7 Maggio 2021

Jupiter’s Legacy: su Netflix i supereroi complessati di Mark Millar di Diego Castelli

Inizia la collaborazione fra Netflix e il famoso fummettista, e Jupiter’s Legacy ha parecchio da dire, pur con qualche errore evitabile

Oggi, 7 maggio 2021, esce Jupiter’s Legacy, la serie di Netflix tratta dall’omonimo fumetto di Mark Millar e Frank Quitely, che rappresenta il primo frutto della collaborazione fra la famosa piattaforma di streaming e Millarworld, l’etichetta creata dallo stesso Millar per produrre e vendere i fumetti da lui creati.
Il progetto è ambizioso, il sodalizio è importante (Millar è l’autore di Kick-Ass e Kingsman – Secret Service, giusto per dare due titoli ben noti, arrivati anche al cinema), io non ho letto manco uno dei fumetti di Jupiter’s Legacy e la prima stagione della serie, che ho visto in anteprima, mi ha trasmesso sensazioni molto contrastanti.
Questo per dire che non è la recensione più scontata e facile della storia di Serial Minds, ma in fondo siamo qui apposta.

Come detto, non conosco i fumetti all’origine di tutto, quindi non si faranno confronti. La trama e i temi messi in campo, però, sono gli stessi: Jupiter’s Legacy racconta di un piccolo gruppo di sei supereroi, che ricevettero in dono i loro poteri poco dopo la Crisi del ’29, e che da allora sono passati alla storia come difensori dell’umanità ma, più nello specifico, di un certo ideale americano.
Con il passare degli anni, e nonostante il loro essere super gli abbia garantito una lunga giovinezza, gli eroi capitanati da Sheldon Sampson (in arte Utopian, interpretato da Josh Duhamel) sono effettivamente invecchiati, si sono riprodotti, e ora i loro figli, che hanno ereditato i poteri, dovrebbero dimostrare di essere pronti a sostituirli: ma sono davvero in grado di prendersi questo impegno? Hanno la testa giusta per caricarsi sulle spalle una responsabilità che forse puzza un po’ troppo di Anni Quaranta per dei millenial che hanno tutt’altra serie di problemi? E se anche fosse, saranno capaci di seguire alla lettera il “Codice” che Utopian e gli altri hanno scritto, e che dovrebbe prevenire la possibilità che i supereroi usino i loro poteri per comandare il mondo?

Forse si capisce già da queste poche righe di trama, ma vale la pena esplicitarlo: Jupiter’s Legacy non è, né vuole essere, la solita serie sui supereroi, con un po’ di mostroni e geni cattivi da menare e un po’ di storie scollegate da tenere insieme con blandi accenni di storia orizzontale.
No, Jupiter’s Legacy, che pure di battaglie e superpoteri ne contempla abbastanza, è prima di tutto un drama familiare giocato su due diverse linee temporali: da una parte il presente in cui Utopian sta cercando di allevare al supereroismo il figlio Brandon (Andrew Horton), nutrendo qualche dubbio sulla sua capacità di seguire come si deve le sue orme (per non parlare della figlia Chloe, impersonata da Elena Kampouris, che ai costumi da power ranger preferisce le copertine dei giornali e polverine varie da sniffare); dall’altra c’è il passato a cavallo della Crisi del ’29, in cui ci viene raccontato dei fratelli Sampson (oltre Sheldon c’è Walt, interpretato da Ben Daniels), che perdono l’azienda del padre dopo il crollo della borsa e devono superare diversi ostacoli prima di ottenere i loro poteri che, come sappiamo fin da subito, li trasformerrano in eroi semi-divini.



Più sopra si diceva del legame fra la creatura di Mark Millar e una certa idea di America. Quella connessione è quanto mai esplicita, e di fatto rappresenta il cuore del racconto: mescolando i miti fondativi del supereroismo fumettistico a stelle e strisce con le inquietudini di un presente economicamente, socialmente e perfino filosoficamente molto instabile (i fumetti sono del 2013 e nascevano dalla crisi del 2008, ma non è che ora ce la passiamo meglio), Millar e Steven S. DeKnight (creatore effettivo della serie tv e veterano della serialità supereroistica) costruiscono un discorso che mette in scena una crisi di valori e di certezze all’interno di una cornice narrativa dal sapore shakespeariano.
Alla base del Codice seguito pedissequamente da Utopian c’è un unico comandamento, “non uccidere”, che richiama facilmente l’indole non violenta di moltissimi supereroi da fumetto, da Superman a Batman, e che la serie mette in crisi fin da subito, mostrando una realtà che spesso impedisce di prendere posizioni così nette, senza trovarsi di fronte a scelte paradossali o troppo dolorose.
Partendo da un concetto molto semplice, e ben conosciuto dagli appassionati di supereroi, Jupiter’s Legacy indaga dunque un mondo diventato troppo complesso per poter essere rinchiuso con facilità in schemi dogmatici che forse andavano bene nella prima metà del Novecento, quando si combatteva contro i nazisti, ma che al giorno d’oggi risultano obsoleti e, piuttosto che favorire il bene, rischiano di portare a una sostanziale immobilità. Allo stesso tempo, d’altro canto, il venire meno di certi principi fondativi è esattamente il piccolo sassolino che, cadendo, può dare luogo a una frana in cui Bene e Male finiscono col mescolarsi pericolosamente fino a diventare irriconoscibili uno dall’altro.

Questo è l’impianto filosofico della serie, ed è una riflessione interessante anche a prescindere dal supereroismo, che in questo caso è più che altro filtro con cui raccontare un’America sempre meno conscia di sé e di quello che vorrebbe essere.
Poi però, giusto per chiarire, Jupiter’s Legacy non si dimentica di essere, per l’appunto, una serie di supereroi, e quindi c’è spazio per una robusta quota di avventura, misteri, strani poteri, effetti speciali, scazzottate, litigi e riappacificazioni.
È proprio qui, purtroppo, che lo show mostra il fianco a qualche debolezza. La produzione è certamente ricca, ma se guardiamo alla resa visiva nuda e cruda degli effetti speciali e dei combattimenti, il confronto con le ultime serie di Disney+ è abbastanza impietoso. Diciamo che siamo più dalle parti di The Flash, piuttosto che in zona Wandavision o Falcon and The Winter Soldier.
Nel nostro Late Show, inoltre, abbiamo già avuto modo di prendere in giro i costumi dei protagonisti, che sembrano proprio roba da cosplayer in fiera. Potenzialmente, la cosa ha anche un suo senso proprio nel richiamare un certo modo antico di fare supereroismo, ma ciò non toglie che, sullo schermo, il risultato finisca con l’essere pacchianotto.
Ma la vera questione è un’altra: tutta presa dai suoi drammi e dalle sue altissime riflessioni, Jupiter’s Legacy non riesce a tenere sempre dritta la barra dell’intrattenimento e della fluidità narrativa. L’impressione è che si proceda un po’ per strappi, con sezioni veloci e interessanti, e altre meno incisive, e per quanto non sia una serie “complicata”, allo stesso tempo ci sono alcuni snodi che risultano inutilmente poco chiari, buttati lì, in un modo che finisce con l’essere quasi arrogante. Come dire, “ho cose così importanti da dirti sulla vita, sul patriottismo e sull’America, che se non ti spiego quelle due o tre cose che tu vorresti tanto sapere non devi infastidirti, ma devi solo essere grato”.

Da questo punto di vista, la prima stagione di Jupiter’s Legacy non riesce a raggiungere il livello né della prima di The Boys, in cui la riflessione politica e sociale era potente ed efficace, unita però a un divertimento costante e tamarrissimo, né della prima stagione di Invincible, la recente animazione di Prime Video che ha tenuto botta dal primo all’ultimo episodio, tenendoci col fiato sospeso e dandoci anche momenti di divertimento crasso e violento che in Jupiter’s manca quasi completamente, senza essere sostituito da niente di altrettanto stuzzicante.
Ora non vorrei metterla giù troppo dura: credo che gli otto episodi di Jupiter’s Legacy meritino la visione perché ci sono molti elementi degni di interesse, e non è che si faccia “fatica” ad arrivare alla fine, tutt’altro. Mi sembra inoltre che questo tema dell’eredità del supereroismo, che abbiamo visto nel citato Invincible ma anche in Superman & Lois, sia particolarmente attuale e molto fecondo, come se il processo di crescita del genere prevedesse, a un certo punto, il racconto di una generazione che sa già cosa sono i supereroi, e anzi deve in qualche modo comprenderne e coglierne l’insegnamento.
Molto più semplicemente, per l’importanza dell’accordo fra Netflix e Mark Millar e considerando che la qualità dell’autore non si discute, speravo fortemente che il primo parto di questo connubio sarebbe stato una bomba nucleare. Alla fine è una serie interessante, ma bomba no.

Perché seguire Jupiter’s Legacy: per l’impianto filosofico e drammatico che va ben oltre il supereroismo.
Perché mollare Jupiter’s Legacy: in termini di intrattenimento e potenza visiva, è uno o due gradini sotto altre serie recenti dello stesso genere.



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