7 Ottobre 2011 7 commenti

The fades – La serie horror coi fantasmi incazzosi di Andrea Palla

Ce la far

In questi ultimi mesi mi sono capitate fra le mani molte serie adolescenziali con tematiche paranormali, e giusto poche settimane fa recensivo su queste pagine una porcata immonda come The Secret Circle, fatto che ha rafforzato in me una convinzione ormai inconfutabile: gli americani non ce la fanno. Serie dopo serie risulta sempre più chiaro come negli autori del paese più titolato al mondo (cit.) non esista quel meccanismo basilare e fondamentale che permette di comprendere come il troppo stroppi, ma soprattutto che in una serie tv lo spettatore non deve solo vedere, ma anche e soprattutto sentire. Fuor di metafora, non è quello che ci sbattono in faccia a catturare la nostra attenzione, quanto piuttosto una scrittura attenta di personaggi, situazioni, dialoghi. Questa sensazione di sdegno nei confronti delle serie adolescenziali d’oltreoceano si è accompagnata inoltre ad un amore crescente per i prodotti inglesi, accomunati ai cugini soltanto dalla lingua, e per il resto assai più eleganti, assai più precisi, e con un accento decisamente più sexy e affascinante.

Forte di questa convinzione, comprenderete il mio entusiasmo nell’accingermi a parlare di The fades, la nuova serie creata da Jack Thorne, uno che ha già scritto per Skins e This is England ’86; e non serve che vi dica che si tratta di due teen drama inglesi di grande successo, che abbiamo apprezzato moltissimo da queste parti. Confesso che mi sono avvicinato al telefilm per caso, trattandosi di un prodotto che potremmo definire di nicchia (programmato sulla terza rete BBC con la classica stagione breve – 6 episodi da un’oretta ciascuno), attratto essenzialmente dalla sua trama succosa e a tratti incomprensibile. Protagonista è l’adolescente Paul (Iain De Caestecker), 17enne geek emarginato dai compagni e tormentato da ricorrenti incubi apocalittici; un giorno, durante un’esplorazione in un centro commerciale abbandonato in compagnia dell’amico Mac (Daniel Kaluuya), Paul avrà un incontro che gli cambierà la vita, e lo renderà consapevole del proprio decadente destino: egli è infatti un angelic, un uomo dotato di poteri divini e capace di vedere i morti rimasti intrappolati sulla terra e non ascesi al cielo.

Detta così la trama sembrerebbe niente più che la classica storia da horror adolescenziale privo di spessore, e invece no: The fades è una serie con le palle, molte palle; più palle di un albero di natale. I morti di The fades non sono infatti anime sperdute di matrice pseudoreligiosa, né tantomeno zombie infettati da chissà quale virus: i morti di The fades sono… morti. Non sono nulla più che semplici corpi invisibili (chiamati, per l’appunto, fades), che non riescono a lasciare questa terra. Costretti come sono a rimanere qui senza poter più interagire con gli umani divengono di giorno in giorno più tristi, più rabbiosi; e più cresce questa rabbia, più le loro fattezze si trasfigurano, rendendoli spaventose creature prive di umanità. Le loro mosse dunque non sono dettate da schematici gesti privi di logica come accade con i cattivoni di The walking dead, ma sono invece il prodotto di una solitudine crescente, che alimenta in loro l’odio verso quei vivi con i quali non posso più relazionarsi. Se non fosse che, da creature intelligenti quali continuano ad essere, i morti scoprono un modo per ritornare reali e tangibili, con tutta la pericolosità che questo comporta per i poveri malcapitati di turno.

Ma il bello della serie non si ferma all’aspetto orrorifico – peraltro ottimamente caratterizzato e supportato da atmosfere ed espedienti registici perfettamente adattati al tema – e prosegue invece nella parte di dark comedy regalata dai siparietti tra i due giovani protagonisti. Paul e Mac sono perfetti esempi di geek, cultori degli anni ’80 e di Star Wars, espedienti ideali per un versante metacinematografico che prova a raccontarci le loro disavventure con guizzi comici e costanti rimandi a film del passato. Volendo fare un paragone balza subito alla mente Dawson ed il suo feticismo per Spielberg, considerato maestro di vita e soluzione a tutti i problemi. La differenza, ancora una volta, la fa la provenienza geografica della serie, con i pregi stilistici che caratterizzano gli inglesi: le citazioni di The fades sono più raffinate e spaziano in vari generi, dal cinema alla letteratura, e vengono utilizzate con entusiasmo e al punto giusto, rilassando il ritmo cupo di una narrazione che a tratti risulta veramente disturbante e spaventevole. Ulteriore elemento che mostra una netta presa di distanza dai toni leggeri e rassicuranti dei teen drama americani.

La vita “normale” di Paul è la vita di tanti adolescenti che come lui devono sopravvivere al liceo e alle rigide regole di popolarità che esso impone: così il nostro protagonista, investito di capacità (o maledizioni?) tanto impegnative, ci guiderà anche attraverso le sfortune e i drammi della quotidianità, in un costante equilibrio tra terrore e frivolezza. In sostanza, un concept molto a simile a quel mezzo capolavoro di Misfits.

Vero è che la serie non è esente da imperfezioni, e che alcune piccole cadute di tono sono pur sempre presenti e da imputare soprattutto al fatto che si vogliono raccontare molte cose, comprimendole in un arco temporale ridotto. Ecco che allora le rivelazioni arrivano presto e a volte non vengono supportate dalla giusta suspense, e che certi comprimari risultano affetti da una semplicità di fondo che li rende deboli e migliorabili sul piano della caratterizzazione (si veda ad esempio la sorella di Paul, classica stronzetta in stile Skins che – non ci vuole un genio per dirlo – muterà quasi sicuramente il proprio atteggiamento proseguendo nel racconto). Si tratta comunque di difetti circoscritti, che non mutano la qualità complessiva di un’opera che sembra uscita direttamente da un fumetto dark ottimamente sceneggiato. Una serie a carattere fortemente letterario, che punta tutto su atmosfere e personaggi, e si presenta come una novità fresca in un panorama stanco e rovinato dalla fighetteria americana.

Previsioni sul futuro: la lotta tra morti e vivi si farà sempre più cruenta, e Paul sarà la chiave di salvezza per l’umanità.

Perché seguirlo: perché atmosfere, storie e personaggi sono fortemente caratterizzate e dimostrano un’orginalità rara nel panorama dei teen drama paranormali.

Perché mollarlo: perché la complessità dell’intreccio o la matrice estremamente dark lo rendono un teen drama meno fruibile dei classici telefilm fighetti americani.



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