18 Novembre 2021

Yellowjackets – Un po’ Lost, un po’ The Wilds, un po’ estrema di Marco Villa

Le Yellowjackets sono una squadra femminile di calcio che precipita sulle montagne canadesi: come cambierà le vite delle ragazze?

Dici: aereo che cade e successiva sopravvivenza. Ok, Lost. O più recentemente The Wilds. Serie in cui la lotta per non soccombere si accompagna a misteri di vario tipo (sovrannaturali e non), con tanto di avanti e indietro lungo la linea temporale. In entrambi i casi, al netto di differenze narrative e qualitative, la parte più importante della serie è quella legata alla vita dopo lo schianto. Ecco, il primo segno che Yellowjackets non è la classica serie di sopravvivenza arriva proprio qui, perché ovviamente ci sono diverse scene che raccontano la vita delle sopravvissute, ma nel primo episodio sono poco più di una punteggiatura nel racconto del tempo presente. Una punteggiatura inquietante, a dir poco.

Yellowjackets è una serie partita il 14 novembre su Showtime e già disponibile in Italia su Sky e NOW. La storia è quella di un aereo che precipita sulle Montagne Rocciose Canadesi nel 1993: a bordo c’è una squadra femminile di calcio, partita dal proprio liceo per partecipare alle finali nazionali. Tutte ragazze, insomma, a parte una manciata di allenatori e insegnanti maschi. Fin da subito sappiamo che verranno salvate, ma solo dopo 19 lunghissimi mesi in un posto freddissimo. Sono partito da qui, perché è questa la faccenda che mette in moto la serie, ma forse sarebbe stato più corretto partire dal tempo presente a quasi trent’anni dagli eventi. Perché le sopravvissute si sono rifatte una vita, chi più chi meno, ma troppe cose non sono state chiarite di quei mesi sui monti e periodicamente arrivano giornalisti e scrittori che cercano di far emergere la verità in tutti i suoi dettagli. Dettagli tutt’altro che tranquillizzanti, perché i flashback montano ci mostrano le ragazze che si dedicano a strani rituali.

Quella di Yellowjackets non è strettamente una serie di sopravvivenza, anzi: il vero centro della serie è in che modo è cambiata la vita delle protagoniste dopo la sopravvivenza e dopo 19 mesi durante i quali hanno superato dei limiti, che hanno a che fare con un livello di violenza non da poco e anche con un tabù esistenziale dell’essere umano, che viene presentato già nel primo episodio e che di fatto stabilisce il tono della serie. Perdonate il piccolo spoiler, ma quegli strani rituali non sono solo fini a se stessi, ma sono legati a doppio filo alla necessità di sopravvivere e a un tema come quello del cannibalismo, che comunque fa capolino spesso in vicende (reali) di questo tipo.



Quello che le ragazze hanno fatto sulle montagne è un peso che ognuna si porta dietro nel presente: c’è chi ha rielaborato tutto e ora presenta la propria immagine di donna forte come biglietto da visita per una carriera politica e chi invece è rimasta traumatizzata dalle vicende. E poi ci sono quelle che si sono letteralmente esaltate nelle difficoltà, tirando fuori lati malvagi che probabilmente nemmeno immaginavano di possedere. Questo continuo confronto con se stesse e con il passato è il senso ultimo di Yellowjackets, perché i personaggi reagiscono in modo differente e una di loro (interpretata da Juliette Lewis) sembra chiaramente intenzionata a vendicare quello che è successo.

Il primo episodio di Yellowjackets è molto efficace nel mostrare questo doppio binario e nel rendere interessante anche il tempo presente, che normalmente sarebbe schiacciato dalle vicende del passato. Certo, siamo di fronte a una serie estrema, che mette subito in gioco un tema come il cannibalismo e che per forza di cose dovrà fare i conti con l’enormità di questa questione. Detta in altri termini: la partenza è buona, ma potente e questa potenza va controllata, altrimenti si rischia di mandare tutto in vacca in pochissimo tempo. Speriamo non accada, perché in quel caso ci sarebbe di che divertirsi.

Perché guardare Yellowjackets: perché non è solo una serie di sopravvivenza con i misteri

Perché mollare Yellowjackets: perché rischia di perdersi in tempo zero



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