17 Febbraio 2022

The Book of Boba Fett: alla fine, del Boba buono non ci interessa granché di Diego Castelli

Un commento finale sulla prima stagione di The Book of Boba Fett, i cui episodi migliori non c’entravano niente con Boba Fett

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SPOILER SU TUTTA LA PRIMA STAGIONE DI THE BOOK OF BOBA FETT

Quando abbiamo parlato del pilot di The Book of Boba Fett, avevamo ricostruito i motivi della fama iniziale del famoso sicario senza volto, ci eravamo detti che quel primo episodio non era poi questo gran capolavoro, e avevamo posto qualche domanda filosofica sul senso stesso di scrivere una serie che si prefiggesse di svelare così tanto di un personaggio che, per decenni, era stato famoso e amato anche per il fatto che di lui non si sapeva niente.

Ora che la prima stagione di The Book of Boba Fett si è conclusa, vale la pena fare un punto della situazione: bisogna dirsi che purtroppo quel primo giudizio non cambia moltissimo, e che si pone anche un ulteriore quesito, che qualche settimana fa avevamo solo accennato, ma che ora vale la pena affrontare più direttamente.

Andiamo con ordine. Di per sé, The Book of Boba Fett non è stata eccezionale, anzi. Se avete seguito i serial moments delle scorse settimane avrete certamente visto che la serie è comparsa praticamente sempre, ma non tanto perché ci fossero episodi complessivamente roboanti, ma perché in ognuno di essi c’era almeno una chicca che facesse venire gli occhi lucidi ai fan di Star Wars.
Come dire, ti piace vincere facile.

Nel complesso, infatti, la serie non è riuscita a essere appassionante e interessante come sperava. Che si parlasse del presente di Boba e del suo tentativo di diventare il boss del quartiere dopo Bib Fortuna, o che si andasse indietro a raccontare la sua fuga dal ventre del Sarlacc per poi farsi curare dai Tusken e diventare loro amico e alleato, The Book of Boba Fett non è quasi mai riuscita a essere particolarmente spettacolare dal punto di vista visivo, ma nemmeno chissà quanto coinvolgente in termini narrativi, per il semplice fatto che di questo sogno da Tony Soprano di Boba, non ce n’è mai fregato molto.

Naturalmente ci sono due eccezioni, cioè i due episodi che, staccandosi dalle vicende di Boba, hanno ripreso il filo delle avventure del mandaloriano, che abbiamo visto impegnato a difendere il suo onore e la sua posizione all’interno del suo popolo (fallendo, peraltro), e desideroso di ricongiungersi col piccolo Grogu, che nel frattempo si stava allenando con un Luke Skywalker riprodotto digitalmente con una perizia da applausi.

Quelli sono stati due episodi pieni, densi, entusiasmanti per tanti motivi, e sono i due episodi che rialzano complessivamente il giudizio sulla stagione nel suo complesso. Ma credo saremo d’accordo nel dire che quelle puntate sono solo formalmente parte di The Book of Boba Fett, e sono apparse più che altro episodi di The Mandalorian messi furbescamente nella serie sbagliata.

Se però guardiamo al finale, nuovamente diretto da Robert Rodriguez (i due episodi “mandaloriani” non erano suoi), ecco che torniamo nell’alveo dei problemi che già conoscevamo.

Il paradosso è che, dopo lungo dibattere, il season finale poteva essere un episodio molto ricco, perché di fatto ci aveva promesso il grande scontro finale fra Boba e i suoi da una parte (compreso Mando e le forze da lui recuperate) e il temibile sindacato dall’altra, con al centro del contendere il commercio della spezia che mi è parso un omaggio a Dune così marcato, da essere quasi un plagio.

Questo scontro finale c’è effettivamente stato, ma si è rivelato molto meno epico del previsto. Certo, vedere Boba in groppa al Rancor che distrugge droidi da battaglia è stato certamente figo, ma nel complesso è stato uno scontro che ha coinvolto un numero molto basso di personaggi e che è stato gestito malissimo dallo stesso Boba.

Qui stiamo facendo proprio un discorso di tattica e strategia militare, e tutto l’episodio è sembrato una continua scusa per orchestrare questa o quella scena gagliarda, ma non c’è stato un solo momento in cui non percepissimo il pressapochismo con cui il protagonista aveva organizzato le sue difese, lasciando pochissimi soldati e creature varie alla difesa di punti particolarmente nevralgici.

Lo stesso scontro con i droidi è sembrato lungo, lunghissimo, e i loro scudi troppo potenti rispetto a quanto avevamo visto in altri punti della saga cinematografica. Insomma, una certa puzza di raffazzonato che ha finito con lo sminuire lo stesso personaggio di Boba, che nel corso della stagione, va detto anche questo, non è mai riuscito a esprimere quel carisma da leader che ci sarebbe aspettati da questa sua versione “rinnovata” rispetto al passato.

Non è un caso, quindi, che il momento migliore dell’episodio sia arrivato da una storia che di nuovo non c’entra nulla con Boba: il cuore ci si è stretto davvero solo quando abbiamo visto Grogu abbracciare Mando dopo aver rinunciato a alla carriera da jedi per tornare a combattere con il suo amico (altro dettaglio che forse meriterebbe qualche sopracciglio alzato, però a conti fatti Grogu ci è sempre sembrato più istintivo e compagnone di quanto un jedi dovrebbe essere, alla fine mi sta bene così).

Il momento peggiore, forse, la morte di Cad Bane, personaggio storico della saga delle Clone Wars, che viene a morire in The Book of Boba Fett in modo abbastanza banale e ben poco glorioso (sempre che sia morto, pareva di sì, ma in Star Wars vai a sapere…).

Dicevamo del passato. Al termine di una stagione con molti difetti e non tantissimi pregi, a parte quelli concentrati in episodi che non parlano del protagonista, viene allora spontaneo tornare alla domanda che ci eravamo fatti alla fine della riflessione sul pilot.

Non solo questa serie ha deciso di svelare molti misteri che avevano funzionato per decenni proprio in quanto tali, ma ha pure deciso di operare una decisa inversione del personaggio principale spostandolo senza troppi equivoci nel gruppo dei buoni.

Vale la pena ricordare che Boba Fett, nella saga di Star Wars, è stato un cattivo vero. Non un cattivo “odioso”, attenzione, anche perché non aveva nemmeno lo spazio sufficiente sullo schermo per diventare uno di quei malvagi alla Joffrey Baratheon. Però insomma, era un nemico effettivo e pericoloso dei buoni, catturava Han Solo e lo separava da Leia, veniva ucciso (più o meno) da Luke Skywalker, che se non l’avesse buttato nel ventre del Sarlacc ora saremmo ancora qui con l’Impero che spadroneggia.

Ebbene, questo cattivo vero della saga, nella Star Wars di Disney+ diventa effettivamente un buono. Dico “effettivamente”, perché si potrebbe anche obiettare che Boba manovra per diventare un signore del crimine come lo era Jabba, però non ci dobbiamo nemmeno nascondere dietro un dito: non c’è un solo momento della serie in cui Boba agisca effettivamente da malvagio, di certo non quando diventa amico dei tusken, ma nemmeno quando diventa un boss, perché ci tiene a sottolineare di voler comandare con il rispetto molto più che con la paura.

Insomma, potremmo dirci che, per esigenze disneyane, Boba Fett smette di essere uno dei cattivi più famosi di Guerre Stellari e diventa un leader burbero e spiccio, ma di certo non malvagio. E questo nella stessa serie in cui si allea con un mandaloriano che ha da poco stretto un’amicizia non esattamente affettuosa, ma comunque dichiarata, con Luke Skywalker, l’eroe jedi che era stato acerrimo nemico di Boba e suo giustiziere.

Vedete bene, insomma, come ci sia qualcosa che stride, con ruggini datate pochi anni prima che vengono dimenticate o diluite in nome di un’evoluzione del personaggio che sembra più obbligata da logiche di mercato che da effettiva coerenza narrativa.

Perché sì, possiamo anche dirci che lui era un cacciatore di taglie e stava solamente svolgendo un lavoro, e che poi si è ravveduto e ha iniziato una nuova vita. Così come possiamo dirci che la saga di Star Wars non sia certo nuova a percorsi di redenzione. Però la rapidità di questo processo e la facile dimenticanza dei crimini di Boba, peraltro in una storia in cui si vede ancora Luke Skywalker, sono sembrati troppo vistosi per non essere stonati.

Se quindi la possibile domanda era: “ha senso scomodare, svelare e storpiare un personaggio famoso come Boba Fett, pur di spolpare serialmente un altro pezzetto di Star Wars?”, la risposta per me è no. O quanto meno sarebbe servito un lavoro di scrittura migliore e più sfumato.

Senza contare che proprio il successo e la qualità di The Mandalorian ci hanno mostrato che Star Wars vive certamente di grandi nostalgie e di richiami al passato, ma è anche un mondo ricco e ancora vitale che ha la possibilità di introdurre personaggi e storie nuove che funzionino da sole.

Non sappiamo ancora, sempre che non mi sia perso qualche pezzo, se The Book of Boba Fett vedrà una seconda stagione o meno. Io francamente non sento il bisogno di altro, anche se a questo punto ha perfettamente senso che Boba compaia in altri pezzi della saga e nelle altre serie che stanno arrivando. Ma Boba era un comprimario, uno dei migliori comprimari di sempre, e farne il protagonista non è servito a granché.



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