12 Aprile 2011 2 commenti

MipTv 2011 – I telefilm del prossimo futuro di Diego Castelli

Dall’assolata Cannes un po’ di anticipazioni su quello che vedremo

La scorsa settimana ero al MipTV, annuale mercato televisivo internazionale con base a Cannes. Nella cittadina francese, produttori e distributori di contenuti (telefilm, tv movie, documentari, cartoni, format ecc) presentano il loro catalogo ai rappresentanti dei network televisivi, cercando di vendere la mercanzia. Un po’ come un grande ammasso di bancarelle, dove invece di pomodori e lattuga si vendono serie tv e film e dove, invece di tastare con mano la consistenza di un melone, l’acquirente mette gli occhi su uno schermo per vedere chili di trailer.

Al di là del fatto di essere a Cannes, che schifo non fa, è un’ottima occasione per incontrare moltissime realtà diverse e per scoprire, tra le altre cose, che in giro per il mondo la gente si ciuccia una valanga di merda. Non avete nemmeno idea di quanto possono essere brutte certe serie sudamericane o certi tv movie asiatici.



Comunque, a parte i possibili aneddoti, colgo l’occasione per buttarvi lì qualche anticipazione interessante su quello che vedremo nei prossimi mesi. Di solito non vi diamo questo genere di news, ma volevo bullarmi per il fatto di essere stato a lavorare in un posto figo, quindi stavolta facciamo uno strappo…

Partiamo obbligatoriamente da NBC Universal, una delle poche major americane presenti. Il futuro di NBC è proprio quello più interessante, telefilmicamente parlando, perché ormai sono anni che la rete di 30 Rock se la passa male, continuamente battuta dai rivali di CBS, ABC, ecc. Per risollevare le sorti del network, in crisi di risultati e di idee, i grandi capi hanno dato le redini della sezione entertainment a Robert Greenblatt, ex uomo di punta di Showtime e primo responsabile dei successi di robetta come Six Feet Under, Dexter, Weeds, Californication.
Bella idea eh, coraggiosa, ma non è che a chiamare il mago di Showtime si rischia di portarsi in casa uno che… sa fare solo le serie di Showtime? Il dubbio c’è, perché quelli che ci hanno raccontato sono progetti (a volte) interessanti, ma che sembrano pronti a raccogliere larghi ascolti così come io sono pronto a correre la maratona. E a me viene il fiatone leggendo i fumetti, tanto per capirci…
Iniziamo con Smash, che racconterà il lavoro e le aspirazioni di una compagnia di Broadway impegnata nella realizzazione di uno spettacolo. Nonostante la simpatia di Debra Messing, mi pare un Glee in ritardo, per adulti e senza ironia. Bravi, bella idea. Arriva poi Grimm, un crime tutto particolare: protagonista un detective discendente dei famosi fratelli inventori di Biancaneve, che vede i personaggi delle fiabe come se fossero veri, ci parla insieme e si fa aiutare nelle indagini. Concept curioso, ma qual è il target di una cosa così? Quarantenni fan di The Mentalist con l’hobby di pulire le case di piccoli minatori col nasone? Quanta gente sarà, dieci, dodici persone?
Grandi ambizioni per Reconstruction, un period drama che racconta le vicende di un reduce della Guerra Civile stabilitosi in una cittadina dopo il conflitto: sparatorie, intrighi e amori in salsa pre-western. Il period drama (cioè una serie in costume, ambientata nel passato) è stato il tema ricorrente di questo MipTv e del prossimo futuro televisivo: in pratica non c’è casa di produzione che non abbia in cantiere un progetto ambientato nel ‘700, o nel medioevo, o nell’antica roma. Chissà se questa nuova ondata di pizzi e merletti reggerà alla prova degli ascolti.
Assolutamente inutile sembra Bent, comedy con Amanda Peet che racconterà di una madre single innamorata del tizio che le costruisce la cucina. Al di là che sembra la storia di Bree e Keith in Desperate Housewives, quanto può durare una serie del genere? Cioè, sta cucina prima o poi sarà finita, no? E dopo che succede? Grandi twist e sorpresone legate alle zanzariere? Bah…
Meno pregiudizi, ma senza troppo entusiasmo, per Weekends at Bellevue, dove seguiremo una psichiatra e i suoi turni in ospedale nei fine settimana. Ancora medicina per Family Practice, altra commedia in un cui un giovane dottore torna a lavorare con la sua famiglia, in cui ovviamente indossano quasi tutti il camice bianco. Whitney racconterà le avventure di una coppia felice che però evita l’altare come la peste (a questo punto mi aspetto anche una serie-scandalo su un tema di stretta attualità come il sesso pre-matrimoniale), mentre Free Agents si occuperà dell’amore tra due PR (non mi è ancora chiaro che lavoro fa sta gente, vi pare che mi interessi conoscere la loro vita sessuale?). A luglio arriverà Suits, che non è uno spinoff di How I Met Your Mother con protagonista Barney, bensì un legal in cui un brillante ma svogliato studente viene assunto da uno studio legale. Sento puzza di protagonista cazzone ma geniale alla House, col problema che i cloni di House sembrano già ora i brufoli di un adolescente: tanti, brutti e incontrollabili.
Poi arriva l’ideona, una cosa a cui nessuno-nessuno-nessuno aveva mai pensato: persone normali con superpoteri. Minchia, geniale. La variante è che vengono assoldati dalla CIA e dall’FBI per risolvere casi impossibili. Si chiama Alphas, e sembra un incrocio tra Heroes e CSI. Può essere un bel prodotto, oppure una boiata con un Horatio Cane volante.
Il premio per il concept più generico va a I Just Wants my pants back, dove seguiamo una venticinquenne indecisa su cosa fare nella vita. Evidentemente erano anche indecisi su cosa scrivere. Against the wall ci condurrà nella difficile vita di una poliziotta figlia di poliziotti che decide di entrare negli affari interni, mentre First Step metterà Carrie Ann Moss (la Trinity di Matrix) alla guida di un team psichiatrico in un ospedale. Mi chiedo se l’ospedale sarà reale, o se invece sarà una prigione virtuale costruita per controllare le menti degli umani.
Aggiungiamo anche un paio di pilot ancora senza nome: uno dedicato a una famiglia in cui il padre è casalingo e la madre lavora, e una comedy in cui marito e moglie permettono all’amica appena divorziata di andare a vivere con loro, già pronta a entrare nelle serie che non durano.
Insomma, una lunga lista di progetti che sembrano troppo strani per una tv generalista, oppure troppo banali per spiccare. Mi rendo conto di essere un po’ pessimista (dopotutto ci hanno solo “parlato” di questi progetti, che devono ancora essere girati). Ma vi assicuro che durante l’incontro c’era un po’ di sfiducia…
Fanno eccezione, dal mio punto di vista, il nuovo spin-off di Battlestar Galactica, Blood & Crome, che andrà in onda su SyFy, ed Eden, una serie incentrata sulle vicende di un concierge e di suo cugino, impegnati a soddisfare le più strane richieste dei clienti in un hotel di New York: un’idea semplice, ma almeno un po’ diversa dal solito.

Mi sono dilungato sulla rete del pavone, che però non era l’unica a presentare il suo listino. Il grande evento del MipTV era il lancio di Camelot, di cui abbiamo già parlato, con tanto di presenza in loco dell’ex Flash Forward Joseph Fiennes e della piccola e popputa Eva Green. Ma le spade e i cavalli non mancavano di certo in Game of Thrones, il nuovo progetto fantasy di HBO in partenza il 17 aprile, di cui ho visto in anteprima due episodi e che approfondiremo tra un paio di giorni. Sempre su HBO (o sul “cugino” Cinemax) arriverà The Sector, serie prodotta da Tandem che racconterà di una squadra d’assalto operante in un prossimo futuro, tra manipolazioni genetiche e criminali potenziati (ho chiesto se per caso avrebbero fatto uno spin-off estremo chiamato Sector – No Limits, ma pare di no…). Sempre Tandem, che è il produttore de I pilastri della terra, ha confermato l’inizio delle riprese a luglio per Mondo senza fine, il seguito della saga medioevale ideata da Ken Follett.

Nel nostro girovagare per gli stand siamo rimasti molto colpiti da diversi progetti di RHI (la ex Hallmark), specializzata in tv movies e miniserie, che ha snocciolato diverse idee gagliarde, stavolta sul serio! Su tutte spicca Neverland, miniserie in quattro puntate che racconta le origini del mito di Peter Pan. In pratica vedremo il futuro capitan Uncino e il non-ancora-volante ragazzino a Londra, e seguiremo poi il loro arrivo sull’Isola che non c’è, dove diventeranno acerrimi nemici. Il trailer ci ha fatto un’ottima impressione, così come l’interpretazione di Rhys Ifans, attore inglese dal talento poliedrico, che molti ricorderanno per lo Spike di Notting Hill, e che qui sembra dar vita a un Hook sorprendentemente affascinante. Ma quelli di RHI hanno anche in serbo un Treasure Island con Elija Wood e Donald Sutherland, e un The Adventurers Club che ci è stato raccontato come sorta di unione tra Indiana Jones e X-Men. Insomma, tanta bella roba.

E1, la casa di produzione che l’hanno scorso si presentò al Mip con Call me Fitz e Rookie Blue, stavolta è sembrata più sottotono, anche se ha confermato The Firm, seguito telefilmico de Il Socio, il noto film con Tom Cruise, tratto dal romanzo di John Grisham. E no, non ci sarà Tom Cruise, e credo che John Grisham ne sappia poco e niente (a fare un telefilm ci aveva già provato con Il Cliente, e non gli era andata troppo bene…)

Rimane alta l’attesa per il già annunciato Hell On Wheels, nuova serie western di AMC che racconterà una storia di vendetta, passioni e ferrovie nello scenario post-Guerra Civile americana. So che prima vi ho parlato di un progetto simile di NBC, dimostrando meno entusiasmo: la differenza è che AMC, come dimostra The Killing, non sta sbagliando un colpo, mentre NBC arranca da mesi. Rispetto alle notizie che già circolavano, al Mip abbiamo potuto vedere un trailer, e il livello sembra piuttosto alto…

Concludiamo con Starz, la rete che ha dato vita al franchise di Spartacus: qui abbiamo saputo della prossima produzione di Magic City, crime ambientato nella Miami degli anni Sessanta (ebbene sì, ancora un telefilm in costume!), con un budget di cinque milioni di dollari a episodio.

Io mi fermerei qui. Non vi sto a tediare con le produzioni tedesche, brasiliane e ungheresi, perché so che siete persone sensibili.
Quello che è uscito da questo MipTv è un innegabile ritorno delle serie storiche o storicheggianti (che non credo sia un termine esistente) – a scapito per esempio dei soliti medical o crime – e una certa voglia di mostrare qualcosa di nuovo e ambizioso, dopo un paio d’anni di crisi economica e creativa. A noi serialminders non resta che aspettare i risultati di questi buoni propositi, incrociando le dita. Male che vada  vi scriverò solo di Glee e House, e saremo contenti lo stesso, soprattutto il Villa…

PS A Cannes c’era anche Arnold Schwarzenegger, a presentare un cartone animato. Il cartone faceva vomitare, ma Schwarzy è Schwarzy…



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