16 Giugno 2021

Genius – Disney+: la nuova stagione su Aretha Franklin di Lorenzo Peroni

La terza stagione di Genius è la prima dedicata a una donna: la regina del soul Aretha Franklin, un vero mito

Quella di Aretha Franklin è una storia complicata, lo è stata la sua carriera e lo è stata anche lei e questa serie con Cynthia Erivo non aiuta a fare chiarezza sulla complessità della sua vita. Genius è la serie antologica di National Geographic (disponibile su Disney+) sulla vita di alcuni grandi geni: la prima con Geoffrey Rush nei panni di Albert Einstein, la seconda con Antonio Banderas in quelli di Picasso. Questa terza stagione è invece incentrata sulla figura di Aretha Franklin, The Queen Of Soul, e inizia proprio con il momento in cui Aretha Franklin viene insignita di questo titolo.

1967, Chicago: Aretha si sta esibendo al  Regal Theatre. Quell’anno ha pubblicato il suo ultimo album per la Columbia (Take It Like You Give It) e primi due per la Atlantic (Never Loved a Man the Way I Love You e Aretha Arrives) che finalmente la portano all’agognato successo. A fine esibizione Pervis “The Blues Man” Spann, leggendario disc jockey e impresario della scena cittadina, sale sul palco con una corona: quella sera ha inizio il regno di Aretha Franklin, la regina del Soul, un titolo che l’avrebbe accompagnata per il resto delle sua carriera.

Da qui hanno inizio una serie di balzi indietro e avanti nel tempo, per ricostruire – passo passo – tutta la sua storia, affrontando diverse angolazioni: l’infanzia, il lato privato, quello professionale. Nel primo episodio si incrociano due linee temporali. Nella prima viene introdotta Aretha bambina, figlia del reverendo Clarence LaVaughn Franklin, un predicatore donnaiolo; anche se ancora giovanissima con la sua voce impressiona perfino Dinah Washington, allora star della musica jazz famosa in tutti gli Stati Uniti e amica di famiglia. L’altra ci porta ai mesi che precedono l’incoronazione di Aretha Franklin, mostrandoci la cantante al lavoro col produttore Jerry Wexler, che dopo la fine del contratto con la Columbia, che non aveva saputo valorizzarla a dovere, la mette sotto contratto con la Atlantic. A sua disposizione ci sono solo musicisti bianchi, trovare il sound giusto sembra una missione impossibile. Aretha sa benissimo quello che non vuole, non ancora quella che vuole. A complicare il tutto ci si mette il marito, donnaiolo tanto quanto il padre. Nascono I Never Loved a Man, The Way I Love You e Do Right Woman — Do Right Man che finalmente la portano in classifica, non solo in quella R&B, ma direttamente nella top 10 della Billboard hot 100. Aretha Franklin non è una star della black music, è una star. 

Nel secondo episodio di Genius, prosegue la storia di Aretha bambina, che si avvicina sempre più alla musica e segue il padre nel Gospel Circuit dove conosce il suo idolo, Clara Ward. Ma il padre è troppo distratto per prestare attenzione a cosa sta succedendo attorno a lui, e la piccola Aretha, allora dodicenne, resta incinta. Tornando alla carriera musicale adulta invece facciamo un passo indietro rispetto a dove eravamo rimasti, invece di scoprire cosa è successo con i primi dischi incisi alla Atlantic torniamo al periodo Columbia in cui Aretha è insofferente perché incasellata in un tipo di cantante che non la rappresenta. Le fanno incidere dischi easy listening, “tu sei una cantante jazz!” le dicono, ma le propongono solo standard anonimi, sulla scia del successo di cantanti come Lena Horne. 

In tutto questo avanti e indietro si gira attorno a un momento fondamentale della carriera di Aretha: Respect, la smash hit che la lancia effettivamente nell’Olimpo dei grandissimi della musica pop. Per problemi di diritti (al cinema è in arrivo il biopic con Jennifer Hudson diretto da Liesl Tommy che si intitolerà proprio Respect) la canzone è non stata utilizzata, né citata (come Hannibal Lecter in Clarice, la serie TV CBS su Clarice Starling del Silenzio degli innocenti). Si parla del prima e del dopo, e anche a chi conosce bene la storia sembrerà una narrazione strana, manchevole, sfocata. È un grosso limite di Genius, perché Respect rappresenta un vero e proprio turning point, oltre che nella carriera di Aretha anche nella storia della musica Pop. Purtroppo la scrittura di Suzan-Lori Parks (alla sceneggiatura) non è riuscita a trovare una maniera efficace per risolvere “l’inconveniente”; ma, al di là di questo elefante nella stanza, anche per il resto della storia la narrazione si conferma troppo confusionaria e poco a fuoco, come già dimostrato dal suo lavoro per The United States vs. Billie Holiday di Lee Daniels. 

La Franklin di Cynthia Erivo, poi, sembra annoiata per la maggior parte del tempo: più che combattiva o determinata, è sempre insofferente. Ottima invece la sua performance vocale, che rende un reale omaggio alle incisioni originali, restando nello stile di Aretha senza cadere in tentativi eccessivamente mimetici. In questo è stato fondamentale il lavoro di Raphael Saadiq, che si è occupato delle direzione musicale e degli arrangiamenti, ricreando per l’attrice quel sound che ha reso immortali le canzoni della regina del Soul, evitando un’operazione di karaoke di lusso. Genius è prodotta da Warner e Clive Davis, questo vuol dire che i master originali della Atlantic e quelli della Arista erano a disposizione della produzione, ma Saadiq ha deciso di ricreare gli arrangiamenti da zero, per ottenere un sound più organico e coeso all’interpretazione dell’attrice. L’operazione funziona e la parte musicale della serie si configura come un reale omaggio all’inestimabile lascito di una regina senza eredi. 

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