6 Dicembre 2010 3 commenti

Sons of Anarchy 3 – Finale capolavoro! di Diego Castelli

Analizziamo con gioia l’ultima magia di Kurt Sutter

Copertina, On Air

ATTENZIONE SPOILER!!!! VI SPIATTELLO TUTTO IL FINALE!

Una cosa bella dell’essere co-fondatori di un blog è che, bene o male, puoi scrivere quello che ti pare. Eccomi allora a parlarvi del finale di stagione di Sons of Anarchy, in un post che forse non farà grossi ascolti (si può dire “ascolti” parlando del web?), ma che è quasi necessario per rendere omaggio a un episodio che non esito a definire un capolavoro.

Vi avevo già parlato della serie di Kurt Sutter verso fine agosto (precisamente qui).
E’ comunque necessario un piccolissimo riassunto, anche per capire dove stava andando a parare la terza stagione, prima della geniale sterzata finale.
In pratica, il biondo Jax, figlio del defunto fondatore del club nonché appassionato lettore dei diari moraleggianti del padre, combatteva una dura battaglia interiore: da una parte, la volontà di rispettare le regole dei Sons; dall’altra, il desiderio di scendere a compromessi con lo Stato (per tenere mamma e amici fuori di prigione) e con la sua coscienza (con la perenne sensazione che, forse, sarebbe il caso di smetterla con la criminalità). Il tutto trascinato ed estremizzato dalla ricerca del figlioletto rapito.

Se ricordate, vi avevo spiegato come Sons of Anarchy giocasse meravigliosamente sull’ambiguità morale dei suoi protagonisti, sempre al confine tra epico eroismo ed efferata delinquenza.
Nella stragrande maggioranza dei racconti audiovisivi americani, l’eroe non può permettersi di essere realmente “cattivo”. Di solito è buono e basta, o al massimo un po’ burbero. E se è davvero un bastardo, potete stare certi che prima o poi arriverà una redenzione e/o un sacrificio/punizione (succede pure a Dexter…). Lo sviluppo narrativo di Jax pareva coerente con questa impostazione: la sua appartenenza al club, in questi tre anni, gli ha portato più oneri che onori, e ha causato il rapimento del figlio (senza contare gli amici morti e lo stress). Come a dire che Jax era sì sulla buona strada, ma doveva ancora attraversare una via di dolore e privazioni prima di raggiungere la salvezza (sarebbero contenti i nostri amici della Cei).
Avvicinandomi al finale di stagione – dopo la conferma di un SOA 4 – davo per scontato che, alla soluzione di alcuni problemi, se ne sarebbero aggiunti altri ancora più grossi, a meno che Jax non avesse effettivamente raggiunto un’improbabile riscatto definitivo.

Ebbene, Kurt Sutter ci ha spiazzato. Completamente.
Ci ha fatto credere che l’accordo di Jax con l’ATF, firmato in nome della libertà dei suoi amici, avrebbe finito col fargli più male che bene, non appena i suoi si fossero accorti che aveva fatto la spia. Così sembrava, a pochi minuti dalla fine dell’episodio. Già immaginavo una quarta stagione tutta giocata sulla difficile ricomposizione di un rapporto ormai compromesso.
E invece no! Al fotofinish si scopre che l’accordo di Jax era in realtà una finta. Il furbo ossigenato, d’accordo con i suoi compari (ma senza dire niente alla madre apprensiva) aveva architettato tutto per salvare la truppa e, contemporaneamente, fottere quella gran mignotta dell’agente Stahl, cattiva di prima categoria (nonostante il distintivo) che si è così ritrovata il cervello sparso sul parabrezza.
Questo finale con sorpresa, apparentemente semplice, è in realtà manifestazione di una totale rivoluzione etica. Contrariamente a quanto visto finora, in questa vicenda i Sons of Anarchy sono stati esclusivamente “malvagi”. Criminali, puri e spietati, ancorché astuti come volpi. Gli scrupoli di coscienza di Jax, così a lungo coltivati, sono spariti nel momento in cui il ragazzo ha deciso di non seguire la strada del padre, che aveva tradito il club nel tentativo di abbandonare la vita da fuorilegge. Jax rinnega il consiglio genitoriale e passa completamente al lato oscuro. Un lato oscuro, e qui sta la cosa importante, attualmente privo di conseguenze negative!

In chiusura arrivano proprio le parole fuori campo del padre, che attraverso una lettera scoperta da Tara ci rivela come avesse sempre temuto che il figlio potesse finire dalla parte del Male, cosa già successa a sua moglie e al suo migliore amico (per la prima volta implicitamente e sorprendentemente accusati del suo omicidio O_O!!!).
Convinti per mesi di essere stati dalla parte del Bene, siamo stati incredibilmente traditi dal nostro eroe, che ci ha lasciato sostanzialmente soli, con in mano la lettera di un morto e negli occhi lo sguardo di una ragazza sconvolta, che solo ora comincia a capire chi siano veramente gli uomini (e la donna) che ha deciso di seguire.

Al momento, non ho la più pallida idea di cosa possa succedere. Non so chi dovrò amare, chi dovrò odiare, chi dovrò guardare con sospetto e di chi mi potrò fidare. Tutto questo Male non potrà trionfare e basta (almeno credo!!) ma intanto se la gode per un annetto buono. Sono completamente spaesato e confuso, ma pervaso da un desiderio narrativo quasi incandescente.

Caro Sutter, sei un genio. E vaffanculo.



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