9 Aprile 2021

Stoffa da campioni: su Disney+ un bel sequel per ragazzi e famiglie di Diego Castelli

Il sequel /reboot seriale di Stoffa da Campioni ha mantenuto lo spirito del film originale: non si poteva chiedere di più

Stoffa da campioni, in originale The Mighty Ducks, è un film del 1992 diretto da Stephen Herek, in cui Emilio Estevez (figlio di Martin Sheen e fratello di Charlie, sempre Sheen) interpretava un avvocato che, dopo una condanna per guida in stato di ebrezza, veniva costretto ad allenare una giovane e sfigatissima squadra di hockey, lui che in passato era stato un giocatore di talento la cui carriera era stata stroncata da un errore fatale in una partita decisiva.
Chi ha visto quel film – il cui successo ispirò due seguiti e perfino la fondazione, da parte di Disney, di una vera squadra di hockey – lo ricorda come un moderno classico della casa di Topolino, una di quelle edificanti storie di rivincita, epica sportiva e buoni sentimenti, che scaldano il cuore e formano le giovani generazioni.
Considerando che ora il seguito seriale di quella storia, Stoffa da Campioni: Cambio di gioco (in originale The Mighty Ducks: Game Changer) è arrivato su Disney+, era lecito immaginarsi un racconto dall’approccio simile, e indovina un po’: è così. Il che, sia chiaro, non è mica una cattiva notizia.

Pur in un racconto molto corale, il protagonista della nuova storia è Evan (Brady Noon), un dodicenne che fa già parte della squadra giovanile dei Mighty Ducks, ma che viene sbattuto fuori perché non abbastanza bravo. Giova notare che tutti o quasi gli appartenenti ai moderni Mighty Ducks sono degli irritanti fighetti che bullizzano chiunque non appartenga alla loro stretta cerchia di affermati sportivi poppanti.
Saputo dell’esclusione del figlio, la madre di Evan (interpretata da Lauren Graham, ex Lorelai di Una Mamma per Amica) si incazza con l’allenatore e gli altri genitori denunciando la competitività esasperata all’interno della squadra, e nel farlo naturalmente si copre di ridicolo.
Determinata a non lasciar correre, però, la donna decide di fondare lei stessa una squadra per il figlio, un luogo dove si possa giocare senza ansia e si possa essere tutti amici. Evan si fa coinvolgere dall’entusiasmo e riesce a radunare un gruppo di sfigatissimi reietti, e a quel punto l’unica cosa che mancherebbe è un allenatore vero.
E indovina chi dopo tanti anni gestisce un triste palazzetto quasi in disuso, dimentico dei suoi anni da allenatore fighissimo: esatto, proprio Emilio Estevez, che riprende i panni di Gordon Bombay e che, dopo un discreta serie di burberi rimbrotti da vecchio immusonito, finirà con l’aiutare la nuova squadra.

Come vedete, lo schema non è cambiato: un potenziale allenatore che per un motivo o per l’altro non ha voglia di allenare, una squadra di buffi freak, e un insieme di coincidenze che portano queste due strane entità a incontrarsi e farsi reciprocamente del bene.
Quindi tutto uguale, chi se ne frega? Sì e no, perché se anche la storia è tutto sommato prevedibile, appartiene a un genere per il quale quella prevedibilità è perfino un plus.
Quando guardiamo storie come quella dei Mighty Ducks, vogliamo sapere che ci saranno difficoltà, ma anche riscatto; rivalità, ma anche amicizie; litigi, ma anche riappacificazioni.
La questione quindi non sta tanto nella sorpresa, quanto nella capacità di dare freschezza e modernità a un canovaccio che funzionerà sempre, specie se viene rivolto a spettatori e spettatrici più giovani, che il film del ’92 non l’hanno visto neanche in cartolina. E che forse non sanno cos’è una cartolina, ora che ci penso.



Da questo punto di vista, Stoffa da Campioni funziona benissimo: i personaggi sono tutti simpatici (anche quelli, come Gordon, che puntano a non esserlo), i dialoghi sono divertenti e pieni di ritmo, e i ragazzini protagonisti hanno quella autoconsapevolezza ormai classica per i bambini seriali di oggi, capace di strizzare l’occhio anche agli adulti che possono guardare i giovini comportarsi da giovini, sparando però una sequela di battute che funzionano anche se non fai più merenda con pane e nutella.
Il mio preferito, ma credo sarà il preferito di molti, è Nick (Maxwell Simkins), il classico pacioccone che era diventato radiocronista e rimette i pattini pronto a sfoggiare la sua estrema goffaggine, ma anche un contagioso ottimismo e amore per il gioco. E poi naturalmente c’è il portiere in sovrappeso strappato i videogiochi, la ragazzina sfigata con voglia di menare le mani, il bambino bellissimo che si scopre essere il più incapace di tutti, e via dicendo.
Un variopinto gruppo di totali sfigati, contrapposto a una squadra un tempo nobile e ora piena di snob e fighetti, in un campionato in cui sputare sangue ma in cui far crescere autostima, amicizia, e magari togliersi qualche soddisfazione sportiva.
Insomma, è proprio Disney, ma è la Disney che ci piace fin da quanto eravamo alti così.

Perché seguire Stoffa da Campioni: Cambio di Gioco: riesce a riprodurre e rinfrescare tutte le qualità che avevano reso il film del ’92 un piccolo cult.
Perché mollare Stoffa da Campioni: Cambio di Gioco: se nelle serie tv cercate impegno, oscurità e mistero ecco, qui è tutta luce, simpatia e mamme apprensive.



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