storia viene raccontata dosando alla grande i momenti di tensione e violenza. Non ci sono mai cadute di tono e anche i momenti di svolta delle indagini sono perfettamente plausibili, cosa non scontata in Luther, che da sempre paga qualcosa a livello di meccanismo giallo. Non è questo il caso e finalmente abbiamo una storia che tiene e che torna a entusiasmare come ai bei vecchi tempi. Idris Elba sfrutta un pizzetto sempre più imbiancato per essere ancora più carismatico e porta Luther lungo i percorsi che gli sono più congeniali, ovvero quelli che attraversano di continuo il confine della legalità.

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In parallelo si sviluppa la ricerca dell’assassino di Alice Morgan, perché Luther è convinto che non possa essere semplicemente caduta in un canale di Anversa e ivi annegata. Ovviamente ha ragione: c’è sotto una storia di diamanti da vendere, il cui ricavato avrebbe permesso a Alice e John di scappare in Brasile, probabilmente per aprire un chiosco sulla spiaggia, in società con un pugliese che ha mollato la Bocconi perché a Milano fa troppo freddo. È in questa sottotrama che si fa avanti il personaggio di Megan Cantor, ovvero colei che rischiava di mandare a puttane anche questa mini-stagione, come accaduto nella precedente con il capetto degli affari interni. Questa parte di racconto fa acqua da tutte le parti: non tiene lei come personaggio, non tiene la sua vicenda. Basta riassumerla in poche righe per capire che è una gran cazzata: donna terrorizzata da una bulletta da niente uscita di prigione, architetta un mega-piano che contempla l’uccisione (all’estero) di una psicopatica pericolosissima per costringere un poliziotto a indagare di nuovo sulla bulletta da niente di cui sopra. Cioè: completamente a caso. Per fortuna non si tratta di una storyline particolarmente approfondita, altrimenti saremmo usciti da questi due episodi con le ossa rotte.

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Ne usciamo invece pienamente soddisfatti: Luther è tornata come la ricordavamo e ha dimostrato di avere ancora tanto da dare. Non si sa in che forma, visto che questi due episodi erano probabilmente una prova generale di Elba e Cross in vista di un’uscita cinematografica stile The Abominable Bride di Sherlock. Prova generale assolutamente superata, perché la forza di questo personaggio non ha bisogno di un tot di puntate per emergere. Bastano due ore, perché John Luther è uno dei migliori.

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