14 Luglio 2022

The Bear – Quando Lip di Shameless divenne uno chef di Diego Castelli

Arriverà su Disney+ un bel drama corto e interessante, a tema culinario, in cui spicca il carisma di un attore che amiamo da anni

Pilot

Ultimamente abbiamo parlato, discusso, bisticciato di un sacco di serie molto grosse e molto attese, e oggi ci prendiamo una pausa per introdurre invece un piccolo gioiellino di cui nessuno sta ancora parlando adeguatamente, e che forse rimarrà sempre sottotraccia, ma non per voi che siete fini menti seriali.
Parliamo di The Bear.

Creata da Christopher Storer e spuntata in America su Hulu, The Bear arriverà anche da noi su Disney+, anche se ancora non c’è una data ufficiale. Quindi intanto facciamo una bella recensione senza spoiler.

Prima ancora di conoscere la trama (in due parole: un giovane, abilissimo chef riceve in eredità la paninoteca del fratello morto, e cerca di trasformarla in qualcosa di più di un buco fetente), ad attirare la nostra attenzione era stato il cast: protagonista di The Bear è infatti Jeremy Allen White, il nostro amatissimo Lip di Shameless.

Per chiunque sia fan della prima ora di Shameless, White ha la carriera segnata: non importa cosa farà da qui alla fine dei suoi giorni, per noi sarà sempre Lip Gallagher, e spero che per lui questo possa rappresentare anche un complimento.

Ma evidentemente questo è un ragionamento che deve aver anche fatto Storer, autore di The Bear, che ha cucito addosso all’attore un personaggio che, in effetti, con Lip ha parecchio in comune.

Come accennato, Carmen Carmy Berzatto, uno che dovrebbe essere italiano anche se non credo ci siano maschi italiani di nome “Carmen”, è uno chef passato dalle proverbiali stelle alle altrettanto proverbiali stalle. La sua decisione di lasciare il mega-ristorante in cui lavorava, per cercare di salvare il localino del fratello, arriva ovviamente da posto piuttosto oscuro di torbidume familiare, di frizioni nascoste, di sensi di colpa, di segreti.

Arrivato nella nuova realtà e affiancato dal “cugino” Richie (Ebon Moss-Bachrach), Carmy deve tentare di dare legittimità al suo nuovo progetto, cercando di trasformarlo in qualcosa di migliore rispetto a ciò che è ora, sapendo che si tratta però di un localino di provincia dove i soldi sono sempre contati.

Ad “aiutarlo” ci sono un po’ di vecchi dipendenti del fratello, a cui si aggiunge la promettente novellina Sydney (Ayo Edebiri).
Le virgolette servono a far capire che la nuova squadra di Carmy non è prontissima a ricevere le nuove direttive, è legata a un mondo e a dinamiche più sclerotizzate, e deve essere in qualche modo convinta, circuita, coinvolta, spronata.

The Bear, ovviamente, è una serie culinaria. Si cucina parecchio, c’è un sacco di roba che rosola sul fuoco, fa venire fame quasi a ogni scena.
E già questo la rende una serie abbastanza diversa dalle altre, perché la cucina che tanto funziona nei normali programmi televisivi, non ha mai sfondato davvero nella serialità scripted.

Allo stesso tempo, però, non è solo o soltanto una serie “sulla” cucina. È un drama familiare, una storia di rapporti di lavoro, di province degradate, un racconto sul peso dell’eredità, materiale e spirituale.
Soprattutto, è una serie che ha il grande pregio di avere un ritmo altissimo, costante, agguerrito, che gioca sulle urgenze (naturalmente un po’ romanzate o esagerate) del dietro le quinte dei ristoranti, aggiungendoci continui imprevisti derivanti dalle condizioni non proprio ottimali del posto in Carmy si trova a lavorare.

Rispetto ad altre serie con tematiche simili che abbiamo visto di recente (come Feed The Beast o Sweetbitter), il ritmo è dunque molto più elevato, quasi schizofrenico, e trasmette il senso di una continua urgenza che è sia riferita all’effettivo mondo del lavoro, sia metaforica di una certa necessità, per i personaggi, di riempire con la fatica e l’impegno determinati vuoti che si portano dentro.

Per questo Jeremy Allen White è una scelta azzeccata. Se ricordate, il suo Lip era già all’epoca un personaggio sempre in tensione, baciato da una mente sopraffina eppure sempre invischiato in pericolose menate, sempre vicino all’alcolismo, sempre alle prese con qualche casino da risolvere.

Per Carmy è la stessa cosa, c’è una continua tensione che lo agita e che rischia di spezzarlo, un continuo scontro fra le sue abilità e il suo destino da una parte, e le crude necessità della vita dall’altra. Il tutto reso ancora più complesso da un lutto inspiegabile che per tutta la prima stagione rappresenta una ferita aperta.

È una serie consigliatissima, perché divertente, mossa, appassionata e appassionante, pure spiccia (un drama con episodi sotto la mezz’ora). E se è vero che non è ancora stata rinnovata per una seconda stagione, sappiate pure che il finale della prima potrebbe anche bastare così, quindi non correte il rischio di rimanere troppo appesi.
EDIT: a poche ore dalla pubblicazione dell’articolo, ho scoperto che la serie è stata effettivamente rinnovata, quindi bene così.

Perché seguire The Bear: un ottimo e precisissimo ritorno per il nostro amato Lip di Shameless.
Perché mollare The Bear: pur essendo una serie sulla cucina, è talmente ansiogena che potrebbe pure risultare “troppo”.



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