9 Luglio 2021

Young Royals – Netflix: una serie classica, ma super-contemporanea di Marco Villa

Young Royals è un po’ come se l’episodio di The Crown su Carlo al college fosse diventato una serie a sé, con fattore woke a mille

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A dirla facile, Young Royals è una delle tante serie teen ambientate in una scuola, che recupera il classico intreccio dell’amore combattuto tra due persone di classi sociali molto differenti. Ci fermassimo qui, non sarebbe assolutamente nulla di nuovo. E di fatto Young Royals non è nulla di nuovo, ma allo stesso tempo è difficile trovare qualcosa di così contemporaneo.

Disponibile dal primo luglio, Young Royals è una produzione originale svedese di Netflix e segue le vicende del giovane Wilhelm (Edvin Ryding), principe secondogenito della casa reale svedese. La serie si apre con Wilhelm in discoteca, coinvolto in una rissa che spinge i genitori a spedirlo in un collegio, dove si svolgerà l’azione di buona parte della serie. Wilhelm arriva in una scuola frequentata dall’elite della nazione e si ritrova nella classica situazione vista in tutte le serie teen ambientate in una scuola: l’iniziale chiusura, la difficoltà a inserirsi, il primo volto amico che fa da spiraglio per il nuovo mondo e poi la trasformazione di quel nuovo mondo nel proprio mondo. In questo caso, lo spiraglio in questione ha le fattezze di Simon (Omar Rudberg), studente che fa parte della scuola a mezzo servizio, perché non dorme nel collegio e non appartiene a quell’elite di cui sopra, anzi. Il legame tra i due non è quello di una semplice amicizia: Simon ha già fatto coming out e annunciato la propria omosessulità (almeno in famiglia), mentre tutti pensano che Wilhelm sia etero. Spoiler non spoiler: non è così.

In sostanza, per dirla brutale, Young Royals prende l’episodio di The Crown dedicato all’esperienza del principe Carlo nel college frequentato dal padre e la espande, rendendola serie a sé. Il richiamo a The Crown è chiaro, evidente, fin dal font scelto per i titoli di testa, ma di fatto quello di Young Royals è il racconto di formazione di un gruppo di ragazzi sospesi tra retaggi risalenti al secolo scorso e una forma mentis contemporanea: tutti gli amici “di famiglia” di Wilhelm sono legati alle tradizioni che furono, tra iniziazioni e commenti alle ragazze con cui intrallazzano (supportati in questo, in parallelo, anche dalle loro colleghe donne). Wilhelm si trova invece subito a suo agio con Simon, che non appartiene a quel mondo e che vive una vita radicalmente diversa, ma che deve per forza di cose confrontarsi con il distacco sociale che ogni giornata di scuola gli pone davanti agli occhi.

La contemporaneità di Young Royals non passa però solo da questo o dalla trama queer. È come se gli autori avessero deciso di fare una checklist di temi caldi: per cui abbiamo la centralità di un personaggio femminile che non solo è di pelle nera ma che – rispettando le etichette del caso – si può definire “corpo non conforme”, ma che riceve attenzioni che normalmente sarebbero dedicate alla classica biondina stile Barbie. C’è poi anche la valorizzazione delle diversità, con lo stesso personaggio appena citato che si rivolge a una compagna dicendole che la sua sindrome di Asperger è un po’ il suo “superpotere”. Tutti messaggi stra-condivisibili, ovvio, che però danno appunto l’impressione di una checklist woke da spuntare. Va dato atto agli autori di riuscire a farlo con una certa naturalezza, senza che Young Royals risulti mai una serie costruita a tesi, almeno nei primi episodi: è un fatto non scontato e per nulla semplice da raggiungere.

Nel complesso Young Royals è una serie che non spicca e non si inabissa: si fa notare per questi elementi appena citati, ma va da sé che non bastano per renderla una serie memorabile o importante. È una serie di buona fattura, perfettamente inserita nel suo genere.

Perché guardare Young Royals: perché è come se fosse una espansione di The Crown

Perché mollare Young Royals: perché alla fine è il solito teen drama



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