16 Giugno 2026

Alice and Steve – Una delizia inglese su Disney+ di Diego Castelli

Una prima stagione da soli sei episodi restituisce tutta la complessità e la fragilità delle relazioni umane, facendoci anche ridere un tot

Pilot

Quella fra serie americane e serie inglesi è, per chi segue le serie tv con un minimo di cognizione di causa, una faida che prosegue ormai da molti anni. Una faida che, naturalmente, vede le serie americane come vincitrici assolute in termini quantitativi, perché la serialità a stelle e strisce domina i nostri palinsesti (e poi le piattaforme) da cinquant’anni, ma che nella nicchia britannica trova un esercito molto agguerrito di fan sempre disposti ad alzare il ditino per far notare la qualità dei prodotti d’Oltremanica.

Chi ha ragione? Beh, impossibile dirlo. Entrambe le fazioni possono presentare prove di grande peso, ma pure altrettanti indizi di pochezza degli avversari.
Nelle serie americane possiamo trovare capolavori che hanno cambiato la storia dell’audiovisivo sul piccolo schermo, ma anche prodotti dozzinali e iperstandardizzati che fanno venire il latte alle ginocchia dopo due minuti. Dall’Inghilterra abbiamo visto arrivare idee straordinarie (che spesso hanno generato cloni americani) ma anche poverate assolute.

Lo streaming, se possibile, ha acuito questa dinamica, generando e/o facendo arrivare anche in Italia molte più serie inglesi, e aprendo quest’antica faida anche ad altre nazionalità, basti pensare al successo delle serie coreane.
Ma non stiamo a divagare, perché tutta questa introduzione serviva solo a dire che oggi parliamo d una serie british, piccolina, di non troppi mezzi, e arrivata su Disney+ accanto alle corazzate americane. Una serie che, però, è una vera e propria delizia: Alice and Steve.

Creata da Sophie Goodhart (sceneggiatrice soprattutto cinematografica, ma con un passato in Sex Education) e interamente diretta da Tom Kingsley, Alice and Steve racconta, guarda un po’ di, Alice (Nicola Walker) e Steve (Jemaine Clement), due cinquantenni amici da trent’anni che, pur avendo un marito e una figlia lei, e un matrimonio fallito lui, continuano ad avere un rapporto strettissimo e quasi simbiotico, benché del tutto platonico.

Parrebbe un puccioso e utopico sogno di pura amicizia uomo-donna, al punto che Alice consiglia a Steve di trovarsi un’amante giovane e lo aiuta perfino ad attaccare bottone con una ragazza in un bar, se non fosse che la solidità del loro rapporto sta per essere messa a dura prova: in maniera del tutto inaspettata, Steve si invaghisce, ricambiato, della ventiseienne figlia di Alice, Izzy (Yali Topol Margalith).

Se già la differenza d’età fra i due non fosse di per sé un problema agli occhi di parenti e amici, è soprattutto Alice a opporre un’immediata, istintiva e strenua resistenza a questa relazione, con una ferocia fra il buffo e il grottesco che diventa la scintilla per un approfondimento su amore, relazioni, aspirazioni, fragilità, rimorsi e rimpianti.

Non c’è “altro”, in questa prima stagione di soli sei episodi da mezz’ora, nel senso che il rapporto fra Steve e Izzy è sufficiente, nelle sue molte ripercussioni, a riempire tutto lo spazio narrativo. Ma è proprio in quei riverberi che si nasconde la forza della serie.

La bellezza dei personaggi creati da Sophie Goodhart sta nel fatto che, per il modo in cui parlano e per le azioni del loro quotidiano, sembrerebbero perfettamente in grado di gestire una deviazione sì improvvisa del loro sistema di relazioni, ma nemmeno così incredibile. Tanto più che Steve, effettivamente, è un brav’uomo, forse perfino troppo mite, e Izzy sembra perfettamente consapevole della situazione in cui si trova. Non siamo insomma nello scenario di un vecchio che seduce una ragazzina.

Ma questo non basta, perché tutte le sovrastrutture dei protagonisti, razionalizzazioni di cui magari potrebbero vantarsi davanti a un bicchiere di vino, crollano di fronte a emozioni molto più primitive, a un senso di caos a cui si può opporre solo resistenza, perché è un disordine che tocca corde molto profonde.

Credo di potervi spoilerare che non si tratta, come si potrebbe pensare, di Alice che si rende conto di amare Steve. Troppo banale. Qui il tema è descrivere personaggi che, a prescindere dall’età, si portano dietro fragilità e insicurezze che magari hanno imparato a maneggiare e nascondere, ma che esplodono in tutta la loro forza (anche comica) quando la carte sul tavolo cambiano in maniera inaspettata.

L’impulsività di Alice, la pavidità di Steve, la debolezza del marito di Alice, l’ansia di crescita e stabilità di Izzy, sono tutte caratteristiche che si uniscono per impedire una facile risoluzione/accettazione del problema, rimescolando continuamente le linee di forza della narrazione.

Il risultato è un affresco psicologico e relazionale di grande freschezza, molto divertente, e in cui è facile volere bene a tutti, pure a chi sa diventare fastidioso, perché in lui o in lei ritroviamo difetti che sono anche nostri. Il grande messaggio che passa, ben esemplificato dai casini di tre generazioni abbondanti di personaggi, è dunque quello di una difficoltà delle relazioni che non ha età o geografia, in cui la mente e il cuore sanno partire per la tangente in modi imprevisti, richiedendoci continui aggiustamenti e ricalibrature. Soprattutto, una difficoltà che non ha colpe specifiche, perché se tutti noi, in qualunque punto della vita, possiamo andare in crisi per una relazione nostra e altrui, allora forse possiamo accettare queste crisi come parte del nostro essere umani, e gestirle come meglio possiamo.

Questa serie, per ora, ha un solo difetto, cioè un finale piuttosto aperto, in mancanza di un esplicito rinnovo per la seconda stagione. L’autrice ha dichiarato di avere già in mente il prosieguo della storia, ma la mancanza di un’ufficialità sul suo futuro ci lascia col fiato sospeso, perché se è vero che la prima stagione racconta già tanto, è altrettanto vero che quel finale chiama a gran voce un nuovo ciclo di episodi.

Va anche detto che parliamo di un prodotto poco costoso e già apprezzato dalla critica, che gli ha fatto vincere il premio come miglior serie al recente Canneseries, il festival internazionale sulle serie tv che da una decina d’anni si tiene a Cannes, in corrispondenza del Miptv, il mercato televisivo per addetti ai lavori.

Io ve la consiglio comunque, perché credo verrà rinnovata e perché, anche se non lo fosse, averla vista sarà comunque meglio del contrario. Poi certo, ognuno si prenda le sue responsabilità.

Perché seguire Alice and Steve: sono sei episodi agili e densi di un divertimento intelligente e tenero.
Perché mollare Alice and Steve: il finale è piuttosto sospeso e la serie non è stata ancora rinnovata (anche se c’è fiducia al riguardo).



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