17 Luglio 2020

Brave New World – La serie distopica tratta da Aldous Huxley di Marco Villa

Brave New World racconta un mondo fatto di sesso e psicofarmaci, che sembra perfetto ma ovviamente non lo è. E di un altro mondo che cerca di ribellarsi.

Partiamo dalle basi: Brave New World è la serie che inaugura Peacock, la piattaforma streaming di NBC. Ma Brave New World è anche l’adattamento del romanzo omonimo (Il mondo nuovo, nella traduzione italiana) di Aldous Huxley, riferimento imprescindibile per la cultura della prima metà del ‘900. Uscito nel 1932, Il mondo nuovo è un caposaldo della fantascienza distopica, scritto però da un intellettuale di livello assoluto. Un’opera stratificata e di peso, che a distanza di quasi un secolo continua a essere più che attuale, al netto di qualche necessario adattamento.

Brave New World – da qui in avanti ci riferiamo solo alla serie – inizia con un cartello molto chiaro: siamo a New London, una città (e un mondo) basato su tre semplici regole: non esiste la privacy, non esiste la famiglia, non esiste la monogamia. La società è infatti organizzata in rigide classi sociali, ogni individuo ha un compito preciso da assolvere e non può deviare dal proprio percorso, perché ci sono dei controllori che verificano la condotta della popolazione. Sulla carta è un incubo, in realtà tutti i cittadini sono soddisfatti perché vengono continuamente dopati con una droga chiamata Soma, che li tranquillizza e li fa stare sereni. E, non meno importante, perché il sesso libero viene usato come valvola di sfogo, per evitare che si accumulino tensioni pericolose, al punto che ogni normale festa in discoteca è in realtà il prologo di un’orgia con decine e decine di partecipanti.

L’altro lato della medaglia è che, essendo vietati i rapporti solidi, sono vietati anche i sentimenti e questo è il primo inciampo su cui cade Lenina Crowne (Jessica Brown Findlay, lady Sybil di Downton Abbey), che intreccia una mini-relazione con un uomo di classe sociale superiore. Se ne accorge il suo supervisore Bernard Marx (Harry Lloyd, il pessimo fratello di Daenerys in Game of Thrones), che le ricorda che legarsi a una sola persona è segno di egoismo e prova a riportarla sulla giusta strada: peccato che pure Marx non sia messo benissimo e abbia iniziato a mettere in discussione tutto l’impianto della società. Questa è la prima parte della storia, una storia che sarebbe potuta essere tranquillamente una puntata di Black Mirror.



Brave New World ha però tutto un altro filone narrativo, che si svolge in un deserto degli Stati Uniti: qui si trovano le Savage Lands, una sorta di parco tematico in cui gli abitanti del nuovo mondo si recano per vedere come fosse la vita nel vecchio mondo. Le attrazioni del parco sono proprio gli esseri umani originali, quelli che non sono stati concepiti in laboratorio e che quindi si portano dietro tutti i difetti e le vulnerabilità tipiche della popolazione umana. Il protagonista di questa seconda trama è John (Alden Ehrenreich, ovvero Han Solo in Solo: A Star Wars Story), che finirà per unirsi alla resistenza che sta cercando di organizzare una rivolta nei confronti dei nuovi umani che vengono nel parco.

Queste le carte sul tavolo, in una serie che – senza stare a guardare la cronologia con cui sono stati pubblicati gli originali – è l’esatto ribaltamento di Westworld: nella serie di HBO sono gli umani a sfruttare i robot, in questo caso sono degli umanoidi ingegnerizzati a mettere uomini e donne in una riserva elettrificata e a togliere loro la libertà. Questo è un primo livello di lettura, ma è evidente che il tema del libero arbitrio sarà cruciale in tutta la serie, soprattutto nel momento in cui le due trame si incroceranno.

Il pilot di Brave New World riesce a mettere in fila tutti gli argomenti (e sono tanti) senza indulgere in spiegoni eccessivi e permettendo allo spettatore di costruirsi da solo la conoscenza dell’universo in cui sta entrando. Già disponibile su Peacock con tutte le sue 9 puntate, Brave New World ha tutto per essere un buon prodotto, ma difficilmente cambierà le sorti del genere. Di sicuro, invece, ha cambiato qualcosa in NBC, perché è evidente che una serie di questo tipo, con nudi, scene di sesso prolungate e una narrazione orizzontale che non chiude nulla nel singolo episodio non avrebbe trovato spazio nel palinsesto classico del network: il fatto che si tratti della prima serie disponibile su Peacock è un chiaro segnale dell’allargamento degli orizzonti produttivi del canale del pavone, libero finalmente dalle costrizioni e convenzioni della tv generalista. Da questo punto di vista, una novità interessante. La serie, invece, ha tutta l’aria di essere ben fatta, ben scritta e ben interpretata, ma potrebbe non avere le carte per diventare qualcosa di peso. Tutto questo, ovviamente, con la calda speranza di essere smentiti proseguendo nella visione.

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