24 Novembre 2020

Dash & Lily: amore, Natale e buona scrittura di Diego Castelli

Su Netflix una commedia romantica capace di essere classica ma anche fresca e divertente

Pilot

Quando ho visto la prima stagione di Dash & Lily, nuova commedia romantica di Netflix creata da Joe Tracz, tempo dieci minuti e la mente mi è corsa subito a Emily in Paris. E per un motivo nobile, in realtà: tanto mi era parsa stucchevole, banalotta e stereotipata la serie con Lily Collins, tanto ho trovato fresca, simpatica e creativa quella con i meno famosi Austin Abrams (Dash, l’abbiamo visto anche in This Is Us, Euphoria e The Walking Dead) e Midori Francis (Lily).
Tratta da una trilogia di romanzi scritti da David Levithan e Rachel Cohn, Dash & Lily racconta di due giovini (come direbbe mio cugino Vincenzo) che entrano in contatto tramite una curiosa iniziativa di lei: lasciare un diario in una libreria, mettendoci dentro un po’ di indizi che una persona un po’ sveglia e appassionata di letteratura potrebbe decifrare, dando così il via a un dialogo a distanza in cui il diario dalla rossa copertina diventa lo strumento di comunicazione di due persone che, per il momento, non conoscono nulla l’una dell’altra.

Ebbene, Dash & Lily ci presenta uno dei più classici paradossi della narrativa di genere: quando si sta ben bene dentro un genere specifico, come nel caso della commedia romantica, può sembrare che sia tutto facile e, al contempo, non particolarmente rilevante dal punto di vista artistico. D’altronde hanno scritto e prodotto così tante rom-com nella storia, cosa mai ti vorrai inventare?
Ma il paradosso sta proprio qui, nel fatto che a volte la narrativa di genere è quella che sfida maggiormente i suoi autori, chiamati a scrivere qualcosa che sia allo stesso tempo abbastanza originale da dare l’impressione di stare guardando (o leggendo) qualcosa di minimamente nuovo, ma anche abbastanza tradizionale da permettere a chi guarda (o legge) di ritrovare situazioni, dinamiche, tipologie di personaggi ed esiti che siano coerenti con le regole di quel genere, per il quale si è pagato il proverbiale biglietto.

Nel caso di Dash & Lily, gli elementi classici sono facilmente riconoscibili: Dash è un ragazzotto un po’ cinico e disilluso, tendente al grigio, che odia il Natale. Lily invece il Natale lo adora, ama le favole e i sogni, e trasuda colori dai vestiti che si cuce lei stessa. Entrambi hanno pochi amici, per motivi diversi, ed ad entrambi, sempre per motivi diversi, farebbe piacere trovare l’amore.
Se questa è la base, tutto sommato classica, agli autori resta il compito di presentarcela in modo frizzante. E Joe Tracz, mettendo in scena il libro, ci riesce proprio giocando con una struttura narrativa che a priori sembrerebbe fin troppo ingessata, anche quando viene introdotto il tema del diario nascosto: quando Dash trova le parole scritte di Lily e dà il via alla caccia al tesoro, siamo subito portati ad anticipare le mosse sue e di chi ha scritto la storia, provando a immaginare questo semplice concept spalmato in modo abbastanza lineare per tutti gli otto episodi della prima stagione.

In realtà, però, a sorprendere è il fatto che la trama diventa molto più fluida del previsto. Piccole cose eh, però importanti, come il fatto che Dash e Lily finiscono molto presto con l’incontrare amici e parenti dell’altro, aumentando il numero di connessioni in modo imprevedibile. Oppure il fatto che la storia procede per piccoli strappi, in cui si segue uno dei due personaggi, si arriva a un piccolo o grande punto di svolta, e a quel punto si torna indietro per vedere come l’altro personaggio, parallelamente è arrivato a quello stesso punto. Oppure ancora la scelta di non dare poi così tanto peso alla passione letteraria dei due personaggi, evitando quelle situazioni in cui chi guarda la serie viene messo al cospetto di altissime citazioni di libri che magari non ha mai letto.
Il risultato è una serie dotata di gran ritmo, in cui le buone invenzioni romantiche si incastrano alla perfezione in un gioco che è prevedibile solo a tratti, ma in cui si vede anche la volontà di lasciare le briglie sciolte, consentendo alla storia di prendere svolte inaspettate che possono anche tradire o allentare la presa sulla specifica dinamica del diario rosso, in nome di una crescita più liquida, ma anche più vera e meno irregimentata, dei protagonisti.

Il risultato funziona perché riesce a stuzzicare l’animo romantico (per lo meno di chi ce l’ha), unendolo all’atmosfera natalizia in una combo a tutto zucchero che può portare facilmente allo shock glicemico, ma allo stesso tempo ci dà l’impressione di guardare una serie ben scritta e ben messa in scena, in cui c’è spazio per la sorpresa e l’inaspettato, senza per questo farla diventare una cosa completamente folle o ingestibile.
Poi certo, una buona dose di sospensione di incredulità ci vuole, anche solo per accettare che questi due, per giorni, portino avanti un rapporto così impegnativo eppure così ineffabile come quello del continuo scambio di messaggi via diario (su cui Dash e Lily non fanno che proporsi a vicenda esperienze che portino l’altro/a fuori dalla propria comfort zone, scoprendo ogni giorno cose nuove di sé).
Allo stesso tempo, duole dire che ci sono alcune scene inaspettatamente rovinate dal pensiero che certe situazioni così assembrate, o in cui ci si passa l’un l’altro un bicchierino giapponese da cui bere tutti la stessa bevanda, siano ormai sempre meno realistiche, come se la nostra situazione attuale finisca col rendere meno credibili non tanto le zuccherosissime dinamiche della rom-com, quando le normali attività quotidiane di personaggi che non sanno cosa sia una pandemia.

Ma vabbè, diciamo che ci passiamo sopra, non stiamo guardando un drama politico-sanitario. Pensiamo invece al fatto che in otto episodi da venti minuti, Dash & Lily permette al nostro cuore indurito di sciogliersi nel caldo zabaione natalizio dell’ammmmore, avendo però l’eleganza di offrirci una serie che possiamo anche consigliare in quanto prodotto di bella fattura (giusto nel caso si voglia fare i sostenuti con gli amici).
E Emily a Parigi muta.

Perché seguire Dash & Lily: è una commedia romantica zuccherosa e classica, ma con buon ritmo e buone idee.
Perché mollare Dash & Liy
: se la combo amore+Natale vi devasta l’anima solo a sentirne parlare.



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