16 Novembre 2021

The Shrink Next Door – Apple TV+: che bravi Will Ferrell e Paul Rudd di Marco Villa

The Shrink Next Door è sostanzialmente la storia di una truffa, con due attori eccellenti

The Shrink Next Door è il perfetto esempio di come si sviluppa una serie in questi anni. C’è una storia vera, viene scoperta da un autore, che decide di trasformarla in un prodotto fiction: non punta però a cinema o tv, ambiti molto difficili da raggiungere e molto costosi. No, ci scrive un podcast, che viene prodotto da Wondery, ovvero una della più importanti case di produzione di podcast al mondo, nata con i fondi di Fox e controllata da un annetto da Amazon. Il podcast è un test eccellente ed è il formato più vicino possibile alla serialità televisiva. In quel formato, The Shrink Next Door funziona e pure bene. Test superato, si possono investire capitali ben più ingenti per trasformarlo in una serie tv. A muoversi è Apple, che lo rende una serie originale per il suo servizio Apple TV+, mettendo quei fondi di cui parlavamo prima, fondi che attirano nomi di primissimo piano come Will Ferrell e Paul Rudd e mettono alla guida della serie Georgia Pritchett, autrice di lungo corso che vanta la firma su puntate di serie come Veep, The Thick of It e – più recentemente – Succession. Una trafila lunga, quella dietro The Shrink Next Door, per quanto compiuta in poco più di due anni e con storia “reale” in pieno svolgimento. Una trafila che porta sullo schermo una serie molto solida e parecchio interessante, sotto ogni punto di vista.

The Shrink Next Door (su Apple TV+ dal 12 novembre) è ispirata alla storia vera di Isaac Herschkopf, psichiatra newyorchese accusato di aver abusato della propria posizione di influenza sui propri pazienti, per circuirli e sottrarre loro denaro. Non è spoiler: la vicenda è ampiamente raccontata nel trailer e già introduzione e chiusura del primo episodio fanno capire i punti nodali della questione. Ovvero: sappiamo qual è il punto di arrivo, non sappiamo in che modo si svilupperà il tutto. E qui sta il bello, anche perché i due attori protagonisti sono dei nomi importanti, che funzionano alla grande.

Paul Rudd interpreta proprio Isaac “Ike” Herschkopf, lo psichiatra malvagio, mentre Will Ferrell è Martin “Marty” Markowitz, un imprenditore che ha da poco ricevuto in eredità dai genitori un’industria tessile. Marty è insicuro, pieno di ansie e la gestione dell’azienda lo porta a episodi di attacchi di panico, che lo sconvolgono e mettono in allerta sua sorella Phillis (Kathryn Hahn). Phillis si mette in moto e suggerisce al fratello di contattare il dottor Herschkopf (che da qui in avanti chiameremo Ike e non serve spiegare il perché), membro stimatissimo della comunità ebraica newyorchese di cui tutti fanno parte.



Il primo episodio di The Shrink Next Door ci mostra il contatto iniziale tra i due, all’inizio degli anni ’80: Marty ha oggettivamente bisogno di aiuto e Ike sembra la persona perfetta per darglielo, perché rifugge dal classico schema dello psichiatra distaccato, instaurando fin da subito un rapporto caldo, che esce dai binari della terapia e si concede momenti di relax come una passeggiata o una partitella a basket. Soprattutto, Ike si pone come il professionista in grado di risolvere i problemi di Marty: problemi concreti, tipo la ex fidanzata che pretende di farsi pagare un viaggio come compensazione per essere stata lasciata. Già nel primo episodio, però, oltre ai momenti di apertura e chiusura, che fanno da flashforward trent’anni avanti, emergono qua e là istanti in cui, da spettatori, si inizia ad avvertire del disagio: accade quando Marty deve pagare Ike, uno scambio di battute in cui non accade nulla di significativo, ma allo stesso tempo accende un alert in chi guarda.

The Shrink Next Door è una serie di scrittura e interpretazione, perché tutto deve essere giocato sulle sfumature: proprio come nella scena del pagamento, il racconto dello scivolamento di Marty nel controllo di Ike deve essere fatto di passaggi quasi impercettibili, ma in grado di dare un senso ben preciso una volta uniti i puntini. In questo senso, il lavoro dei due protagonisti è ottimo: Rudd e Ferrell sono due interpreti di enorme esperienza, capaci di cambiare registro e di essere credibili sotto vari aspetti. Idem per la scrittura, che nei primi episodi appare estremamente precisa. Se tutto continuerà a filare liscio in questo modo, al termine degli otto episodi avremo in mano un’ottima serie.

Ultima cosa: la serie parte negli anni ’80, per arrivare al tempo presente. Ma per presente si intendo proprio questi mesi, perché la vicenda di Isaac Herschkopf è tutt’altro che conclusa.

Perché guardare The Shrink Next Door: per il fascino della vicenda e l’interpretazione dei protagonisti

Perché mollare The Shrink Next Door: perché avete un’industria tessile e siete in cura da uno psichiatra



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