23 Gennaio 2024

Skam Italia 6 – Stavolta si va di mestiere di Diego Castelli

Una stagione meno dirompente di altre, ma in cui non viene meno la capacità di stare davvero in mezzo agli adolescenti

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Era il 2 settembre 2022 quando parlavamo della quinta stagione di Skam, quella del micropene, quella del cambio generazionale con l’ingresso di numerosi nuovi personaggi, quella che era la prima stagione completamente italiana, slegata dal format norvegese che comprendeva solo quattro cicli di episodi.
La stagione, insomma, in cui temevamo che Skam Italia potesse sbandare, snaturandosi o semplicemente diventando meno interessante.

Ed era stata anche la stagione, però, del sollievo: anche “da sola”, Skam Italia funzionava benissimo, e il tema così particolare scelto come nucleo narrativo di quei dieci episodi riusciva a diventare metafora più generale del classico disagio giovanile, del sentirsi inadeguati, del cercare un posto nel mondo di cui spesso ci si sente privati, a torto o a ragione.

Ebbene, ora è arrivata la sesta stagione – la prima in cui il creatore Ludovico Bessegato si è in parte sfilato dalla produzione, impegnato com’è nella seconda stagione di Prisma – che, come da tradizione di Skam, si concentra su un personaggio che avevamo già conosciuto la volta scorsa senza approfondirlo troppo (Asia, interpretata da Nicole Rossi), per raccontarci la sua vita e il suo punto di vista.
Vediamo com’è andata.

Senza fare troppi spoiler, possiamo però condividere alcuni dettagli della storia di Asia che di fatto emergono già nel primo episodio: è una ragazza politicamente impegnata, che si danna per combattere i fascisti al liceo e per dare supporto a battaglie civili di vario genere. Vive in una famiglia in cui molte (tutte le?) attenzioni dei genitori sono rivolte alla sorella, potenziale campionessa di tennis. Lo stress familiare, scolastico, amoroso la porta ad adottare comportamenti poco sani con il cibo. Sta insieme a un ragazzo che al momento studia all’estero, con tutti i problemi delle storie a distanza. E quando meno se l’aspetta incontra un altro giovanotto misterioso, Giulio, che forse le solletica l’immaginazione in modo imprevisto.
(avete visto con che anzianità ho usato la parola “giovanotto”? Brividi…)

Intorno ad Asia, naturalmente, continua a muoversi un universo abbastanza fitto di personaggi, che vanno dai vecchi protagonisti che tornano per lo spazio di un cameo o poco più (Eva, Luchino, Sana, un po’ di più Silvia), alle ragazze introdotte nella scorsa stagione, che sono effettivamente studentesse del liceo che da sempre fa da sfondo alla serie.
Tuttavia, come sempre, è Asia a fornirci il punto di vista privilegiato su tutto ciò che accade.

In quest’ottica, la sesta stagione di Skam Italia si muove in modo diverso rispetto alla quinta, ricavandone alcuni vantaggi e alcuni svantaggi.

Trattando di relazioni a distanza, disturbi alimentari e redenzione (rimango volutamente sul vago), viene a mancare un’idea forte e catalizzatrice come quella della quinta stagione, che aveva fatto molto parlare di sé ancora prima di arrivare su Netflix (cosa che invece non è accaduta con la sesta).

Naturalmente, questo può essere visto anche come un pregio, perché giustamente il Villa mi diceva “se in ogni nuova stagione c’è l’equivalente di un micropene, poi diventa surreale”. Allo stesso tempo, per una serie che era nata (fin dalla sua versione norvegese) su presupposti distributivi molto particolari e vicini al modo di comunicare degli adolescenti, e che poi si è progressivamente istituzionalizzata fino a diventare, tecnicamente, una delle tante serie di Netflix, il rischio era quello di una stagione anonima.

Questo problema non è stato schivato del tutto, nel senso che, effettivamente, la sesta stagione di Skam Italia può suonare abbastanza interlocutoria, non specificamente memorabile.
Non che le altre stagioni avessero tutte un nucleo narrativo fortissimo: se pensiamo alla prima e alla terza, dedicate a storie d’amore tormentate ma tutto sommato ordinarie, ecco che la sesta non appare poi così diversa.

Il tema però è proprio questo: se la prima stagione poteva avere una storia quasi banale, riscattata però da uno stile che suonava molto nuovo, e se la terza (comunque spesso considerata la meno riuscita) era abbastanza vicina alla prima da apparire parte di un flusso ancora vivo e vegeto, nel momento in cui la sesta stagione sembra inserirsi in un solco già ben tracciato, finisce inevitabilmente per suonare meno originale.

Questo si deve sia alla scelta dei temi di cui sopra, sia a uno svolgimento che, effettivamente, non arriva quasi mai a un risvolto sorprendente.
C’è perfino un po’ di confusione, come se gli argomenti fossero troppi (paura di rimanere senza?) e finissero col mangiarsi spazio a vicenda. Per esempio, il tema dei disordini alimentari, già trattato in passato da Skam, finisce con l’apparire quasi un riempitivo, una cosa “in più” per rimpolpare la vicenda, ma senza la capacità di imporre un discorso diverso, nuovo, ficcante.

Coi difetti però finiamo qui, perché poi bisogna riconoscere a Skam Italia la capacità di essere ancora Skam.
Se anche ammettiamo che manchi un’idea forte, e che su alcune dinamiche si proceda con il pilota automatico, quel pilota automatico ancora funziona.

Skam è da sempre una serie contemporaneamente ribelle e accomodante.
Ribelle perché mostra l’adolescenza italiana in un modo che alcuni potrebbero perfino ritenere diseducativo: sti ragazzetti fumano, si sfasciano, scopano senza protezioni, e la serie non giudica mai questi comportamenti in quanto tale. Questo perché effettivamente non li vuole giudicare, si limita a rilevarli: la realtà è questa, perché nasconderla?

D’altra parte, Skam Italia è anche una serie accomodante, “buona”, nella misura in cui ci mostra personaggi che hanno effettivamente una testa sulla spalle, o che sono capaci di acquisirla. Sono ragazzi e ragazze capaci di ragionare, anzi spinti a farlo, e invogliati a trovare nella comunicazione, fra di loro e con gli adulti, lo strumento per superare le difficoltà, spegnere i conflitti, normalizzare e disinnescare problemi che la singola persona vede come insormontabili, ma che diventano gestibili se appena si riesce ad allargare lo sguardo e allontanare la prospettiva.

In questo senso, la sesta stagione è perfettamente Skam Italia. Per certi versi lo è perfino “di più”, perché Asia è forse il personaggio più autoconsapevole che abbiamo visto nella serie, ed è capace di avere dei problemi ma anche di riconoscerli come tali, instaurando una lotta fra ragione e sentimento che è interessante da guardare proprio perché sappiamo che ci potrà essere una ricomposizione fra le due anime, ma non sappiamo come e quando arriverà.

Anche il tema della redenzione, che riguarda un personaggio dal passato oscuro che va gestito da tutte le persone che con quel passato entrano in contatto, si rivela consapevolmente maturo per una serie come Skam.
Se finora, infatti, avevamo seguito le vicende di personaggi che vivono soprattutto nel presente (sono innamorata adesso, sono gay adesso, ho il pene piccolo adesso), questa stagione impone a personaggi dalla vita ancora molto giovane di riflettere su cose accadute in un passato che diventa, ovviamente, difficile da maneggiare.

Di nuovo, però, Skam Italia la porta a casa, perché offre ai suoi personaggi la possibilità di una crescita, che riguarda soprattutto il passaggio dall’avere idee nette e incrollabili (atteggiamento tipico dell’adolescenza, o forse dell’essere umani in generale), al contemplare la possibilità delle sfumature, delle evoluzioni, dei cambiamenti.
E lo fa con la consueta capacità, sia in fase di scrittura sia nella recitazione, di cogliere i piccoli dettagli, fisime, rancori, gioie, emozioni, che compongono la normale vita di un adolescente, anche di quelli che si credono più scafati di tutti.

Qualunque altro elemento di valutazione, che vada dalla simpatia o meno della protagonista al modo in cui si sviluppano le singole macro e micro storie, è evidentemente soggettivo: se Nicole Rossi vi sta antipatica, la stagione vi piacerà meno, e viceversa.

Resta però la sensazione, piacevole, che Skam Italia sia ormai una delle nostre case seriali, un posto dove si torna sempre volentieri, e da cui difficilmente si viene traditi.
In questo senso, il problema di una certa inevitabile stanchezza a cui accennavamo sopra, mostra anche il rovescio della medaglia: dopo sei anni di Skam Italia, pretendere grandi sorprese è forse ingiusto, se non addirittura pericoloso, mentre invece è molto più semplice e rilassante riconoscere che, dopo tutto questo tempo, la serie è ancora quella che abbiamo amato da cinque anni a questa parte.



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