20 Aprile 2022

Outer Range: tipo Yellowstone, ma soprannaturale di Diego Castelli

Su Prime Video è arrivata una serie piena di mandrie, praterie e cow boy, ma anche buchi misteriosi che conducono chissà dove

Il protagonista di Outer Range, nuova serie di Prime Video, si chiama Royal Abbott, è interpretato da un Josh Brolin che non riesce a non essere figo neanche se ci prova, e fa l’allevatore. Ha un bel pezzo di terra nel Wyoming, una mandria, una moglie, due figli, dei nipoti. La sua però non è una vita esattamente tranquilla: un vecchio rivale, Wayne Tillerson (Will Patton), ha messo gli occhi su parte della terra di Royal, e mette in piedi una causa basata su vecchie carte geografiche di dubbia provenienza, per affermare che Abbott deve cedergli un pezzo dei suoi possedimenti. Come se non bastasse, la moglie di Perry (Tom Pelphrey), uno dei figli di Royal, è scomparsa, e durante una rissa in un bar, dopo una provocazione proprio sul tema della compagna svanita, Perry uccide per sbaglio uno dei figli di Wayne.

Fin qui, è Yellowstone. Ok, magari non esattamente, ma dai, ci siamo capiti: la saga familiare, le faide in nome della terra, gli avvocati, gli attori fighi in sella al cavallo, ecc. Fin da subito Outer Range sembra avere un piglio autoriale più marcato, soprattutto dal punto di vista visivo, mentre Yellowstone ha più il tono della simil-soap alla Dallas (sia detto in senso positivo), però insomma, ci si muove in un mondo molto simile.

Se non fosse che, sciocchezzuola, Outer Range è tutta soprannaturale.

Eh già, perché oltre alle cose che ci siamo detti, e che danno alla serie il sapore del polpettone western moderno, ci sarebbe il piccolo dettaglio che Royal trova in uno dei suoi pascoli un buco perfettamente circolare, profondo chissà quanto, corredato da una strana nebbiolina quantica, nel quale il nostro non trova niente di meglio da fare che buttare il corpo del figlio morto del suo rivale.

Non solo: a casa Abbott arriva anche una ragazza, Autumn (Imogen Poots), che si presenta come poetessa e chiede di potersi accampare su uno dei prati della famiglia, ma che in realtà sa probabilmente più di quel che dice e diventa presto un ingranaggio importante in un mistero di quelli tosti.

Mistero che esplode definitivamente alla fine del secondo dei due episodi con i quali la serie ha esordito. Preferisco non svelare niente qui, nel caso ancora non abbiate visto nulla, però insomma, quello è il momento in cui Yellowstone rimane indietro, mentre Lost e Ai confini della realtà vengono avanti dicendo “ciao, ci siamo anche noi”.

Per quanto mi riguarda, quello della serie creata da Brian Watkins è un buon esordio. E non è solo questione di una preferenza per il genere mystery / fantastico, che comunque ha il suo peso: quando mi fai il saltino verso l’ignoto, di base io drizzo le antenne per vedere che succede, ma questo non significa che Outer Range si inventi chissà cosa, in termini di puro concept narrativo (visto che abbiamo un esempio recente, potremmo dirci che Severance parte da una base molto più originale).

A rendere davvero meritevole l’inizio di Outer Range, invece, è la cura con cui sono messe in scena le due anime dello show, in modo che abbiano ognuna una sua forza indipendente, ma senza per questo rinunciare a intersecarsi in modo preciso.

Da una parte, l’elemento più drama della serie funziona perché mette subito in campo passioni e dolori potenti: la sparizione di una moglie, un omicidio non voluto ma comunque non del tutto casuale, perché frutto di una frustrazione cieca e feroce, la malvagità di un nemico segnato nel fisico (Wayne è molto malato) ma guidato da una brama di potere quasi disneyana.

Non è insomma il solito setting un po’ pigro, in cui certamente vengono descritti caratteri e problemi dei personaggi, lasciando però al soprannaturale il compito di prendersi tutta l’attenzione. No, in Outer Range le questioni puramente e solamente umane e terrene sarebbero sufficienti per reggere la scena da soli, senza bisogno di altro.

E poi però il soprannaturale c’è, e non è mica secondario. Nei primi due episodi, almeno fino alla fine del secondo, la sua presenza è in qualche modo discreta, non urlata, e la sua funzione strettamente narrativa, rispetto a tutto quello che succede alla famiglia Abbott, è abbastanza limitata, ma è comunque una presenza costante.

Più che sugli eventi in sé e per sé della storia, il soprannaturale setta l’atmosfera e lavora in modo metaforico. Che Outer Range non sia esattamente un drama familiare non lo si vede solo dagli effettivi elementi di mystery, ma anche da un costante senso di minaccia, di caos, che impregna prima di tutto la regia e la fotografia.

I primi due episodi, diretti da Alonso Ruizpalacios, hanno velleità autoriali evidenti, lavorano di contrasti fra luci e ombre, aprono spazi naturali di grande bellezza ma subito li storpiano con tappeti sonori discordanti e quella che potrebbe sembrare come una costante aria di tempesta.

Soprattutto, c’è un’evidente concordanza fra ciò che Royal trova nel suo pascolo, cioè un misterioso foro, e il buco metaforico che esiste nella sua famiglia, cioè la scomparsa di Rebecca, moglie di Perry. Ma un buco, a quanto pare, esiste anche in Wayne, nella forma di una incolmabile fame di potere e di ricchezza che non sembra capace di lasciare l’uomo nemmeno quando è così evidentemente vicino alla morte.

Quando vediamo Royal tentare di riempire l’enorme buco con poche, inutiie badilate di terra, e quando poi lo vediamo usare quel buco per buttarci dentro le cose che desidera far sparire dalla sua vita, ecco che tutti i campanelli psicologici che abbiamo accumulato nella nostra vita di serialminder cominciano a tintinnare all’unisono.

È ancora presto per sapere dove andrà a parare Outer Range. A giudicare da quel finale di secondo episodio, l’elemento soprannaturale acquisterà molta rilevanza già dalle prossime puntate, e l’equilibrio fra le varie componenti comincerà a pendere da quella parte. Ma se questo era inevitabile, meno scontato era che la serie riuscisse a fissare in maniera così precisa ruoli e tensioni fra i personaggi, dandoci l’impressione che, d’ora in avanti, ciò che di in-credibile succederà nella serie avrà un peso importante sia per loro che per noi.

Per il resto, sappiamo benissimo che tutte le serie di questo tipo si portano dietro il pericolo, prima o poi, di andare in vacca in qualche modo, spesso nemmeno senza accorgersene. Ma ce ne preoccuperemo se e quando succederà. Per il momento, approvata.

Perché seguire Outer Range: è un mystery soprannaturale che non dimentica di dare valore a tutti gli elementi della storia, non solo quello fantasy. E Josh Brolin è sempre un figo.

Perché mollare Outer Range: se i misto-genere vi mettono ansia.



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