10 Novembre 2021

Arcane – La serie Netflix tratta da League of Legends è una bomba di Diego Castelli

Si poteva temere una semplice operazione di marketing, ma la verità è che Arcane è una serie d’animazione di primissimo livello

Occhio perché oggi si parla di cose importanti e io mi sento vergognosamente impreparato a farlo.
Andiamo con ordine: l’argomento è Arcane, nuova serie di animazione disponibile su Netflix e tratta da League of Legends, famosissimo videogioco multiplayer nato nel 2009 e diventato negli anni uno dei maggiori esponenti del mondo degli e-sport, con milioni di giocatori e giocatrici in tutto il mondo, un universo narrativo sempre più stratificato, storie e personaggi a centinaia, perfino robe brutte legate alla tossicità (di alcune parti) del mondo dei videogiochi, insomma una cosa grossa.
Una cosa grossa di cui, a conti fatti, so poco e niente, perché sì, io sono un videogiocatore, ma un giocatore di quelli solitari, a cui piacciono i titoli single player dove puoi andartene in giro a esplorare mondi fantastici dove non c’è rischio di litigare (o fare amicizia) con gente reale. Quindi conosco quell’universo, ma non quello specifico mondo (quello di League of Legends), ed è bene specificarlo perché Arcane, nascendo da un gioco in cui a contare sono le identità, le caratteristiche e le storie di un largo numero di “campioni”, prende a pienissime mani proprio da quel materiale per riproporre una sorta di prequel, di origin story di alcuni fra i personaggi più amati del franchise, con particolare riferimento alle sorelle Jinx e Vi.
Se in questo articolo cercate un commento che sia di fatto un paragone fra serie e videogioco, e un giudizio sulla prima basato sulla sua vicinanza o lontananza dal secondo, ebbene, vi consiglio di andare altrove, perché non ci provo neanche. Se invece vi interessa la mia opinione su Arcane in quanto serie tv in sé e per sé, allora andate avanti.
(Fra parentesi, e per la cronaca, Arcane sta piacendo un sacco ai fan di League of Legends, quindi insomma, tutto bene)

Dicevamo delle sorelle Vi e Jinx (che nella serie si chiama ancora “Powder”). Le due ragazze, ancora molto giovani nel pilot, vivono dei bassifondi di Piltover, una città immaginaria divisa sostanzialmente in due. C’è una superficie luminosa e affascinante, che mescola Rinascimento italiano e influenze steampunk, e dove ariose università studiano la scienza e la magia. E poi ci sono dei bassifondi bui e misteriosi, non meno dotati tecnicamente, ma in cui si riunisce un’umanità ai margini, spesso attraversata da forze oscure e criminali. In questo contesto, Vi e sua sorella minore Powder iniziano un percorso che da una piccola ragazzata, un furto non troppo ben progettato, si trasforma in un vero e proprio terremoto narrativo che porterà le due ragazze ad allontanarsi sempre di più.
Per stessa ammissione di Alex Yee e Christian Linke, rispettivamente creative designer e creative director di League of Legends, nonché primi ispiratori della serie tv, il concetto è quello di creare un mondo estremamente polarizzato (e la polarizzazione di opinioni e prese di posizione, praticamente su qualunque argomento, è un tratto caratteristico anche del nostro presente reale) in cui perfino il rapporto teoricamente stretto e amorevole fra due giovani sorelle viene completamente sconvolto, dando luogo a drammi e faide ancora tutte da sviluppare.

Nel titolo dell’articolo ho scritto che Arcane è una bomba, ma finora non vi ho dati grandi esempi di questa… bombosità?
La prima cosa che si nota di Arcane (in realtà non è la prima, ma è la prima che voglio dire, perché l’altra è più importante) è la sua straordinaria fluidità narrativa, per nulla scontata considerando la sua origine. Nonostante un numero di personaggi da subito abbastanza vasto, e un’articolazione su più piani di racconto che descrivono situazioni diverse, i primi tre episodi finora rilasciati sono di una precisione assoluta nel costruire il mondo della storia, i caratteri dei personaggi e le loro relazioni.
È bene dirsi che non c’è nulla di davvero “nuovo”, nella storia di Arcane, e in questo si vede anche la sua origine: il mondo dei videogiochi, relativamente giovane rispetto ad altre forme di intrattenimento, si è sempre basato su storie e miti del passato, concentrandosi non tanto sulla loro totale reinvenzione, quanto sulla loro declinazione in una forma di fruizione che, quella sì, è completamente diversa rispetto alla normale visione passiva di un contenuto audiovisivo. Per dirla in altro modo, giocare ai videogiochi è un’esperienza molto diversa (anche se a volte “non così diversa”) rispetto al guardare un film o una serie tv, ma in termini strettamente narrativi il mondo dei videogiochi è pieno di guerrieri, di mostri, di soldati, di elfi e nani, di maghi, di supereroi e via dicendo, tutte figure che già esistevano, in altri formati, nella letteratura o nel cinema.
In questo senso, partendo dal gioco e tornando alla serialità, Arcane non si inventa niente di clamoroso in termini di setting, caratteri dei personaggi e loro rapporti reciproci. I giovani ardimentosi mossi da entusiasmo e inesperienza, i mentori saggi e segnati dalla vita, i cattivi di cui si vede la cattiveria già a dieci metri: sono tutti elementi che già conosciamo, e che in particolare conosciamo nel mondo dell’animazione, in cui la resa anche visiva di un carattere è da sempre uno degli strumenti chiave del processo.



Allo stesso tempo, però, qui a Serial Minds ci diciamo spesso che, anche quando decidi di mettere in scena una storia dalle dinamiche molto classiche, poi devi saperle gestire come si deve. In questo, l’esordio di Arcane non sbaglia un colpo: i personaggi sono credibili e ci importa subito di loro perché capiamo che sono mossi da spinte emotive che riconosciamo e in cui non facciamo fatica a riconoscerci. Non solo: il modo in cui il mondo dei protagonisti viene prima presentato, poi messo in crisi, e poi completamente sconvolto, segue una progressione precisa, ordinata, logica, senza fretta e senza strappi, ma nemmeno senza cali di ritmo.
Che si parli dei pericoli corsi da Jinx e Vi, delle scelte difficili di Vander (uno dei pochi personaggi di Arcane non presenti in League of Legends), delle oscure mire del malvagio Silco, dell’entusiasmo scientifico e conoscitivo del giovane Jayce, tutti i pezzi del puzzle sono accuratamente posizionati per costruire un’architettura ricca ma non per questo complicata o difficile da seguire. L’intento di rimanere chiari e precisi si vede anche da certe specifiche scelte di messa in scena, come ad esempio quella di seguire Jinx e Vi quando si introducono nell’appartamento di Jayce (più fuga successiva ecc ecc), per poi tornare indietro e mostrarci la stessa scena proprio dal punto di vista di Jayce, così da non perderci nemmeno un pezzettino di quello che sta succedendo.

Ma se la precisione della scrittura, di cui fanno parte anche buoni dialoghi dal pieno sapore fantasy (ma senza perdere in realismo), è la base necessaria su cui costruire un racconto seriale che funzioni sul medio-lungo periodo, bisogna pure dire che non è effettivamente la prima cosa che si nota di Arcane.
Perché a questo punto, arrivati quasi in fondo, bisogna pure dirsi qual è l’elemento dello show che suscita l’entusiasmo più puro e immediato: per dirla facile facile, un’animazione così in televisione non si era mai vista.
In termini puramente visivi (Riot Games, sviluppatrice di League of Legends, si è rivolta alla casa di produzione francese Fortiche Production) Arcane è una festa per gli occhi. La sua è un’animazione 3D dalla tecnica solidissima, un misto di CGI tradizionale, cell shading e classica animazione “a mano” che non rinuncia a una precisa ricerca stilistica che dia alla serie un’identità pittorica immediatamente riconoscibile. E il bello è che non c’è qualcosa su cui funzioni di più e qualcosa su cui funzioni di meno: che si parli degli scorci della città o dei suoi bassifondi, oppure delle espressioni del viso dei personaggi, oppure ancora della plasticità dei corpi nelle scene d’azione più concitate, lo spettacolo visivo di Arcane è costante e privo di inciampi.
Mi interessa in particolare quell’ultimo punto: chi frequenta il mondo dei videogiochi sa come, nel corso degli anni, certi filmati in CGI abbiano raggiunto un livello altissimo non solo in termini di puro realismo (che non è nemmeno quello a cui punta Arcane), ma proprio in termini di assorbimento di certi stilemi da cinema action hollywoodiano, trasformati in coreografie cartoonose di estrema spettacolarità. Di solito però si parla di piccoli video usati qui e là come promozione dei giochi, o come “scene finali” in certe produzioni diventate famose anche per quella specifica abilità (penso per esempio a certi Final Fantasy).
Ecco, Arcane riesce a prendere quella capacità di mettere in scena vere e proprie danze di corpi, armi e incantesimi, e a tradurla in un prodotto che le inserisca in una struttura narrativa che funzioni, che le incornici nel modo giusto, e che dia loro senso. Non solo splendidi dipinti, non solo splendidi dipinti in movimento, ma splendidi dipinti in movimento che ci comunicano qualcosa, e che portano l’animazione seriale occidentale in un campo di rivalità vera e legittima con la migliore animazione giapponese (che in fatto di “cartoni seriali” ci ha sempre mostrato la migliore qualità visiva).

Il risultato, per dirla in una parola, è l’epica. Epica della battaglia, ma anche epica dei sentimenti, dei desideri, delle emozioni. Una serie in live action, messa in scena allo stesso modo, potrebbe probabilmente portare a certe esagerazioni alla Zack Snyder (che pure adoro) che possono cozzare col palato di alcuni spettatori. Con l’animazione, invece, quel problema istintivamente non si pone, perché siamo abituati a considerarla una cosa normale, e quindi Arcane ha buon gioco a proporci una storia che ci colpisce la mente e i sensi in molti modi diversi, lasciandoci alla fine di questi tre episodi con una sensazione di completa pienezza non solo narrativa, ma anche percettiva, epidermica.
Se la storia di Arcane non è di per sé rivoluzionaria, è proprio il suo aspetto, la sua capacità di colpire la nostra vista, a rappresentare un nuovo paradigma per l’animazione seriale, qualcosa con cui, volenti o nolenti, chi arriverà dopo dovrà fare i conti.

Perché seguire Arcane: una storia che funziona, in una confezione davvero spettacolare.

Perché mollare Arcane: se dell’animazione non ve ne frega niente, nemmeno quando raggiunge questo livello.



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