13 Maggio 2022

The Staircase – HBO Max: l’onda del lunga del true crime di Marco Villa

In The Staircase, una donna viene trovata morta ai piedi di una scala: il marito dice che è un incidente, ma la polizia non gli crede

L’abbiamo detto anche nella nuova puntata del nostro podcast SALTA INTRO, che andrà online lunedì mattina: dopo il momento delle serie a tema truffa, adesso è il grande tempo del true crime. O meglio, delle serie ispirate a vere storie di crimini. Una tendenza che prende la rincorsa da mesi e che ora raggiunge l’apice, con un alluvione settimanale di nuove serie di questo tipo. Come The Staircase (HBO Max, su Sky e NOW dall’8 giugno), che racconta un caso avvenuto nel 2001 a Durham, North Carolina, che ha tenuto banco per anni nella cronaca statunitense. Un caso di rilievo, al punto che su Netflix trovate una lunga docuserie sulla vicenda.

Tutto ha inizio con una chiamata al 911: al telefono c’è un uomo disperato, sta chiamando perché sua moglie è caduta dalle scale ed è immersa in una pozza di sangue. Quando i soccorsi arrivano, la donna è già morta e da subito qualcosa sembra poco chiaro. C’è sangue dappertutto, troppo sangue. Prima ancora di avere i risultati dell’autopsia, iniziano a considerare il marito un possibile omicida.

Dall’altra parte c’è lui, Michael Peterson, scrittore e giornalista con la faccia contrita di Colin Firth. Proclama la sua innocenza, ma fin da subito si considera quasi un agnello sacrificale, come se la sua sorte fosse già decisa. Al suo fianco c’è la famiglia, molto numerosa e variegata (una delle figlie è Sophie Turner). E ci sono le sorelle della vittima, le prime a cui la polizia mostra foto e prove di un possibile movente. Il primo episodio si chiude con il personaggio di Firth condotto in prigione e con la famiglia già spaccata.

The Staircase è una serie cupa, su cui grava un certo senso di ineluttabilità, ben reso dalla recitazione di Firth. Il suo personaggio appare rigoroso, compreso nel ruolo. L’esatto opposto della moglie, che conosciamo nei flashback che punteggiano la puntata: l’interprete è Toni Collette, che abbiamo imparato a conoscere come un’attrice mai banale, che non si accontenta del compitino. Il suo è un ruolo complesso: conosciamo il suo destino da vittima e viene spontaneo trovare in ogni sua scena premonizioni di quello che accadrà.

Oltre al tempo presente dell’indagine e ai flashback c’è anche un flashforward, che ci mostra un Michael Peterson invecchiato, ma libero. Gli otto episodi della serie serviranno a riempire questi buchi: i primi tre, nel frattempo, ci restituiscono una serie ben scritta e ben girata, che sceglie di non osare, in favore di un impianto solido e ben strutturato.

A colpire è anche la durata degli episodi, intorno ai 65 minuti: non si avverte lentezza, ma rimane la sensazione che si sarebbe potuto lavorare maggiormente di sintesi senza perdere efficacia. Si tratta di un dettaglio quasi teorico, però, perché The Staircase è un prodotto di qualità, si questo ci sono pochi dubbi. Sa costruire la storia e sa spingere quando serve, come in occasione della ricostruzione del possibile omicidio, realizzato dalla polizia nel corso del secondo episodio.

La fictionalizzazione del true crime è la tendenza del momento, dicevamo, spinto anche da un’analoga tendenza nel mondo podcast. Abbiamo visto tante serie di questo tipo, ne vedremo senz’altro molte altre: The Staircase è senza dubbio tra quelle di miglior fattura.

Perché guardare The Staircase: perché è estremamente solida

Perché mollare The Staircase: perché a quel punto vi guardate Chi l’ha visto, true per true



CORRELATI