7 Ottobre 2010

Outsourced di Marco Villa

Il nostro obiettivo era non fare ridere

Finalmente stiamo finendo di scrivere dei nuovi pilot e tra poco potremo tirare qualche conclusione.
Per quanto mi riguarda, la scelta della peggiore nuova serie è decisamente facile.

È Outsourced, una comedy NBC in onda dal 23 settembre. Non si tratta di un progetto originale, ma dell’adattamento televisivo del film omonimo, realizzato nel 2006 da John Jeffcoat. La pellicola a suo tempo ebbe una discreta accoglienza e partecipò in concorso al Festival di Toronto, che non è come dire Venezia, ma la sua importanza – soprattutto a livello indie – ce l’ha.
Come lascia intuire il titolo, Outsourced parla di vita aziendale ai tempi dell’outsourcing delle risorse. Nel concreto, parla di Todd, un giovane dirigente americano costretto a trasferirsi in India dopo la delocalizzazione in Asia del call center di cui è responsabile.

Idea carina, senza dubbio. Togliere un personaggio dal proprio ambiente e calarlo in uno del tutto differente. Non certo nuova, ma vabbè, poteva comunque uscirne qualcosa di buono.
Un The Office con l’aggiunta dell’esotismo.
Invece no.
Outsourced è infatti un prodotto di una banalità sconvolgente, che piega ogni possibile idea di scrittura e messa in scena alla ripetizione di cliché e sketch ampiamente sotto il minimo sindacale.

Soprattutto, è una serie del tutto prona di fronte agli stereotipi e del tutto incapace di farsene beffe.
Ci sono i risciò che corrono all’impazzata, ci sono quelli con il turbante con la faccia scura e impenetrabile, ci sono cibi inconcepibili perché diversi da quelli americani, ci sono le mucche. Per dire, a metà del primo episodio appare una mucca, il protagonista si mette a fare battute sulla mungitura e ottiene come risposta un “è sacra qui da noi”.
Capito il livello?
Oppure, pochi istanti prima, lo stesso protagonista che spiega a uno dei suoi dipendenti indiani che in America i ragazzi possono uscire con le ragazze senza poi doverle sposare. E l’altro si stupisce. Nel 2010.
Senza scomodare il parolone “razzismo” (che pure ci starebbe), siamo veramente a una qualità imbarazzante.

Previsioni sul futuro: tra battute, frizzi e lazzi, i dipendenti diventeranno un gruppo di grandi amici e riusciranno a inventarsi il proprio sogno americano. Delocalizzato.

Perché seguirlo: perché trovate che Gabriele Cirilli abbia un tipo di comicità troppo intellettuale.

Perché mollarlo: perché avete un senso dell’umorismo.



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