4 Maggio 2021

The Mosquito Coast – Apple Tv+: una serie che ti lascia senza risposte (ed è un bene) di Marco Villa

The Mosquito Coast è una serie su una famiglia in fuga, non si sa da chi, non si da cosa e non si sa verso dove (almeno per ora)

Questa recensione non è facile, non è facile per niente. Il motivo è presto detto: è complicato parlare di The Mosquito Coast senza entrare in dettagli che andrebbero a rovinare la visione dei primi episodi. Allo stesso tempo, proprio la visione dei primi due episodi lascia talmente tante incognite che si fatica a dare un riassunto sensato a quello che si è visto. E tutto questo è un gran bene, per una volta, perché non è sinonimo di confusione, anzi: The Mosquito Coast è una serie costruita e scritta con grande precisione.

Passo indietro: siamo su Apple TV+ e The Mosquito Coast è l’adattamento televisivo di un romanzo del 1981 di Paul Theroux, già trasformato in film nel 1986 da Peter Weir, con protagonisti Harrison Ford, Hellen Mirren e un giovanissimo River Phoenix. Nella serie, la coppia protagonista è invece formata da Justin Theroux (no, non è omonimia: lo scrittore Paul è suo zio) e da Melissa George, che interpretano due personaggi che vivono in California, in una situazione di totale auto-emarginazione rispetto al resto della società. Nella serie, questo elemento viene introdotto in modo progressivo, mostrando prima il lato geniale dell’uomo, un inventore che manda all’ufficio brevetti le sue intuizioni e poi facendo capire che qui brevetti tornano puntualmente al mittente, insieme ai sogni di gloria di Allie, questo il nome del personaggio di Theroux. Man mano che si procede con il pilot, si capisce che la famiglia vive abbastanza nel disagio, isolata da tutto e tutti e con l’ossessione di essere controllati a distanza. Ecco, non entro nei dettagli, ma questa angoscia crescente ha un’esplosione nel corso del primo episodio, quando la famiglia si mette in fuga dalle autorità: non sappiamo il motivo, non lo sapremo nemmeno nel secondo episodio, quel che sappiamo è che i due genitori, insieme ai due figli, scappano dagli Stati Uniti per nascondersi dalla polizia.

È strano scrivere una recensione in cui si sa poco della trama di una serie, soprattutto in un periodo in cui l’obiettivo generale di qualsiasi prodotto è quello di catturare fin da subito sfruttando tutti i fuochi d’artificio a disposizione. The Mosquito Coast funziona in un altro modo e di questo va dato grande merito agli autori, lo scrittore Tom Bissel e Neil Cross, ovvero il creatore di Luther. The Mosquito Coast è una serie in cui lo spettatore è tenuto all’oscuro di tutto, in una posizione di conoscenza nettamente inferiore rispetto ai personaggi: a lui arrivare la sensazione di qualcosa di incombente, la certezza che dietro alle apparenti stramberie del protagonista ci sia una situazione di sostanziale abuso nei confronti degli altri membri della famiglia, quasi soggiogati dalla forte personalità dell’uomo. Ovvio che, in un contesto simile, l’interpretazione del cast sia fondamentale e qui veniamo alle ottime prove del quartetto di protagonisti: Theroux non lo scopriamo certo oggi, dopo l’ottima resa in The Leftovers, per dirne una. Ma più che buona anche la prova di Melissa George e dei due giovani Logan Polish e Gabriel Bateman.



L’aspetto più interessante di The Mosquito Coast è che, se non avete letto il libro/visto il film, non avete idea di dove possa andare a parare, né di cosa i personaggi abbiano alle spalle, ovvero il motivo per cui sono costretti a nascondere e fuggire dalle autorità. E non è la classica storyline carica di mistero, appoggiata lì per dare un’ossatura orizzontale alla serie. È il cuore stesso della serie e non è cosa da tutti i giorni.

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