27 Marzo 2020

Freud – Netflix: Hai paura del (tuo) buio? di Marco Villa

Un giovane Sigmund Freud cerca di farsi strada in una Vienna sordida e piena di misteri

Freud è la seconda serie che guardo convinto di assistere a una specie di “Sigmund Freud che risolve omicidi” ed è la seconda serie che, per fortuna, smentisce un simile concept. L’altra serie era Vienna Blood, in cui un medico viennese diventava di fatto il primo profiler della storia, applicando in ambito criminale le teorie rivoluzionarie del caro Sigmund. In Freud – originale Netflix tedesco – la trama non è molto differente, ma al centro dell’azione non c’è un personaggio a caso, ma il dottor Freud in persona.

Disponibile su Netflix dal 23 marzo, al momento in cui scriviamo è indicata dal servizio di streaming come una delle serie più viste della piattaforma. Che può voler dire tutto e niente, ma intanto mettilo lì. Il Freud della serie, interpretato da Robert Finster, è un neurologo che non ha ancora categorizzato a modino le sue teorie e quindi, agli occhi dei suoi colleghi, è solo uno che dice di poter curare i propri pazienti con la parola e con l’ipnosi. In pratica un ciarlatano, se non addirittura un truffatore. Noi sappiamo che non è così, ma il giovane Sigmund non se la passa bene. Se a questo aggiungete una dipendenza dalla allora legalissima cocaina, la faccenda peggiora. 

La svolta nella vita di Freud arriva una notte, quando, a distanza di poche ore, si vede recapitato in casa il cadavere di una ragazza uccisa in modo barbaro e poi si ritrova immerso in una seduta spiritica a casa di una ricca famiglia di Vienna. L’omicidio della ragazza è il filone più chiaramente crime della serie: le indagini le porta avanti l’ispettore Kiss, ex soldato con baffoni d’ordinanza che finirà per incrociare Freud negli episodi successivi. Dalla seduta spiritica parte invece la storyline di Fleur (Ella Rumpf), ragazza che interpreta il ruolo di medium e che ha crisi convulsive non da poco: Freud cerca di aiutarla con l’ipnosi e capiamo che c’è qualcosa di (molto) torbido nel suo passato.

Freud - Netflix: la serie tv sul padre della psicoanalisi

Per la scelta di mettere un personaggio così ingombrante come Freud all’interno di una storia di genere, la serie non parte benissimo: lo scetticismo è più che giustificato e anche la prima parte di pilot non fa altro che alimentarlo, tra scene fin troppo didascaliche e la sensazione che da un momento all’altro si possa scivolare nella macchietta. Per fortuna non è così: con il procedere dell’episodio, Freud trova un suo equilibrio e si tratta di un equilibrio interessante: lontana dall’essere una serie crime a tutti gli effetti – come era Vienna Blood, appunto – Freud si spinge fino al confine con l’horror. Le crisi vissute da Fleur sono sospese tra il bisogno di scavare sempre più a fondo e il terrore quasi paralizzante che ne deriva e vengono rappresentate con scene da horror, un genere che vive proprio di questa ambivalenza.

Freud - Netflix: la serie tv sul padre della psicoanalisi

Proseguendo nella visione, Freud non si pone come serie capolavoro, ma il fatto che così tanti utenti Netflix la stiano guardando non appare tanto strano: ha un’identità forte, ha idee di scrittura e messa in scena e ha una scorrevolezza molto pop, perché tutto questo mischione tra psicoanalisi, inconscio e horror è tutto tranne che intellettualoide. Fare una serie non-biografica su Freud era un rischio enorme, ma la serie di Netflix ha il pregio innegabile di aver trovato una strada originale e del tutto legittima. 

Perché guardare Freud: perché ha trovato una propria identità, fatto non scontato

Perché mollare Freud: perché volevate un bio-pic

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